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Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

La Castellammare di Stabia del Gusto riparte da Stabia Cibo Divino

Il primo appuntamento di degustazione aperta al pubblico, si terra' Venerdi, 22 ottobre dalle ore 20,30, presso il Gran Caffe Napoli, nel cuore della citta' in cui saranno  coinvolte in qualità di partners,  viticultori, enologi ed  operatori nel settore dell 'Enogastronomia.

Lo stato d'animo sia degli organizzatori tra cui la Location Gran Caffe Napoli, che ha aperto le sue porte alla realizzazione di questo progetto, e  dei brands che fanno parte del circuito, è di grande entusiasmo; in quanto la mission dell'evento si manifesta attraverso, la presenza diretta delle case produttrici che verseranno in prima persona il vino di loro produzione nei calici della coinvolgente ed attenta platea dello  Stabia Cibo Divino.

Un'interessante e notevole  occasione  per avvicinarsi ed approfondire ancora di piu' aspetti del mondo buon bere e dell'ottimo cibo. 

Durante il percorso potranno essere degustate quaranta etichette tra vini, birra e distillati oltre a specialità gastronomiche artigianali, come olio, pani, frutta secca ed assaggi tipici della nostra tradizione: latticini di bufala del Cilento,pani,  salumi locali, pizza, pasta, pasticceria napoletana. 

Le aziende di vino coprono quasi tutto il territorio nazionale, ma c'è un rilevante focus  di nuovi marchi di aziende giovani Campane: la scommessa è su queste ultime.

La Valorizzazione del Territorio e la Promozione della Cultura Enoica e Gastronomica, come anche in questo primo appuntamento,  saranno sempre gli elementi principali su cui saranno strutturate  le prossime manifestazioni affini, a quello che lo scopo dell'incoming turististico della città di castellammare di Stabia.

L'evento Stabia Cibo Divino ringrazia l'Ais Associazione Italiana Sommelier Delegazione Peniosola Sorrentina e L'Ascom  Associazione Commercianti di Castellammare di stabia per il Patrocinio riconosciuto al progetto.

L'evento sarà realizzato in location all'aperto in ottemperanza al regolamento anticonvid.

Si consiglia la prenotazione al 081 8706775

FULL TASTING EURO 25,00

Nei castelli tra misteri, leggende e… fantasmi

Tra realtà e immaginazione popolare, racconti e vicende storiche ambientati tra le mura di molti dei 155 manieri hanno alimentato le voci e le credenze di misteriose presenze tra le antiche stanze ricche di tesori artistici.

I castelli del Trentino non sono solo uno scrigno di tesori artistici e architettonici, ma anche di storie che li legano al territorio e alle vicende delle famiglie che ne furono proprietarie, e perfino di misteriose presenze che si aggirano tra le loro mura.

Il viaggio tra i misteri dei castelli trentini inizia con una breve escursione dal centro di Arco, lungo un sentiero che sale tra uliveti e cipressi fino all’ingresso del castello proprio sopra l’abitato. È abbarbicato su un aspro sperone di roccia, da cui domina la piana dell’Alto Garda, sicuramente uno dei più bei panorami del Trentino. Dell’antica fortezza sono rimaste intatte le torri, parte delle mura di cinta e alcuni edifici in rovina. All’interno, si possono visitare la Prigione del Sasso e la Torre Grande, le cui pareti sono decorate con uno splendido ciclo di affreschi profani del Trecento che raffigurano dame intente a giocare a scacchi. Vicende anche drammatiche e avvolte dal mistero sono legate a questo castello, così come le figure di tiranni e oppressori che, secondo le dicerie popolari, infestano i suoi ambienti: nel 1289, ad esempio, Antonio d’Arco fu ucciso a causa delle troppe atrocità da lui commesse e si dice che il suo fantasma si aggiri ancora nel maniero. Secondo altri, invece, dovrebbe trattarsi dello spettro di un brigante veneziano, Ottavio Avogadro che nel castello nascose i suoi ingenti bottini e poi fu giustiziato a furor di popolo.

Prima baluardo orientale dei domini dei Conti d’Arco, poi passato nell’orbita della potente famiglia dei Lodron, Castel Romano in Valle del Chiese fu costruito nel XII secolo con lo scopo di presidiare la via che collegava il Bresciano alle Giudicarie sul dosso di Sant’Antonio, non lontano dal paese di Pieve di Bono. La maestosa torre rettangolare, che domina la valle, è la testimonianza di come fosse una struttura importante da un punto di vista strategico. Il suo progressivo degrado iniziò quando i conti Lodron trasferirono il loro potere in altre zone del Trentino, in Austria e in Baviera. Occupato dalle truppe Garibaldine nel 1866, fu oggetto di cannoneggiamenti durante il primo conflitto mondiale. Degli affreschi che ricoprivano le sale residenziali oggi, purtroppo, se ne conserva solo uno, quattrocentesco, riferito a uno scontro tra armati. Rimane grande il fascino che il castello trasmette ancora adesso, anche per le leggende che lo circondano. Secondo la più popolare, nel XVI secolo la contessa Dina Lodron invitava qui i più bei giovani del dominio per poi ucciderli e nascondere così al consorte la propria infedeltà. Ci pensò un prete a fare giustizia ed a liberare le comunità dal maleficio, uccidendo la contessa il cui spirito si dice dimori ancora nel castello. Il castello si raggiunge comodamente in macchina da Strada salendo verso Por. L’alternativa è percorrere il sentiero “La foresta nascosta di Castel Romano”, una mulattiera che sale dal parcheggio di Cologna (frazione di Pieve di Bono).

Castel Belfort si trova nel comune di Spormaggiore sull’Altopiano della Paganella, lungo la statale tra i comuni di Cavedago e Spormaggiore. Venne costruito come castello medioevale intorno al 1311. A seguito di un accurato restauro oggi sono visitabili la torre merlata e le mura perimetrali. Fu costruito intorno al 1311 da Tissone, figlio di Geremia I, con l’approvazione dei Conti di Tirolo, e negli anni subì molti cambi di proprietà. Nel 1670, in seguito a un incendio devastante che lo distrusse per la maggior parte, fu ricostruito come una moderna fortezza, con l’aspetto si osserva attualmente. Verso la metà del 1400 il cavaliere Cristoforo Altspaur della famiglia Reifer, in quel momento proprietario del castello, fu colpito da attacchi di pazzia e paranoia tanto che tentò di uccidere la sua terza consorte Orsola, convinto della sua infedeltà. La leggenda dice che ora Cristoforo è un fantasma assetato di vendetta e che la sua presenza aleggia ancora fra le rovine del castello in cerca di prove del tradimento.

Di Castel Nanno la prima cosa che si nota è l’architettura: davvero insolita per un castello, con una torretta centrale che sembra riprendere le vette delle Dolomiti di Brenta che lo incorniciano e quasi lo proteggono. Elegante e austero, sorge a pochi passi dall’omonimo paese della Val di Non, su un'altura che lo rende ancora più visibile sopra le distese di meleti.

Tra il 1611 e il 1615 il castello fu interessato dai processi alle streghe e nella sala voltata a raggiera, al primo piano del palazzo, sono incise su di una pietra sporgente tre croci che ricordano le esecuzioni capitali di altrettante donne del paese. Altre suggestive vicende resero noto questo castello. Non ultima, la storia d'amore tra Melisenda e Ludovico di Castel Sporo, acerrimo nemico dei Madruzzo. I due giovani innamorati che erano soliti incontrarsi al riparo di una quercia tutt'ora esistente, furono colti sul fatto e murati vivi in una nicchia al primo piano del castello. Ancora oggi il ricordo dei due innamorati sembra rimasto imprigionato tra le mura di Castel Nanno e si racconta che tutte le notti di maggio, i pianti ed i lamenti dei due amanti riecheggino a ricordo perenne di questo amore spezzato tragicamente.

Posto all’imbocco della Val di Sole e affacciato sul torrente Noce, Castel Caldes domina il vicino borgo solandro. L’aspetto attuale del castello è il risultato di varie fasi architettoniche iniziate nel Duecento e proseguite fino al XVI secolo.

Una leggenda vuole che il castello sia stato teatro della prigionia di una giovane donna di nome Olinda, forse da identificarsi nella contessa Marianna Elisabetta Thun. Promessa in matrimonio al conte Ulrico di Altaguardia, la giovane era però innamorata di Arunte, un menestrello gentile e dalle dolci parole che aveva incantato la fanciulla.

