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Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Valle di Cembra: un pentagramma con note uniche

E’ il piacere di raccontare che diventa nel lettore piacere di leggere. Almeno questo è ciò che nutro nella mente e che spero si traduca in cruda realtà ogni volta che mi accingo a scrivere qualcosa. Poi magari chi mi sta leggendo dopo poche righe molla il tutto, forse perché non sono stato in grado di catturare la sua attenzione, o forse solamente perché leggere su di un foglio elettronico è diverso dal sentire il profumo della carta; o più probabilmente perché non sono capace di scrivere. Ma ci tento lo stesso, lo faccio sempre con amore e sincerità, con passione e rispetto per gli argomenti che tratto. Come in questo momento, mentre la pioggia scandisce il tempo e i ricordi si fanno strada nella memoria rievocando piacevoli attimi di un soggiorno trentino. E’ in quella piccola regione che c’è una valle che ogni volta che la vedo mi dona emozioni, un tempo giovani, come scrisse Mogol per Battisti, oggi adulte, mature ma pur sempre nuove. E’ la Valle di Cembra, un grande pentagramma di terra su cui l’uomo ha scritto le sue note con il sudore e la fatica e sul quale oggi un musicista non può che leggere una melodia unica e inconfondibile. La valle e i suoi vigneti posti sui terrazzamenti impreziositi da oltre 700 km di muretti a secco, quelle viti che arrivano a sfiorare i 900 metri di altezza e che donano grappoli generosi che si traducono poi, nelle cantine, in vini pregiati. Se li guardi dall’alto non puoi non percepire il meraviglioso connubio che unisce natura e lavoro delle mani, volontà e determinazione. Si, perché le cose non sempre andate così. In valle la fame e la sofferenza l’hanno fatta da padrone per molto tempo e solo un popolo caparbio e volenteroso ha potuto trasformare la tristezza in gioia. Ecco perché di recente il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali ha riconosciuto questa terra come “Paesaggio Rurale Storico d’Italia” semplicemente perché lo è a tutti gli effetti. La viticoltura, quella definita eroica, qui ha un senso speciale, una valenza, un’importanza determinante per la gente. Ma non c’è solo l’uva e il vino, ci sono i piccoli frutti e le mele, c’è il porfido, la pasta fatta a dovere, i salumi come il tipico speck e, oggi più che mai, la giusta apertura mentale delle persone al fine di incentivare un turismo che sappia apprezzarne le sfumature: diverse da altre valli ma decisamente deliziose. Se andate in Valle di Cembra e, per esempio, utilizzate le moderne biciclette con la pedalata assistita, potrete divertirvi per ore pedalando tra salite e discese, curve pronunciate e dolci rettilinei immersi proprio nei vigneti, in 700 ettari vitati che vi rimarranno nel cuore. Tra ottobre e novembre il paesaggio è un dipinto della natura, un olio su tela che nessun pittore al mondo potrebbe dipingere così bene. Oltre ai vigneti non manca certo la buona cucina fatta di piatti tipici e di innovazione, le suggestive piramidi di terra di Segonzano, vero masterpiece naturale, i grandi distillati preparati da mastri distillatori celebri nel mondo. E poi i sentieri da percorrere a piedi, interessantissimo quello dei vecchi mestieri di Grumes con tanto di vecchia segheria e antico mulino, e poi ci sono i Masi, le aziende agricole, dove in alcuni è possibile soggiornare e stare a contatto