Il perfido Rodemondo di Caldes, accortosi di questo amore, prese la figlia e la rinchiuse nella stanza più alta del castello, e quando Arunte se ne accorse prese a cantare poesie d’amore sotto la finestra dove la fanciulla era tenuta prigioniera. Ma urla, fragore d’armi e il successivo silenzio fecero capire ad Olinda quale tragica sorte era toccata all’amato. Disperata si lasciò morire di fame e fu sepolta nel piccolo cimitero del paese, dove ogni notte arrivava a farle visita un giovane che cantava bellissime poesie d’amore. Nel maniero è stata recentemente aperta al pubblico dopo un attento restauro la magnifica Stube del Conte, ora arredata nei minimi particolari, e che assieme alla Stanza di Olinda, rappresenta il fiore all’occhiello di questo edificio.

Lungo la storica Via Claudia Augusta Altinate, sulla cima di colle Tegazzo, si staglia Castel Pergine, antica fortificazione che domina la Valsugana. L’edificio, che sorge dove un tempo si trovava un insediamento romano, ha assunto la struttura attuale nel XIII secolo, per poi ampliarsi nel XVI quando il principe vescovo di Trento fece costruire quella che oggi è conosciuta come “Ala Clesiana”. Il castello di Pergine ospita oggi circa 20 camere e tre torri in cui pernottare, oltra ad un ristorante (aperto da fine marzo a inizio novembre), che propone versioni moderne e raffinate di alcuni piatti tipici della tradizione trentina e italiana. All’interno si possono visitare la Prigione della goccia, la Camera del camino, la Sala del trono e la Cappella di Sant'Andrea al primo piano. Le cinque sale al secondo piano ed il giardino ospitano esposizioni temporanee.

La leggenda più nota legata a questo maniero è quella della “Dama Bianca”. Racconta di una bellissima donna, che da centinaia di anni vivrebbe intrappolata tra le sue mura. Questa donna dai capelli dorati, legati in una lunga treccia, era moglie di un tirannico e violento Capitano che in età medievale spadroneggiava nel villaggio di Pergine vessando i suoi abitanti. E neppure lei sfuggiva ai modi brutali del marito che le impediva ogni cosa, perfino una semplice passeggiata al di fuori del castello. Una volta al mese solamente le era concesso di passeggiare nel cortile, insieme alla sua dama di compagnia e scortata dagli armigeri. Stanca di quella vita malinconica e delle continue privazioni una sera di luna piena, aiutata dalla sua damigella, indossò un vestito di seta bianca, che riluceva della luce lunare, si sciolse la treccia, si affaccio alla finestra della sala da pranzo e si lanciò nel vuoto. Ancora oggi, nelle notti di luna piena, alle finestre e nei saloni del castello di Pergine si può scorgere l’ombra fugace di una bellissima donna, vestita di bianco con i lunghi capelli sciolti. E sentire una voce bellissima e spezzata dal pianto cantare una canzone dolcissima, che inneggia con malinconia alla libertà.

Nel cuore della Valle dell’Adige, Castel Beseno, posto sulla sommità di una collina a metà strada tra Trento e Rovereto, è il complesso fortificato più imponente di tutto il Trentino, e anch’esso è avvolto da leggende e qualche mistero. Le più popolari raccontano delle apparizioni di un uomo vestito di rosso dinanzi ai visitatori solitari, delle urla degli spiriti erranti che escono dal Castello e della leggenda del cavaliere nero che nella notte dei tempi governava su Besenello tra assurde pretese e continui soprusi. Questo cavaliere, particolarmente malvagio, spadroneggiava, facendo il bello e cattivo tempo con i popolani del villaggio di Besenello, imponendo loro tasse impossibili. Ma il popolo, stanco e stremato dalle continue angherie, un giorno salì al castello e assaltando la roccaforte riuscì a scacciare definitivamente il tiranno, di cui non si seppe più nulla. Ma si narra che nelle notti di luna piena, una fiammella si aggiri tra le mura del maniero: è il fantasma del Cavaliere, condannato a vagare per l’eternità per scontare le malefatte commesse in vita.

Napoleone “Bonaparte” – Gusta Cherasco “ParteBona”

Napoleone, allora generale d’armata, lasciò a Cherasco un segno indelebile, è la storia che lo racconta con il famoso armistizio firmato il 28 aprile 1796. Fu l’atto di resa del Regno di Sardegna. Ma se allora il futuro imperatore impose la resa oggi sarebbe proprio lui ad arrendersi di fronte al ricchissimo mese di ottobre che a Cherasco annovera un succedersi di appuntamenti enogastronomici, culturali e di antiquariato.

Gusta Cherasco, la versione “live” dell’Associazione di promozione dei prodotti agroalimentari d'eccellenza e del turismo enogastronomico del territorio cheraschese, andrà in scena sabato 23 dalle ore 15.00 alle ore 23.00 e domenica 24 dalle ore 10.00 alle ore 20.00. 

In Piazza Arco del Belvedere si potranno incontrare i sapori tipici e i grandi vini non solo del territorio ma di diverse regioni d’Italia. Formaggi, salumi, zafferano, dolci, verdure e sorprese gastronomiche che vi lasceranno un delizioso sapore in bocca.

 

APPUNTAMENTI ENOLOGICI

Si potrà partecipare alle Master Class curate dalla Banca del Vino che a Cherasco sarà presente in rappresentanza di una quindicina di Cantine da sud a nord del bel Paese: una delle quali sarà dedicata al Brunello di Montalcino

Non mancheranno le Master Class anche per i Baroli del versante occidentale curate da Fabrizio Stecca.

Gli amici della Strada del Barolo presenteranno sabato alle 15,30 la Wine Tasting Experience - "i cru del barolo" - viaggio virtuale attraverso le menzioni geografiche del Barolo presso la Chiesa di San Gregorio. Sempre sabato alle 17,30 la Wine Tasting Experience - "il gusto del territorio" - percorso introduttivo tra le produzioni più caratteristiche del Piemonte presso la Chiesa di San Gregorio

Entrambe le  Wine Tasting Experience saranno curate dal sommelier Mario Bevione e il costo fissato è di 25 euro a persona. 

www.stradadelbarolo.it

Barolo sì, ma per i grandi vini del Piemonte ci saranno anche Barbera, Arneis e Dolcetto e presenzieranno alla manifestazione i vini deli Giovani Vignaioli Canavesani.

RISTORANTINO DI GUSTA CHERASCO

Durante le giornate di Gusta Cherasco sarà attivo il ristorantino curato dal Melograno Catering di Cherasco che servirà piatti preparati con i prodotti tipici locali. 

SPORT/E-BIKE

Per gli appassionati di E-Bike segnaliamo la possibilità di partecipare al tour guidato nei vigneti delle località limitrofe a Cherasco in compagnia di guide certificate. Il punto di partenza del giro è previsto di fronte al Municipio. 

Sabato 23: dalle ore 15.30 alle ore 17.00 tour unico.

Domenica 24: 1° tour dalle ore 10.30 alle ore 12.00 -  2° tour dalle ore 15.30 alle ore 17.00

Massimo 15 persone a tour – costo 10 euro a persona

Per prenotazioni

Ufficio Turistico 0172.427050 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Idea Bici - 338.6420588 

 

MENTRE I GENITORI DEGUSTANO

 Pei i più piccini sarà allestito un laboratorio di pittura dedicato proprio ai bambini a cura dell’Associazione “Albero Inverso”.

ARRIVARE IN NAVETTA

Per la giornata di sabato sarà attivo un servizio navetta dalle stazioni ferroviarie di Alba e Bra con destinazione Cherasco e ritorno.

Partenza da Alba - stazione ore 18,30        

Partenza da Bra - stazione ore 19,00        

Arrivo a Cherasco - torre civica ore 19,15 circa

Partenza da Cherasco - torre civica ore 23,30        

Arrivi - Bra - stazione ore 23,15 circa - Alba - stazione ore 23,45 circa

Per prenotazioni: Ufficio Turistico 0172.427050

E POI…

Sabato 23 alle ore 18.30 - Area portici dedicata Club Amici del TOSCANO

Due chiacchiere fumose con Roberto Voerzio accompagnate dal suo affascinante Barolo. Del celebre barolista si dice semplicemente: "L’impatto che il lavoro di Roberto Voerzio ha avuto sul territorio in questi tre decenni ha fatto sì che oggi i suoi Baroli siano universalmente riconosciuticome alcuni dei più grandi esistenti”. Bottiglie di culto in grado di rappresentarlo e che non dovrebbero mancare dalla cantina di ogni vero appassionato. Il costo è di 20 euro a persona.

Sabato 23 alle ore 21.30 Area portici dedicata Club Amici del TOSCANO

….metti una sera Toscano E Rum...e le prelibatezze della storica pasticceria Barbero. Ovvero, un incontro piacevole e mai banale!!! Costo 10 euro a persona. 

Domenica 24 alle ore 14.00 Area portici dedicata Club Amici del TOSCANO

Caffè Revello e  “vulcanetto tascabile”.  Il caffè è un tocco magico per i tuoi momenti di pausa, un piacevole lusso da gustare in compagnia, una sfiziosa tregua da una giornata impegnativa. Quale miglior compagno se non il “vulcanetto tascabile”? Costo 5 euro a persona. 

Domenica 24 alle ore 17.30 Area portici dedicata Club Amici del TOSCANO

AperiTOSCANO: lo storico Vermouth dell’azienda Contratto incontra lo stortignaccolo più famoso d'Italia per un aperitivo sfizioso con i protagonisti dalle origini antiche con un forte legame al territorio d’origine… dulcis in fundo le perle dolciarie della storica pasticceria Barbero. Costo 10 euro a persona.

Le degustazione con alcolici sono riservate ai maggiori di 18 anni e ai soci vecchi e nuovi del Club Amici del Toscano (iscrizione gratuita sul posto). Gli incassi saranno devoluti totalmente all’Associazione Gusta Cherasco.

GLI APPUNTAMENTI DI GUSTA CHERASCO – AREA CLUB AMICI DEL TOSCANO - SONO ACCESSIBILI AI DETENTORI DEL CERTIFICATO VERDE GREEN PASS.

CULTURA

Parallelamente per gli amanti dell’arte ricordiamo che presso il prestigioso Palazzo Salmatoris è allestita la mostra: “Da Kandinsky a Warhol l’Arte del Novecento nel manifesto” mostra che resterà allestita fino al 19 dicembre. Ingresso gratuito – sabato e domenica dalle 09.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.00

CONCLUDENDO

La manifestazione andrà in scena al coperto e l’ingresso sarà gratuito. Un evento che si presenta con tutti i presupposti per soddisfare appieno gli appassionati del cibo e del vino, dall’arte e della spensieratezza, del sapere e dei sapori. Una due giorni da vivere nel cuore di una città storica che vi attende a braccia aperte.

GUSTA CHERASCO…gustiamo la vita!!!

Informazioni 

Ufficio Turistico 0172.427050 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

EXQUISA  presenta  Dolci proposte d’autunno e mostruose bontà

La formula magica per creare il menù più terrificante e goloso del Party di Halloween! Mentre adulti e bambini riprendono i ritmi frenetici della vita quotidiana, la natura ritorna a sfoggiare il fascino suadente del foliage autunnale: una sinfonia di colori accompagna la lieve brezza che saluta l’estate e contempla i tramonti di una nuova stagione. È questo il periodo dell’anno in cui un’alimentazione corretta fa la differenza per affrontare al meglio studio, lavoro e sport con le energie necessarie. La scelta ideale si basa su un’accurata selezione di prodotti genuini che il giusto mix di ingredienti di stagione e un pizzico di fantasia sapranno rendere golosi e irresistibili “comfort food”.

EXQUISA, Specialista dei Freschi Cremosi, offre una varietà di proposte di altissima qualità, OGM free e senza conservanti, che spaziano dai morbidi Formaggi Spalmabili, i Fiocchi di Latte Freschi, il prodigioso superfood Exquisa Skyr, agli Hummus di Ceci NOA e alla varietà di basi dolci e salate Mulino Bertotti. Un’ampia scelta per un delizioso snack da gustare al cucchiaio in ogni momento, una varietà ricca e stimolante per ricreare ogni giorno gustose ricette adatte ad ogni occasione. Tutto l’occorrente per ritrovare complicità e sintonia in famiglia con piacevoli momenti conviviali e la gioviale accoglienza di una festicciola in casa, inventando menu più creativi e divertenti, come quello di Halloween, che saprà soddisfare i gusti più diversi di grandi e piccini, anche in caso di intolleranze alimentari: 

SFORMATINI CON FORMAGGIO DI CAPRA 

CUPCAKES DA BRIVIDO

CREAM TART CAPPELLO DA STREGA

CHARLOTTE CON CREMA DI CASTAGNE

CHEESECAKE AL MIRTILLO

VICTORIA SPONGE CAKE AI FRUTTI DI BOSCO

di seguito alcune "ricette* realizzate da Tiziana Colombo, in arte social @nonnapaperina; queste ed altre deliziose proposte da scoprire su https://www.exquisa.it/it/ricette-13.html 

Prodotti: 

  • Exquisa Fresco Cremoso alla Capra 175 g - € 1,49 (Novità!)
  • Exquisa Fresco Cremoso Classico 175 g - € 1,35 e Maxi Bontà 300 g - € 1,99
  • Exquisa Fresco Cremoso Senza Lattosio 175 g - € 1,49
  • Exquisa Fresco Cremoso Light 175 g - € 1,35 e Maxi Bontà 300 g - € 1,99
  • Pasta Brisée Mulino Bertotti by Exquisa 250g - € 1,25

Per ulteriori informazioni:

On Point Pr – Monica Carbonio, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel +39 02 3651 5820 – Mob +39 392 4565940

IL MENÙ DI HALLOWEEN

www.nonnapaperina.it

   

Preparazione

Lavate il basilico e tritatelo finemente. Ricoprite ogni stampo con la pellicola alimentare e mettete sul fondo un trito di olive e capperi dissalati. Mescolate il Fresco Cremoso alla Capra di Exquisa con la ricotta, un pizzico di sale, il basilico tritato, il pepe in grani e l’olio di oliva. Versate il composto ottenuto negli stampi e usate un cucchiaio per compattarlo. 

Ritagliate dischetti di Pasta Brisée Mulino Bertotti by Exquisa con diametro poco più grande di quello di ogni stampo e apponeteli su ognuno facendoli aderire bene per sigillare il bordo superiore. Potete ritagliare anche delle piccole strisce da applicare in orizzontale sulla superfice del disco per ricreare l’effetto mummia. 

Cuocete al forno a 150 gradi fino a quando la sfoglia non sarà dorata (30 minuti circa). La temperatura è bassa in modo che il formaggio abbia il tempo necessario per sciogliersi. Se alzate la temperatura brucerete la sfoglia e il formaggio rimarrà troppo denso. Per decorare: terminata la cottura, mettete su ogni sformato due fettine di ciliegina di mozzarella di eguale dimensione e apponete su ognuna le estremità di un olivo per simulare le pupille. Gli sformatini con “gli occhi” devono essere serviti ancora caldi su un piatto da portata. 

Preparazione

Per i cupcakes: in un contenitore versate l’uovo intero, l’olio di argan, i tuorli e un pizzico di sale. Frullate con il minipimer e poi aggiungete l’amido. In una ciotola a parte montate l’albume e lo zucchero per creare una meringa. Unite i due composti ottenuti e aggiungete molto lentamente anche la farina di amaranto con il lievito, continuando a mescolare. Trasferite l’impasto negli stampi per cupcake e cuocete al forno a 180 gradi per 25 minuti.

Per il frosting: mescolate insieme il Fresco Cremoso Senza Lattosio di Exquisa, lo zucchero a velo, il colorante alimentare arancione e la panna fresca già montata. Inserite il composto ottenuto in un sac à poche e usatelo per decorare le cupcakes. Aggiungete altre decorazioni a piacere e servite.

Preparazione

Per la pasta sablé: versate le farine setacciate, il cacao e il burro freddo tagliato a tocchetti in una planetaria dotata di gancio a K e mescolate a bassa velocità. Unite lo zucchero a velo, un po’ di sale e l’uovo. Azionate la macchina e fate andare per un paio di minuti, fino a ottenere un composto omogeneo. Otterrete un panetto che dovrete avvolgere nella pellicola alimentare e lasciare in frigo a riposare per mezz’ora.