con gli abitanti della valle. Un tour nelle cantine è doveroso, dovete farlo, potrete così assaggiare vini come la Schiava, il Pinot Nero, il Gewürztraminer, lo Chardonnay ma soprattutto le varie sfumature di Müller-Thurgau. Chi mastica la materia sa bene come un vino in base al territorio, all’altezza, alla lavorazione in cantina possa presentarsi simile a un altro ma decisamente diverso, pur essendo derivato dalla stessa tipologia di uva. Di recente, durante la XXXIII rassegna Müller-Thurgau, nata proprio come evento dedicato al vino di montagna per celebrare questo vitigno che in valle ha trovato un dimora ideale, in concomitanza con il XXVII Concorso Internazionale Vini Müller-Thurgau ho avuto il piacere di berne, e ribadisco berne e non degustarne, diversi di differenti produttori. Anche se l’edizione di quest’anno dei due appuntamenti ha subito notevoli modifiche per via del Covid, non è assolutamente mancato il piacere dei vini. 60 Müller-Thurgau in gara tra cui 51 italiani e 9 stranieri (tedeschi e ungheresi). e ben 18 i vini premiati. Per parlare di Müller-Thurgau bisogna fare un giretto nel tempo, magari con la bici della memoria, e arrivare alla fine del 1880 quando il prof. Hermann Müller mise a punto l’incrocio tra il Riesling renano e Madaleine Royal. Oggi il celebre Müller-Thurgau è un vitigno che matura meglio in montagna e in zone come la Valle di Cembra, che è un territorio protetto da boschi e monti, con la caratteristica dei terreni porfirici e l’intensa escursione termica si esprime al meglio. Il vino che ne si ottiene si presenta con un colore giallo paglierino leggero arricchito da riflessi verdolini, mentre al palato risulta molto aromatico con sentori di frutta tropicale e agrumi: sapido e con una piacevole acidità. In valle il Müller-Thurgau prodotto all’altezza più elevata sfiora i 900 metri. Ho poi visitato cantine e distillerie, sentieri e vigneti, passato e presente. Ho pranzato e cenato gustandomi i classici canederli, le tagliatelle di ortica, la pizza di patate, le castagne, le carni, i salumi e i formaggi, ma anche qualche piatto particolare come i tagliolini al cacao con trota e carciofi. Ho fatto colazione con dell’ottimo succo di mele e bevuto vini di notevole interesse…diciamo pure: buoni!!! Sono poi stato a Trento che dista pochi Km dalle valle, ci sono tornato per rigodermi il suo centro, una cena in un ristorante storico che affonda le sue radici nel lontano 1345 e dove si può ancora mangiare lo Smacafam tipico del posto, e per seguire la premiazione dei 18 vini Müller-Thurgau. Come dicevo quest’anno per via dell’emergenza sanitaria ci sono sati alcuni cambiamenti di programma degli eventi motivo per cui invece dalla cittadina di Cembra, palcoscenico usale, l’organizzazione ha optato per il Palazzo Roccabruna – Enoteca Provinciale del Trentino messo a disposizione dalla CCIAA di Treno per le giornate della manifestazione. Mi sento in dovere di sottolineare per la riuscita degli eventi l’alta professionalità degli uomini e delle donne della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino che coordina le manifestazioni enologiche provinciali tra le quali proprio quella dedicata al Müller-Thurgau, e il Comitato Mostra Valle di Cembra. In un momento difficile come questo che tutti stiamo vivendo avere la forza e la volontà di non fermarsi è indiscutibilmente lodevole. Brindo di tutto cuore alla vita con un Müller-Thurgau.