Per la farcia: in una ciotola versate il Fresco Cremoso Classico di Exquisa, il latte condensato e la vaniglia. Amalgamate tutto e aggiungete la panna montata, mescolando il composto con movimenti dal basso verso l’alto, fino ad ottenere una crema omogenea.

Per modellare la pasta sablé: prendete il panetto dal frigo e stendete la pasta, con l’aiuto di uno stencil prestampato ritagliate due basi a forma di cappello da strega.

Mettete le basi in una teglia foderata con carta da forno. Lasciate cuocere per 30 minuti in forno preriscaldato a 180 gradi.

Per decorare: terminata la cottura fate raffreddare completamente le due basi su una gratella. Farcite una base con fiocchi di crema utilizzando un normale sac à poche e gocce di cioccolato. Coprite tutto con la seconda base. Modellate la pasta di zucchero in modo da creare la fibbia del cappello da strega, spolverizzate con zucchero a velo e servite su un piatto da portata

Preparazione

Per la base: in una planetaria mescolate burro e zucchero, sino ad ottenere un composto morbido e spumoso; aggiungete anche un uovo alla volta e continuate a mescolare; setacciate la farina di castagne, il lievito e la fecola di patate e versatale nell’impasto ottenuto, aggiungendo anche il  cacao amaro e un po’ di sale. Fate amalgamare bene il tutto e aggiungete anche il Fresco Cremoso Senza Lattosio di Exquisa. 

Imburrate e infarinate una tortiera dal diametro di 18 cm, versate l’impasto e cuocetelo per 25 minuti a 175 gradi in modalità statica. Dopo circa 20 minuti infilate lo stuzzicadenti nell’impasto della base, se rimane asciutto potete spegnere, altrimenti proseguite con la cottura ancora per qualche minuto. Sfornate la base, lasciate raffreddare e poi tagliatela a metà.  

Per la bagna: in un pentolino mescolate acqua e zucchero, fate riscaldare a fiamma bassa e spegnete prima che raggiunga l’ebollizione. Aggiungete l’acqua di rose e fate raffreddare la bagna a temperatura ambiente. Con un pennello da cucina usatela per bagnare la superfice del disco inferiore.

Per la crema: versate la panna, lo zucchero a velo, il mascarpone e il formaggio cremoso nella planetaria. Montate e mescolate il tutto fino ad ottenere un composto spumoso ma denso, simile alla panna montata.  Unite la confettura di marroni e mescolate con delicatezza usando una spatola, con movimenti dall’alto verso il basso. Riempite un sac à poche e spalmate la crema sul disco inferiore, cospargendo la superfice con una manciata di granella di nocciola. Sovrapponete il secondo e date una pennellata di bagna sulla superficie.

Per la farcitura: con l’aiuto del sac a poche e di una spatola ricoprite uniformemente la superfice e la circonferenza della torta, quindi applicate i savoiardi lateralmente in posizione verticale. Usate la crema rimasta per creare dei ciuffi decorativi e aggiungete altra granella di nocciola. Fate riposare in frigo per 2 ore e servite la charlotte con crema di castagne mettendola su un bel piatto da portata.

Preparazione

Per la base: montate le uova, lo zucchero e lo sciroppo di fiori di cocco con la frusta a velocità media, fino a quando il composto non avrà raddoppiato il suo volume. Fate la prova della frusta in sospensione, verificando che il composto cada a filo. Setacciate la farina di amaranto insieme all’amido di riso e aggiungetele al composto ottenuto poco alla volta. Ungete di burro e infarinate due stampi rotondi ad anello, apribili, del diametro di 20 cm ciascuno. Riempite entrambi con l’impasto e infornate a 180 gradi per 15 minuti. Potete utilizzare anche un solo stampo e dividere a metà la base ottenuta per ottenere due dischi.  Sfornate le basi e lasciatele raffreddare; copritele con la pellicola alimentare e lasciatele in frigo per un giorno intero. 

Per la farcitura: in una ciotola mescolate il Fresco Cremoso Senza Lattosio di Exquisa, lo zucchero semolato, il mascarpone e la vaniglia. Lavate le fragole, poi asciugatele e affettatele. Su una delle basi, spalmate prima uno strato uniforme di crema e poi di confettura di frutti di bosco, quindi distribuite anche le fragole tagliate. Coprite tutto con la seconda base, esercitando una leggera pressione. Decorate la superficie della seconda base con fettine di fragole e zucchero a velo. Infine aggiungete dei ciuffetti di crema e i frutti di bosco. 

Preparazione

Per la base: frullate i biscotti e mescolateli insieme al burro di cocco. Prendete uno stampo ad anello apribile del diametro di 20 cm, mettete sul fondo il composto ottenuto distribuendolo in modo uniforme e lasciate riposare in frigo per 30 minuti.

Per la farcia: mettete la colla di pesce in ammollo in acqua fredda, riscaldate in un pentolino a fiamma lenta e fate sciogliere senza raggiungere l’ebollizione. A fuoco spento aggiungete lentamente il Fresco Cremoso Light di Exquisa e mescolate costantemente per evitare la formazione di grumi. Alla fine aggiungete la panna montata e mescolate sino ad ottenere un composto dalla consistenza ricca e morbida. Versate tutto nello stampo, sulla base realizzata con i frollini e fate riposare in frigo per 4 ore. Decorate la superfice con la polvere di mirtillo, i mirtilli freschi e servite. 

 

COMPANY PROFILE 
EXQUISA appartiene al Gruppo Karwendel, fondato in Baviera nel 1909 da una famiglia di imprenditori locali, oggi alla sua terza generazione: un impegno di oltre 100 anni nella trasformazione del latte per ottenere prodotti di assoluta qualità e freschezza. Presente in Italia dal 2005 con la sua sede a Bolzano, EXQUISA è stata la prima azienda a lanciare il formaggio fresco spalmabile Senza Lattosio sul mercato italiano. La sua produzione è particolarmente indicata per una dieta sana ed equilibrata, nel rispetto di elevati standard di freschezza, naturalità, affidabilità, genuinità e innovazione, che sono gli stessi principi guida dell’azienda bavarese. Dall’esordio nel mondo dei formaggi spalmabili negli anni Sessanta, nascono i Freschi Cremosi dalle Prealpi Bavaresi, i Fiocchi di Latte Freschi, le soffici Mousse di formaggio Miree, Exquisa SKYR, le basi fresche Mulino Bertotti e, nella costante attenzione rivolta alle nuove esigenze del consumatore, l’azienda valica i confini del mondo lattiero caseario, specializzandosi nel sapiente impiego di ingredienti vegetali per la produzione degli Hummus Vegetali NOA a base di ceci. Un’evoluzione che oltre a decretare EXQUISA “Specialista dei Freschi Cremosi”, arricchisce una gamma di prodotti sempre più varia, ideale per la creazione delle più svariate proposte dolci e salate e per soddisfare i gusti più diversi.
EXQUISA distribuisce i suoi prodotti attraverso i canali GDO, Discount e Food service, ed è uno dei marchi che collabora maggiormente con i più noti distributori italiani nella realizzazione di prodotti Private Label. 

Do, Re, Mi…Fava  La fava di Fratte Rosa

Sono ormai 25 anni che viaggio per le regioni italiane alla scoperta dei prodotti del paniere agroalimentare del nostro paese. Ne ho abbracciati veramente tanti ma il cesto è talmente colmo che non mi manca mai la fortuna di accarezzarne di nuovi. E’ successo ancora, di recente, durante un viaggio nelle Marche in provincia di Pesaro Urbino. Un prodotto semplice, un frutto della terra, un elemento che un tempo era fonte di grande sostentamento per le popolazioni locali. Poi, con il benessere, venne quasi dimenticato e con grande intelligenza, grazie a qualche anziano che ne ha custodito gelosamente dei semi oggi riscoperto e valorizzato.

Come sempre nei miei veloci scritti mi piace andare con ordine. Fratterosa o Fratte Rosa? Vi parlo di un piccolo borgo di collina situato tra le provincie di Pesaro Urbino e Ancona. Un piccolo spartiacque tra le valli del Metauro e del Cesano posto a circa 400 metri di altezza, da dove i panorami consentono all’occhio di spaziare su vedute bellissime che vanno da Carpegna al Conero per poi passare a San Marino e giungere fino ai Sibillini. Un tempo e anche oggi per tante persone si chiama semplicemente Fratte, un luogo ricco di testimonianze storiche e dove la terra è molto argillosa, quell’argilla che qui viene definita Lubaco, al punto che nei secoli si sviluppò un importante arte: l’arte dei Vasai.

I manufatti di Fratte, le ceramiche, si sono contraddistinte nel tempo proprio come elemento ingegnoso derivante dalla difficoltà delle lavorazioni dei terreni, ed ecco che allora i “Cocci”, come venivano in gergo popolare definiti, i vasi degli artigiani venivano venduti sia nelle Marche che nelle regioni limitrofe. Territori difficili ma al contempo consoni per la coltivazione dei legumi e in particolare di una fava di alta qualità: la fava di Fratte Rosa. Cocci e Fave dunque per un connubio indissolubile perché, si sa, per cucinare bene le fave le pignatte di terra cotta sono ideali.

Non la conoscevo, lo ammetto, e con grande piacere ho incontrato la sua storia e la sua valenza alimentare. Riscoperta si, alla fine degli anni 90, grazie a chi ne ha sempre rispettato i valori di quando nel passato era un ingrediente fondamentale per l’alimentazione locale. Sono bastate poche semenze ben custodite per riaccendere in alcuni agricoltori la voglia di coltivarla ancora. Un fava ottima sia fresca che secca, molita dona una farina pregiata con la quale si realizzano antiche ricette, pani profumati, la tipica Crescia e paste particolarmente gustose. Ma molti sono anche i prodotti derivati che si possono ottenere: fave decorticate, sott’olio, patè, hummus, zuppe. 

La fava è un prodotto storico citato dai grandi personaggi del passato, sia in termini positivi che un tantino superstiziosi. Pitagora la riteneva un mezzo per far comunicare i morti con i vivi e questo per via del suo stelo privo di nodi. Cicerone sosteneva che i pitagorici non la consumassero per via del flatulenza che provoca. Plinio il Vecchio pensava che provocasse visioni, ma poi ci fu Publio Ovidio Nasone che la riteneva uno dei più antichi alimenti dell’uomo e Apicio che ne scrisse svariate ricette. Venne poi il Pier dè Crescenzi e Costanzo Felci da Piobbico per arrivare a Castore Durante e Andrea Mattiolo il medico senese con i suoi scritti relativi ai rimedi salutistici a base di fava. 

L’elenco dei nomi sarebbe davvero molto lungo, di certo è che oggi la fava di Fratte Rosa è un presidio Slow Food e per la sua produzione è stato individuato un’areale ben delineato e si rispetta un serio disciplinare, mentre l’associazione dei produttori racchiude una decina di realtà produttive. 

A parlarmene durante il mio viaggio marchigiano è stato Rodolfo Rosatelli agricoltore/custode ed è dalla sua voce che ho messo a fuoco che il periodo di semina è il mese di ottobre e a Fratte si usa dire: “San Luca la fava nella buca”. Per la raccolta del fresco si attende il mese di maggio e per il secco si va a cavallo tra i mesi di giugno e luglio.

Chi mi legge o ha seguito alcuni miei servizi televisivi sa bene che dopo avere incontrato un prodotto è mia regola gustarlo a tavola. Per la fava di Fratte Rosa non ho certo fatto eccezione, anzi, ho scelto un luogo dove si preparano ancora alcuni piatti della tradizione rigorosamente con le fave e la loro farina.

Mi sono così recato nel Comune di Mondavio presso l’Hotel Ristorante “La Palomba” per incontrare una bravissima chef: Adele Cerisoli. Adele oltre ad occuparsi della cucina e della ricezione turistica con la sua famiglia produce dell’ottimo olio extravergine di oliva. Volevo gustarmi due piatti storici e sono stato subito accontentato. Mi sono stati preparati dei “Tacconi allo Sgagg” e della “Baggiana” due preparazioni che fanno parte delle proposte del locale. I Tacconi sono una pasta preparata veramente come si usava un tempo mescolando la farina di grano e quella di fave. Naturalmente sono fatti a mano e per l’impastano si utilizzano le uova e dell’acqua sia calda che fredda. Si cuociono in acqua bollente e a fine cottura si fanno saltare in padella con aglio e lardo. La curiosità è che il rumore che i Tacconi producono in padella mentre si saltano viene detto: “Sgagg” che nel dialetto locale significa urlare. Si completa il piatto con del guanciale croccante e del pecorino grattugiato. Anche il termine Tacconi ha un suo perché: la loro forma simile al tagliolino ricorda infatti lo scarto della risuolatura dei tacchi delle scarpe.

La Baggiana è invece un ricco contorno preparato con verdure di campo, oppure bietole o cicoria in base alle stagioni, lardo, aglio e le fave lessate, arricchito poi con del lardo. Entrambe le ricette ben si sposano con del vino Sangiovese dei Colli Pesaresi.

Se dunque doveste scegliere la regione Marche per una bella vacanza, e ve lo consiglio spassionatamente, non dimenticate di gustarvi un corroborante piatto di Tacconi e della prelibata Baggiana, Adele sarà ben felice di prepararveli come ha fatto con il goloso del sottoscritto.

(Fabrizio Salce)

Cherasco: 7 secoli di storia, 7 buoni motivi per esserci. Gusta Cherasco in scena il 23/24 ottobre

Non parliamo dei 7 Samurai di Akira Kurosawa e nemmeno dei Magnifici 7 diretto da John Sturges nell’ormai lontano 1960. Menzioniamo invece ben 7 secoli di storia della deliziosa città di Cherasco (CN). Una storia passata da Federico II di Svevia, dal Casato dei Savoia e quello dei Visconti, accarezzata e influenzata da Ascanio Vitozzi e Napoleone che impose il famoso armistizio di Cherasco, per arrivare alla recente Resistenza Partigiana.

Una storia che si respira tra le vie e i palazzi nobiliari, tra gli anfratti cittadini e il castello. Una storia che si presenta come il primo dei 7 motivi per raggiungere Cherasco nei 2 giorni di ottobre in cui “Gusta Cherasco” sarà un saporito e sfizioso evento di piazza. “Gusta Cherasco” è l’Associazione di promozione dei prodotti agroalimentari d'eccellenza e del turismo enogastronomico del territorio cheraschese. Una lodevole iniziativa nata dalla collaborazione tra Comune di Cherasco e Confcommercio Cuneo (Associazione Albergatori Ristoratori Pubblici Esercizi e Operatori del Turismo).

Un evento reale e non virtuale il secondo motivo per esserci, per gustare pregiati salumi, sfiziosi formaggi, grandi vini, specialità dolciarie della zona e non solo, della regione e non solo. I sapori cheraschesi, come i Baci, il Barolo, le chiocciole, i formaggi caprini, la salsiccia accompagneranno i gusti di altre zone del bel Paese.

Terzo motivo: degustare il territorio e altre terre tra l’ospitalità di una città aperta, abituata da sempre ad organizzare eventi di rilievo: antiquariato, enogastronomia, arte e cultura. Celebri i mercatini e famose le mostre dei grandi pittori.

“Gusta Cherasco” dal vino, in piazza ma al coperto. Ecco il quarto motivo. Non ci saranno problematiche legate alle condizioni atmosferiche e sia il pubblico che gli espositori potranno godersi la 2 giorni in tutta serenità con le dovute precauzioni di legge per il COVID.

Assaggi, degustazioni, laboratori e attimi di cultura enogastronomica. Per il comparto vini la collaborazione con la Strada del Barolo e grandi vini di Langa, la Banca del Vino di Pollenzo e i vini del Versante Occidentale sarà una garanzia per tutti gli appassionati: il quinto motivo.

“Gusta Cherasco sarà un vero incontro tra gli artigiani e i produttori del vino e del cibo tra le mura stellate, quelle mura che trasudano di un passato nobile e aristocratico. Ma oggi Cherasco significa anche una scelta amplissima di luoghi dove pranzare e cenare ad altissimi livelli qualitativi. Tanti i ristoranti e le attività della ristorazione che offrono spunti di ogni genere per qualsiasi palato: a voi la scelta! Sesto motivo.