Fabrizio Salce

Memorie e campane tra i profumi dell’olio

Mi è successo. Si, è capitato che qualcuno mi abbia chiesto se quando scrivo ho in testa un determinato pubblico, io rispondo sempre di no, ma in realtà spero che siano tante le persone che attraverso le mie parole possano trarre spunto per un viaggio, una cena, un attimo di spensieratezza. E’ fondamentalmente per questo motivo che cerco sempre di offrire i lati positivi dei miei viaggi, raccontando quanto di buono e di bello il nostro paese possa proporre. Atmosfere, colori, profumi, sapori, sorrisi: null’altro. Come oggi che vi racconto di quando arrivai sulla statale che collega Sava con Manduria in provincia di Taranto e presi alloggio presso Regia Domizia. E’ un posto molto bello con grandi spazi verdi, una bellissima piscina e tutti i requisiti per un piacevole soggiorno. Non cenai in hotel ma mi recai a Sava per gustare la buona pizza di Silvio Buttazzo. Membro dell’Accademia Nazionale Pizza Doc Silvio propone la vera pizza napoletana con delicate note pugliesi. L’indomani tornai a Sava per visitare il Museo dell’Olio. E’ un luogo molto interessante allestito all’interno di un vecchio frantoio semi ipogeo. I frantoi ipogei fanno parte della storia salentina degli ultimi secoli, era infatti in queste strutture che veniva prodotto l’olio lampante che serviva per l’illuminazione pubblica delle più importanti città d’Europa. Il Museo è ricco di oggetti che testimoniano il duro lavoro degli uomini che per svariati mesi all’anno lavoravano giorno e notte in condizioni difficili tra umidità e fatica, alimentazione sommaria e duri sacrifici.  Dopo la visita al Museo accompagnato da un grande esperto della materia, il Prof Antonio Cavallo, raggiunsi Francavilla Fontana in provincia di Brindisi. Nel comprensorio della Città degli Imperiali (i principi che governarono per due secoli) feci subito tappa presso la Chiesa di Maria Santissima della Croce luogo di culto mariano dalla facciata barocca. Con molta probabilità la chiesa risale al XIV secolo e il suo interno è impreziosito da opere d’arte di notevole importanza. Di straordinaria bellezza è il coro settecentesco interamente dipinto. E’ invece della Basilica Minore del Santissimo la cupola più alta del Salento. A pochi passi di distanza dalla Basilica è situata la Chiesa di Sant’Alfonso Maria dè Liguori edificata dove un tempo sorgeva un’altra Chiesa del trecento dedicata a San Francesco. Sant’Alfonso è molto suggestiva e di particolare bellezza il suo interno. Dopo i luoghi di culto una pausa me la regalai con i celebri confetti artigianali Riccio preparati con le mandorle e a ruota con la cucina di Zia Cinzia, una simpatica e gustosa trattoria di Sava che propone gustosi piatti della tradizione. Sempre a Sava nelle ore pomeridiane ebbi invece il piacere di degustare alcuni oli guidato dall’esperienza di un degustatore certificato: Antonio Mancino. Oli salentini e oli d’importazione per meglio comprendere l’alta qualità del prodotto locale. Per cena qualche piatto più ricercato presso il ristorante La Siesta. A pochi chilometri da regia Domizia c’è il Santuario di Pasano. Vi andai con piacere per incontrare la leggenda dello schiavo turco convertito al cristianesimo dopo un miracolo. La leggenda narra che un masso caduto dal cielo spezzò le catene all’uomo che in segno di ringraziamento abbracciò la fede cristiana. A tal proposito durante la stagione estiva nel centro di Sava si svolge una rievocazione storica dell’evento molto bella e coinvolgente. Se vi capiterà di andare al Santuario non perdetevi, oltre all'opere d’arte a sfondo religioso una fantastica opera della natura: nel giardino sul retro dell’edificio potrete vedere un ulivo di ben 400 anni. A cornice del Santuario trovai uliveti e muretti a secco tipici della zona ma dovetti ripartire presto per raggiungere San Marzano di San Giuseppe. In questo paese incontrai alcuni membri della comunità Arbëreshë ovvero quegli albanesi che secoli fa raggiunsero alcune zone dell’Italia meridionale. Anche loro mi accolsero con grande amicizia e mi invitarono a seguire di persona la rievocazione di un matrimonio in costume nella cornice preziosa della Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Per pranzo un ritorno a Sava dove al ristorante La Paranza gustai dei piatti a base di pesce davvero sopraffini. Fu invece nel comune di Oria che dopo una rilassante passeggiata tra le vie, le piazzette, i palazzi nobiliari e il castello, feci visita al bar Carone. Il bar è una sorta di museo che espone oggetti e reperti che risalgono ai primi decenni del 1900. Documenti, attrezzature da bar, bottiglie, confezioni e, in particolare testimonianze che ricordano la presenza degli americani durante la seconda guerra. Ma da buon goloso il mio interesse cadde sul tipico dolce chiamato Scarpetta. Un dolce semplice preparato con farina, uova, zucchero e la maestria della massaie oritane. Nella seconda parte del pomeriggio feci tappa al Convento di San Francesco di Sava per godermi il meraviglioso