E per concludere e citare il settimo motivo come potremo dimenticare l’ospitalità dei cheraschesi e il desiderio degli Amministratori Comunali di mettersi in discussione, loro come tutti gli appartenenti all’Associazione “Gusta Cherasco”, un volere essere squadra per rendere la città per 2 giorni un grande Agorà di gusto e amicizia.

Esserci sarà sicuramente un piacevole momento, un ghiotto frangente per coloro che amano il buoni sapori nel contesto di un centro storico di prim’ordine. 7 secoli e 7 motivi questa ci auguriamo che sia “Gusta Cherasco” live.

(Fabrizio Salce)

Dal finestrino rotondo del Calice…

“…poi bevono cogli occhi chiusi, e dividono in due operazioni rigorosamente distinte l’assaggiamento e la deglutizione… rivoltano il vino colla lingua, lo fanno scorrer lungo le gote… e non si decidono che a stento a lasciarlo colare nella gola, dopo di che stanno ancora raccolti un momento per assaporare la voluttà dell’ultimo effluvio”.

                                                                                                           Primavera 1880 – Edmondo De Amicis

Avremmo potuto anche noi fare riferimento all’entusiasmante nazionale di calcio o agli strepitosi atleti olimpici per comunicare i premi prestigiosi che ci sono stati conferiti ma, consentitecelo, saremmo caduti nella banalità, pur abbracciando con grande affetto le medaglie olimpiche e la coppa d’Europa. 

Il vino, oltre ad essere lavoro, tradizione, storia è indubbiamente cultura. Una cultura che nasce dalla terra e arriva al calice passando per la cantina. Ogni gesto, compiuto dalle donne e dagli uomini, per produrre una bottiglia di vino è fondamentalmente un atto culturale: e quando viene riconosciuto è un momento da condividere con gioia.

Ecco perché abbiamo scelto un passaggio scritto da Edmondo De Amicis, che non si limitò nella sua opera letteraria al solo celebre libro “Cuore”, ma dedicò anche profonde riflessioni e attente considerazioni con pagine bellissime al mondo del vino e ai suoi consumatori.

I nostri vini sono piaciuti, e la nostra cultura apprezzata. Il Piccolo Derthona DOC 2020 è stato premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wine Trophy e con quella d’argento dal The Grand International Wine Award Mundus Vini.

Sempre dal Mundus Vini è arrivata la medaglia d’oro per il Monleale DOC 2015 e la Gran Menzione è stata assegnata al Derthona DOC 2019.

Ma il Monleale DOC 2015 ha ottenuto un altro importante risultato, conquistando la medaglia d’oro al Winehunter Award 2021.

Riconoscimenti che ci inorgogliscono e ci spronano a continuare nel nostro percorso di lavoro proseguendo, nel rispetto ambientale e degli operatoti, a ricercare la qualità e la piacevolezza dei nostri prodotti.

La Cantina di Tortona ringrazia i Soci e tutto lo Staff per la passione e la dedizione messa in campo al fine di rendere i propri vini unici. Il lavoro di tutti ha portato grandi risultati. 

Un grazie di cuore va anche alle Giurie Internazionali dei Concorsi che hanno, con grande professionalità, degustato e valutato le nostre etichette, così come ci sentiamo in dovere di ringraziare tutti i nostri clienti, quelli di ieri, di oggi e di domani.

Un ringraziamento è doveroso agli amici della comunicazione che avranno la compiacenza di leggerci e di aiutarci nel divulgarequesto nostro momento felice: giornalisti, blogger, opinion leader e influencer.

Un momento che durerà pochi attimi, il lavoro ci chiama e altri premi ci attendono.

Fabrizio Salce 

Buoni & Clai

Una storia d’altri tempi? Sicuramente si, quella di Bonnie & Clyde: più recente quella di “Buoni & Clai”. Ma andiamo con ordine. Bonnie Parker e Clyde Barrow sono stati una coppia criminale molto attiva nei primi anni trenta negli Stati Uniti; furti, rapine, fughe dal carcere e via dicendo e negli anni 60 la loro più che una storia era quasi una leggenda. Ricordo che da bambino li si citava quasi come dei miti e si canticchiavano le canzonette a loro dedicate. La bionda affasciante Bonnie e il duro Clyde vennero uccisi dalla polizia il 23 maggio 1934 e la loro storia venne raccontata dal cinema e su molti libri.

Citando gli anni 60 ecco che entra in scena quella che ho simpaticamente definito “Buoni & Clai”. Passo al singolare perché è della Clai che vi parlo, il “Buoni” verrà di conseguenza. Clai è una cooperativa nata a Imola nel 1962, come il sottoscritto, da un gruppo di agricoltori e allevatori che si posero un obiettivo ben delineato: produrre salami non solo “Buoni” ma eccellenti.

Quegli uomini avevano la consapevolezza di essere bravi allevatori ed erano coscienti che allevando bene gli animali e trasformando con dedizioni le carni si poteva dare origine soltanto a prodotti di alta qualità dal gusto unico. Non solo, la cooperazione, di cui oggi il sistema gastronomico Italiano non può assolutamente farne a meno e deve mettere in atto, poteva e può tradursi nella condizione di fare conoscere il proprio lavoro al grande pubblico.

Sono volati i decenni dal lontano 62, io ne so qualcosa, ma a distanza di tre generazioni la filosofia Clai non è cambiata, i soci della cooperativa, uomini e donne, continuano nel loro percorso. Benessere e corretta alimentazione animale, carni esclusivamente italiane, attenzione per l’ambiente e un lavoro eseguito con cura e amore fanno sì che i prodotti siano sempre all’altezza di quell’eccellenza voluta e ottenuta già dai primi attimi di vita di attività. 

Prodotti artigianali realizzati osservando regole severe su tutta la filiera che ha inizio nei campi e termina sulle tavole dei tanti consumatori. Carni nazionali che grazie alla bravura degli esperti norcini e alle più sofisticate attrezzature tecnologiche garantiscono gusti sopraffini e sicurezza alimentare. Ogni salame Clai racchiude al suo interno la storia e la passione di centinaia di persone che lavorano nel rispetto delle tradizioni e con il dovuto affetto verso la propria terra.

E’ stato un grande piacere trovarsi a Cibus 2021 proprio con alcuni di questi uomini, con il loro gradevole accento romagnolo e la bontà dei prodotti. Prodotti certo, perché Clai non significa solo salame ma un insieme di specialità che arricchiscono il loro paniere. Il salame Imola 1962, il salame Corallina, il Milano, l’Ungherese, il Napoli, il Campagnolo. E poi la Passita, salsiccia stagionata tipica romagnola, la pancetta, la spianata, i prosciutti Parma e San Daniele, il fiocco e la culatta, la mortadella, i ciccioli, lo speck e tanti altri tutti realizzati con i canoni della cooperativa.

Ma Cibus è stato anche un momento di divulgazione. Presso gli spazi fieristici Clai infatti giornalisti, politici, imprenditori e opinion leader si sono succeduti di fronte alle telecamere per parlare del futuro del mondo gastronomico del bel Paese. Esperienze e considerazioni per comprendere come dare valore al lavoro di milioni di addetti al comparto e ai sapori tipici italiani. 

Comunicare per informare, un concetto fortemente voluto dalla cooperativa che ha predisposto un piccolo studio dove Vatinee Suvimol, avvocato, scrittrice e blogger specializzata in food, ha potuto tramite delle interviste ascoltare la voce di chi nel mondo del cibo ci lavora e divulga. Le interviste verranno postate sui canali social della Clai.

Una cooperativa che abbraccia le tradizioni con un forte respiro di futuro, che porta avanti una storia di ieri e di oggi, che propone piacevolezze per il palato e concetti lavorativi rivolti al domani guardando con positività e fiducia chi merita di essere valorizzato.

 (Fabrizio Salce)

 

Con Michelle Hunziker nella Svizzera dal cuore green

La nuova ambasciatrice di Svizzera Turismo racconta la cura del territorio e l’amore per ciò che è autentico che contraddistingue il suo Paese di origine. Un invito a viaggiare sostenibile a bordo di treni e battelli e ad approfondire la conoscenza della cultura, dei prodotti e delle tradizioni locali.