Museo Missionario. E’ un Museo che vi consiglio di tutto cuore perché propone una ricchezza straordinaria di reperti di ogni genere e di ogni luogo in cui sono stati operativi nel tempo i missionari. Ampie sale con vetrine stracolme di storia: minerali, animali, indumenti, documenti, oggetti di vita quotidiana delle varie popolazioni, un susseguirsi di reperti che vi affascineranno. Occorre però avere tempo per osservare e comprendere, almeno in parte, tutto ciò che è esposto. Uova e ossa di animali preistorici, armi tribali, indumenti orientali, attrezzature per la ricerca scientifica, un vero tesoro che impreziosisce l’immenso lavoro missionario di un tempo e oggi la città di Sava. E proprio le donne della Pro Loco di Sava furono, dopo la visita museale, le interpreti della mia cena casalinga: polpette di carne, chiocciole, verdure, fave, parmigiana, legumi, pucce salentine, dolci, il tutto annaffiato dal celebre vino Primitivo di Manduria. Per il terzo giorno di viaggio scelsi un altro Museo di notevole importanza. Mi recai infatti a Taranto per visitare il MarTa: Museo Archeologico Nazionale con tanto di laboratorio. Al suo interno reperti che ripercorrono tutta la storia salentina, dalle popolazioni messapiche ai romani passando per i greci. Dal paleolitico al medioevo la vera storia dell’Italia meridionale. I preziosi ori di Taranto e la tomba dell’atleta sono solo due dei grandi tesori custoditi, da visitare assolutamente. Dal MarTa al Castello Aragonese oggi di proprietà della Marina Militare, con le sue mura e torri di difesa e le tracce delle varie trasformazioni avvenute nel tempo. E poi il famoso ponte girevole san Francesco di Paola inaugurato nel 1958, il monumento dedicato ai marinai delle forze navali e poco più in basso, sul lungo mare, le sirenette dell’artista Francesco Trani realizzate con un particolare cemento resistente all’acqua salata e posizionate sugli scogli. Nel tornare verso Sava, come avrete capito la mia città di riferimento, mi soffermai a Torricella, due passi sulla spiaggia per ascoltare la voce del mare. Attimi di squisita intimità interiore e di riflessione prima del pranzo al Ristorante Angolo Verde. Avevo ancora molto in programma per quel viaggio e fu così che mi recai ad Avetrana. Lo splendido Torrione del XIII – XIV secolo e la Chiesa Madre con i suoi bellissimi interni meritano già di per se una visita, ma il mio interesse principale fu un frantoio ipogeo posizionato proprio sotto il Torrione. Come ho già detto in questi frantoi si lavorava alacremente per produrre quell’olio che, venduto in mezza Europa, portava reddito. Erano strutture ricavate quasi sempre da vecchi insediamenti messapici o bizantini e riadattati con ingegno al bisogno. L’olio necessitava di una temperatura costante per non perdere la qualità che il mercato richiedeva. Ci lavoravano uomini giovani che alternavano i mesi sotto terra nel frantoio ai mesi estivi propizi per la pesca. Uomini forti ma anche bambini, come tutto fare, come pulitori delle cisterne di contenimento dell’olio. Un lavoro duro condito da sacrifici e restrizioni. Visitate il frantoio di Avetrana e tutto vi sarà chiaro e, perché no, lampante. Arrivò l’ora di cena e scelsi il Vinilia Resort di Manduria e la cucina dello chef stellato Pietro Penna. Passai la notte e l’indomani raggiunsi Erchie per visitare la Chiesa di Santa Lucia e la sua fonte. La Santa, di origini siciliane le cui spoglie sono custodite a Venezia, è qui molto amata e venerata. Visitai la chiesa, la cripta e naturalmente, essendo un portatore di lenti, non esitai a sciacquarmi gli occhi con l’acqua della fonte. Il mio lungo viaggio vide la fine nel comune di Manduria. Tappa di rigore alla Cantina dei Produttori per la pausa pranzo e per un buon vino e poi visita alla città. Oltre ai luoghi di culto cristiani e ai palazzi non perdetevi il vicolo ebraico e la piccola Sinagoga. E’ una proprietà privata, motivo per cui bisogna prenotare per tempo la visita, ma merita assolutamente. In città c’è poi il Museo Civico ricco di documenti e cimeli che ricordano la seconda guerra e gli americani in Salento. Bisogna ricordare che a Manduria è ancora ben visibile l’aeroporto usato durante la guerra prima dalla nostra aviazione, poi da quella tedesca e infine dagli americani che lasciarono un segno indelebile, quel segno che potete ritrovare all’interno del Museo. Anche con le stelle e strisce di sfondo non persi la mia golosità e ne approfittai per finire il viaggio in dolcezza, prima con i mieli dell'apicoltura Alisi, ottimo quello di timo, e poi con il biscotto del soldato. Un biscotto energetico che le mamme e le mogli preparavano per mandare agli uomini al fronte. Fu un viaggio diverso dal solito, una miscela di cultura, sacralità e buoni sapori, ma soprattutto fu il viaggio della gentilezza, della cortesia, della disponibilità della gente salentina a farmi scoprire la propria terra anche in quegli anfratti meno rinomati ma altrettanto veri e importanti. Salento: dove la gente ti abbraccia. 