E dopo Roger Federer non poteva mancare un’altra testimonial d’eccezione, svizzera nel DNA ma italiana nell’anima. “I primi anni trascorsi in Svizzera mi hanno dato l’imprinting e poi, a 15 anni, è scoppiato l’amore per l’Italia che considero la mia seconda patria”. Michelle Hunziker è un perfetto trait d’union fra Italia e Svizzera storicamente e intimamente legate da scambi culturali e commerciali. “Dalla scuola svizzera e dai miei genitori ho ereditato la perseveranza, la costanza, la disciplina, il fatto di non spaventarmi di fronte alle sfide mentre la mia parte più libera, più goliardica e più pazzerella è assolutamente di matrice italiana”.

“Questa alleanza è un’opportunità unica per il mercato italiano” afferma Christina Gläser, direttrice di Svizzera Turismo Italia. “Con la solarità e l’energia di Michelle, porteremo alla ribalta una destinazione attraente, sostenibile e con tante proposte accattivanti per l’estate”. Svizzera Turismo l’ha coinvolta per raccontare con la vivacità e l’ironia che la contraddistingue le mille sfaccettature di un Paese che, a dire di Michelle, è molto apprezzato dagli italiani ma ancora poco conosciuto. “Ho accettato con gioia la proposta di Svizzera Turismo perché è l’occasione per far conoscere a un pubblico più ampio possibile la bellezza delle montagne, il suo patrimonio culturale e la cura per il territorio che contraddistingue i suoi abitanti” prosegue Michelle.

Svizzera Turismo ha da poco lanciato il suo manifesto per il turismo sostenibile, Swisstainable, che valorizza l’amore per la propria terra e l’attenzione per l’ambiente che è parte integrante della cultura svizzera. “Ricordo che da piccola – parlo già di 35 anni fa – con la scuola ci mandavano in giro con un carretto nelle case a raccogliere la carta e la plastica” racconta Michelle.

La Svizzera, infatti, è impegnata da decenni nell’ambito della sostenibilità. Si pensi all’uso intensivo dell’energia idrica, alle località car-free e al lungimirante potenziamento della rete di mezzi di trasporto pubblico su tutto il territorio nazionale. Ogni giorno 9000 treni percorrono i circa 3000 chilometri della rete ferroviaria delle Ferrovie Federali Svizzere (FFS). Pressoché ogni località della Svizzera può essere raggiunta con i mezzi di trasporto pubblico e le FFS vendono ogni anno circa 3 milioni di abbonamenti. “Era abituale muoversi in treno per fare le gite scolastiche o per andare a sciare con la propria famiglia” conferma Michelle Hunziker.

In Svizzera è possibile nuotare perfino in città: una prerogativa unica nel suo genere. Con i suoi 1500 laghi, la Svizzera è il castello d’acqua d’Europa e la sorgente di molti fiumi, tra

cui ad esempio il Reno. Più di un ottavo della superficie della Svizzera (5269 km2) è composto da un totale di 19 parchi. Inoltre, la legge forestale prescrive da 125 anni che il 30% del territorio svizzero sia ricoperto di boschi. E la tendenza è in aumento. La qualità dell’aria in Svizzera è eccellente. Da sempre è famosa come stazione di clima terapia e, già nel 1853, venne scoperto il clima salutare dell’aria di montagna di Davos. È il Paese con il più alto consumo pro capite di prodotti biologici al mondo. Inoltre, i rivenditori al dettaglio svizzeri

Suisse Tourisme (Schweiz Tourismus) occupano da anni i primi posti nelle classifiche internazionali di sostenibilità. La Svizzera è uno dei Paesi leader al mondo nel settore del riciclaggio e della gestione dei rifiuti. Viene riutilizzato quasi il 90% delle bottiglie in PET.

La sostenibilità è una necessità per preservare le risorse per le generazioni future ma è anche un’esigenza che è emersa prepotentemente con la pandemia. Gli ospiti vogliono respirare aria pura, fare movimento, viaggiare in sicurezza e ritrovare il gusto della convivialità. La natura emoziona quando è incontaminata. La Svizzera è una destinazione di viaggio nota per le sue montagne spettacolari, le gole selvagge, i boschi mistici: la natura riempie di energia. Anche Michelle Hunziker sottolinea questi due aspetti. “Sostenibilità e autenticità sono oggi imprescindibili. Anche nel turismo. Ricerchiamo il contatto con la natura, siamo affascinati dalle persone che si prendono cura di ciò che li circonda e che tramandano il sapere artigianale. Nell’era del fake, abbiamo bisogno di autenticità, sia nelle relazioni personali sia nei viaggi”. La possibilità di incontrare le persone e di conoscere la storia dei luoghi è un altro dei pilastri di Swisstainable.

Viaggiare in modo sostenibile non implica per forza delle rinunce. Un viaggio sostenibile vuol dire più consapevolezza, pienezza e intensità. Ed è proprio questo principio che si ritrova come filo conduttore di Swisstainable.

Per questo Svizzera Turismo invita gli ospiti a: vivere da vicino la natura incontaminata, consumare prodotti regionali, conoscere l’autentica cultura locale, prolungare il proprio soggiorno per approfondire la conoscenza del territorio. I soggiorni lunghi non solo influiscono positivamente sul riposo, ma anche sull’ambiente e sull’economia locale. In Svizzera, anche le valli più isolate sono raggiungibili con i trasporti pubblici. Ciò aumenta le possibilità di esplorare tutto il territorio.

Le tappe del viaggio di Michelle: dal Ticino a Lucerna, da St. Moritz ad Andermatt.

Parte da Milano in compagnia di due chef stellati, Carlo Cracco e Andreas Caminada, il viaggio di Michelle Hunziker in terra elvetica. “Sono due esempi viventi di cosa significhi essere attenti alla sostenibilità ma senza rinunciare alla creatività e all’esclusività di un’esperienza gourmet stellata” racconta Michelle Hunziker.

Andreas Caminada, chef svizzero 3 stelle, è da sempre legato ai prodotti del territorio del suo Cantone, i Grigioni. Nel suo maniero di Fürstenau, lo Schloss Schauenstein, cucina con ingredienti sempre diversi che lui stesso seleziona visitando i produttori. Trote fresche dei fiumi di montagna, carne secca essiccata all’aria dei boschi, centinaia di varietà di mele e decine di patate colorate, mais bianco, asparagi di Coira (capitale del Cantone) o ancora agnello d’alpeggio: la natura nei Grigioni è assai prodiga. Caminada sfrutta questa abbondanza e la trasforma. A fine giugno ha inaugurato un nuovo ristorante vegetariano, l’OZ. La filiera qui è cortissima perché cucina gli ortaggi che crescono nel giardino del suo castello. OZ, oggi in reto-romancio, sottolinea proprio questa filosofia che valorizza ciò che la natura dona, senza artifici. Il menu, quindi, varia a seconda della stagione, ogni verdura è diversa dall’altra perché tutto è all’insegna della biodiversità.

La filosofia di Carlo Cracco non si discosta da quella dell’amico d’oltralpe. Sua l’idea di aprire un ristorante didattico nel Parco del Ticino, a Villa Terzaghi, in cui gli allievi imparano a valorizzare i prodotti di filiera di questa oasi protetta che costituisce un tesoro di biodiversità a pochi passi da Milano.

Da Milano alla Svizzera il passo è breve sfruttando i collegamenti Eurocity e tutta la rete capillare dei trasporti pubblici...  Ad agosto Michelle Hunziker esplorerà due regioni, il Ticino e la Regione del Lago di Lucerna, viaggiando sul Gotthard Panorama Express, un percorso panoramico che prevede una tappa in treno da Lugano a Flüelen lungo la vecchia tratta del Gottardo e una tappa in battello da Flüelen a Lucerna, sull’omonimo lago. 
“Sono molto curiosa di partire. Sempre impegnata con mille progetti non ho ancora avuto modo di provare tutti i trenini panoramici. Sarà una scoperta anche per me”. 
Le esperienze in Ticino e a Lucerna seguono naturalmente la filosofia della Swisstainable. Michelle farà un salto nel Mendrisiotto, la zona poco oltre confine, costellata di vigneti e da piccoli borghi. La sua icona è il Fiore di Pietra, disegnato da Mario Botta, che svetta sulla cima del Monte Generoso. Raggiungibile naturalmente con l’immancabile ferrovia a cremagliera. A Lugano toccherà l’anima verde di questa cittadina che offre tantissime esperienze sul lago e sui “monti” di casa. Un po’ di storia a Bellinzona con i castelli viscontei, patrimonio Unesco.