Fabrizio Salce 

La Regina delle Dolomiti e i suoi segreti in cucina

E’ disponibile la proposta enogastronomica in una guida facilmente consultabile, strutturata da Cortina Marketing in collaborazione con gli operatori del territorio, per orientarsi tra i piaceri del palato a Cortina.
A Cortina l'appuntamento con la buona tavola è una tentazione costante: una tentazione a cui è bello abbandonarsi specialmente dopo l’attività all’aperto, che permette di godere dei peccati di gola senza troppi sensi di colpa.
Il desiderio di Cortina Marketing è valorizzare i sapori unici e la lunga esperienza enogastronomica ampezzana, grazie al lavoro di squadra tra gli operatori del territorio, Deborah Maran, laureata in Economia internazionale presso l'Università di Trieste, Chiara Costa, referente del progetto e l’intero staff dell'ente di promozione di Cortina.
Il progetto partirà dalla raccolta di informazioni e spunti offerti dagli stessi professionisti del settore a Cortina, per giungere all’organizzazione finale dei contenuti in una guida in grado di agevolare il turista – ma non solo – nella scoperta delle molteplici sfumature e declinazioni della tradizione gastronomica ampezzana e di ogni elaborazione creativa della stessa.
Cortina Marketing promuove la grande tradizione e ricchezza di proposte della Regina delle Dolomiti con un nuovo strumento, che verrà strutturato grazie alla collaborazione con gli operatori del territorio. Questo percorso non solo metterà in luce un punto di forza della proposta di Cortina, ma si rifletterà positivamente su tutta la comunicazione e promozione di località, agevolando l’accesso a informazioni utili e preziose per tutti gli ospiti della Regina delle Dolomiti e per chi desidera raccontarla entro e fuori i suoi confini.