Finito il tour ticinese, si prende il treno con ampie vetrate panoramiche in direzione Flüelen. Lasciata Bellinzona, il paesaggio si trasforma man mano che ci si avvicina alla zona del Gottardo: dalla macchia mediterranea ai pascoli punteggiati di rocce. Sbucati nella parte nord del tunnel del Gottardo, si comincia a scendere verso Flüelen. Il viaggio in battello conduce ad ammirare i luoghi simbolo della Svizzera: la cappella di Tell e la roccia di Tell, il prato del Rütli dove i primi cantoni fecero il giuramento che sancì la nascita della Confederazione nel 1291 e lo Schillerstein, monumento in roccia dedicato a Schiller. A Lucerna ci si immerge nella città della musica, delle chiese e delle piazze con gli edifici decorati. Un tuffo nel passato ma con uno sguardo alla contemporaneità testimoniata dall’auditorium KKL, disegnato da Jean Nouvel. Una chicca imperdibile è il Museo dei Trasporti, un enorme parco tematico che raccoglie una collezione di locomotive, imbarcazioni, velivoli, bici che testimoniano l’avventura della mobilità. Qui Michelle si cimenterà con The Edge, un’arrampicata virtuale sul Cervino. Un’esperienza davvero incredibile! E, meteo permettendo, ci sarà poi il tempo per un bagno al lago e un aperitivo nel romantico Seebadi, il bagno cittadino in stile Bell’Epoque.

St. Moritz in chiave estiva e poi Andermatt in chiave invernale sottolineano come sia possibile coniugare una vacanza lussuosa con il rispetto del territorio. St. Moritz da anni è impegnata nell’utilizzo di energia rinnovabile, dal geotermico per riscaldare gli hotel al fotovoltaico per gli impianti di risalita. I suoi 5 stelle invitano a consumare piatti regionali e propongono esperienze a contatto con la natura. Michelle Hunziker ne proverà alcune come lo Yoga, il Paddle e un itinerario in mountain-bike con degustazione. Il viaggio ad Andermatt è programmato per il prossimo inverno. Non può mancare un’esperienza sugli sci in questo comprensorio ai piedi del Gottardo dove si può prendere perfino un treno per raggiungere le piste. Anche Andermatt promuove un turismo sostenibile con tante iniziative concrete. Gli impianti di risalita sfruttano l’energia eolica ed idroelettrica. Tutti i ristoranti sono “plastic-free” ed è stato inventato un sistema per conservare la neve d’estate. 
“Non vedo l’ora di partire e di raccontare le tantissime esperienze che si possono fare in Svizzera” dichiara entusiasta Michelle Hunziker. “Con l’aiuto di Michelle partiremo alla conquista del cuore degli italiani” afferma la direttrice.

Svizzera Turismo. Switzerland Tourism
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Zurigo, destinazione balneare con vista sulle Alpi

Per godersi un’estate “a mollo” fatta di tuffi, sole, aperitivi e cene all’aperto bisogna andare al mare. Sbagliato! Durante l’estate, Zurigo si trasforma in un parco acquatico urbano che offre all’incirca 30 lidi (“Badis”) lungo il lago o sul fiume oltre a circa 20 piscine all’aperto. Poche città al mondo offrono una densità così vasta di aree balneabili, nonostante l’assenza del mare nella città elvetica. A Zurigo si può nuotare nel lago con una vista spettacolare sulle Alpi oppure nel fiume Limmat, attraversando la città con una vista magnifica del centro. In estate la temperatura dell’acqua si aggira attorno ai 21°C.
Al calare della sera, diverse zone dedicate alla balneazione lungo il lago e il fiume si trasformano in locali, chiamati “Badi-Bars” dagli zurighesi, dove si dà vita a concerti, letture e proiezioni di film. Il “mood” estivo zurighese prevede, incluso nel pacchetto, cocktail alla mano, piedi nudi immersi nelle rinfrescanti acque del fiume o del lago e una leggera brezza tra i capelli. 
Ecco alcuni consigli per la vostra vacanza sulla “costa” zurighese.
Il Frauenbad Stadthausquai di giorno è riservato alle donne ma di sera si trasforma nel popolare Barfussbar, locale aperto a tutti che ospita concerti dal vivo. Chi sa il tedesco l’avrà già capito (“barfuss” significa scalzo): qui è vietato indossare scarpe.  La struttura in legno più antica della città fu costruita nel 1837 come piccolo “bagno per signore”.
Seebad Enge propone uno stabilimento misto e uno stabilimento per sole donne. Gli ospiti possono godere di una splendida vista che spazia sino alle Alpi. L’offerta prevede anche una sauna, lezioni di yoga e corsi di SUP. Di sera, anche questa struttura si trasforma in un bar con musica dal vivo, letture o poetry slam.
Una chicca da non perdere a Zurigo è quella di poter nuotare negli stabilimenti fluviali: qui, i nuotatori più allenati possono abbandonarsi alla corrente, per esempio nel cuore della città, nel canale lungo 400 metri dello stabilimento Oberer Letten, oppure più avanti, all’Unterer Letten. A pochi minuti in direzione ovest, sulla Werdinsel, si trova poi lo stabilimento Au-Höngg, circondato da alberi che regalano ombra molto gradita. Qui il pubblico è molto vario: si incontrano giovani e anziani, turisti e uomini d’affari. Inoltre, all’Urban Surf, si può sperimentare il Surf al centro della città.
Per godersi appieno l’estate zurighese è d’obbligo una sosta in una delle diverse terrazze per il cosiddetto “apéro”.
Il Frau Gerolds Garten è il più famoso giardino urbano nel cuore di Zürich-West, una sorta di “mercato metropolitano” con prodotti locali e bio, dalla birra al vino per finire con gli stuzzichini. The Nest invece è un moderno Rooftop-bar sul tetto dell’hotel Storchen con vista magnifica sul fiume e le pittoresche chiese del centro storico. Se siete in cerca di qualcosa più “cool” il Secret Island è un locale Pop up estivo ispirato a Ibiza e Mykonos, il luogo ideale per festeggiare l’estate sulle rive del lago, con eventi di musica live (DJ e concerti), una piccola piscina e food trucks. Se cercate qualcosa di più tranquillo La Muna è una terrazza sul tetto dell’hotel La Reserve Eden au Lac con vista magnifica sulla città e sul lago di Zurigo. In centro, situato vicino alla Paradeplatz, nel bellissimo cortile interno di un edificio del centro cittadino, il Milchbar è un luogo di delizie dove si servono caffè, succhi freschi, delicatezze e vini selezionati mentre il Fischers Fritz, sulle rive del lago, è una location molto amata dalla popolazione locale, soprattutto per l’offerta unica del cosiddetto “Sushi-zurighese”, fatti con pescato fresco del lago di Zurigo.
Zurigo vi aspetta per una vacanza all’aria aperta e i piedi a mollo, con l’offerta imperdibile “Zurigo Weeks”. Tra il 1° giugno e il 31 agosto 2021 infatti i prezzi degli hotel nelle categorie Eco, Medium, Premium e Luxury saranno ad un prezzo speciale. Un esempio? 4 notti in camera doppia a partire da 499 CHF.
Per quanto riguarda la situazione legata alla pandemia da Covid19, non ci sono limitazioni in atto per l’entrata sul territorio svizzero da parte di cittadini italiani, mentre per quanto riguarda il rientro in Italia dalla Svizzera consigliamo di rimanere aggiornati consultando il sito www.esteri.it/

Per info su provvedimenti e ordinanze in svizzera: https://bit.ly/2UtGXUB

Zurigo
Al centro dell’Europa e della Svizzera, affacciata sull’omonimo lago, attraversata dal fiume Limmat e attorniata dalle Alpi, Zurigo propone un’offerta unica che coniuga più di 50 musei, oltre 100 gallerie d’arte, boutique di prestigio di stilisti internazionali e zurighesi, numerosi ristoranti e locali trendy in particolare nei vecchi quartieri industriali riconvertiti, intensa vita notturna, avvenimenti per adulti e bambini. Una delle città con la miglior qualità della vita al mondo, Zurigo si raggiunge da Milano in sole 3 ore e mezzo di treno e un’ora d’aereo.

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