Cantina Due Palme di Cellino San Marco (Br) eccellenza dell’enologia pugliese

E’ stata una delle prime aziende salentine ad avviare il conferimento dell’uva biondo oro, inondata dal sole, una importante realtà cooperativa con sede a Cellino San Marco (Br) che oggi conta un migliaio di soci e 2.500 ettari di vigneti adagiati tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto e sei cantine. Accanto a quella principale di Cellino San Marco, ne ruotano altre cinque, tutte di proprietà: la ex-Produttori Agr. Di Cellino, la Riforma Fondiaria sempre di Cellino (1955), la cantina Sociale Angelini di San Pietro Vernotico (costituita nel 1961), la cantina San Gaetano di Lizzano (1959) e la cantina Riforma Fondiaria di Monteroni Arnesano (1960). Nella sede centrale di Cellino, di circa 45.000 metri quadri, si svolgono tutti i processi di vinificazione, invecchiamento, imbottigliamento e stoccaggio dei vini. La società, presente in 40 Paesi ha però i piedi ben piantati nel  Salento e la testa nel mondo grazie alla professionalità dei suoi soci ed alla governance sempre attenta a conquistare mercati sempre più vasti. 
Sono iniziati i conferimenti da parte dei soci: nei vigneti di San Pietro Vernotico, è iniziata la vendemmia del Fiano Minutolo, un antico vitigno autoctono pugliese, reimpiantato nel Salento solo da pochi anni e lavorato ancora oggi con tecniche antiche.
Come l’alba sul mare, così le vendemmie nel Salento sono le prime d’Italia per il sole generoso che rende le uve mature già da metà agosto. Si parte dai grappoli a bacca bianca. I profumi dell’uva appena raccolta inondano le campagne e borghi del Salento, dando il via al grande rito.
Quindi non c’è nulla di meglio che andare in campagna per scoprire e, soprattutto, vedere  “in diretta” i riti della vendemmia. Destinazione San Pietro Vernotico e in particolare i vigneti di Pasquale Elia, meglio conosciuto come Pippi Elia, uno dei soci della Cantine Due Palme. La sua tenuta è di oltre 40 ettari e si rimane incantati davanti alla bellezza dei vigneti ben curati con tanta sapienza e passione. Elia, come spesso lui stesso racconta, prima che un imprenditore, è un contadino. Nato in una famiglia molto umile della quale conserva tuttora i valori più importanti: amore, costanza, lealtà e unione.
Nei vigneti, le donne si tramandano gesti antichi come antiche sono le tecniche di appassimento. Le uve sono distese su reti ben areate e sono lasciate appassire al sole per almeno dieci giorni. Con le loro sapienti mani  tagliano i grappoli più belli, disponendoli nelle cassette e li liberano dalle foglie dopo averli distesi sulle reti.
Vengono effettuati direttamente sui campi i controlli sulla qualità delle uve a cura dell’enologo Francesco Fortunato accompagnato da Angelo Scarano, studente in Enologia e Viticoltura. Saranno loro a decidere quando le uve, arrivate al giusto grado di appassimento, dovranno essere conferite in cantina.
E mentre le uve di Pippi Elia restano ad appassire al sole, in cantina arrivano già dai vigneti di altri soci i grappoli di merlot delicatamente disposti in cassetta. Resteranno qui ad appassire per dare vita al grande passito e per conferire corposità ai vini più blasonati di Cantine Due Palme, che l’hanno resa famosa nel mondo: Selvarossa, Selvamara e 1943.
Intanto tintinnano le bottiglie nella catena di imbottigliamento. Sembra musica. Il ciclo continua ininterrottamente e ha una capacità di 15mila bottiglie all’ora.
Cantine Due Palme sta anche investendo nel turismo. Nell’Antica Villa Neviera, circondata da uno spettacolare bosco di ulivi e di querce e dalle antiche mura messapiche, sorgerà un esclusivo wine hotel. I profumi della vendemmia inondano le campagne e borghi del Salento, intrecciandosi con quelli dell’azzurro mare. E sarà un indimenticabile abbraccio.

Info: Cantine Due Palme
Via San Marco 130
Cellino San Marco (BR)
www.cantineduepalme.it

GOLA GOLA FOOD and PEOPLE FESTIVAL: il gusto di essere a Piacenza

Il 5 e il 6 settembre 2020, la rassegna di cultura enogastronomica torna per la seconda volta nella città emiliana. Immaginato più che mai come un evento in grado di valorizzare un intero territorio puntando sulle sue eccellenze enogastronomiche, Gola Gola Food and People torna a Piacenza per la seconda edizione. Il 5 e il 6 settembre 2020, la rassegna intende declinare il tema del cibo in molteplici dimensioni e allo stesso tempo offrire ai visitatori l’opportunità di tornare a vivere la Città con serenità, ma nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Ristoranti, bar, negozi, produttori e aziende agricole diventano protagonisti di un’iniziativa diffusa, che si dirama tra talk show, degustazioni e mercato delle specialità alimentari selezionate accuratamente nel segno della qualità. A essere coinvolte in quello che per due giorni diventa il cuore dell’area di Visit Emilia (www.visitemilia.com), saranno personalità della cultura a 360 gradi, chiamate a discutere di temi di grande attualità come la sostenibilità e l’impatto dei comportamenti alimentari sull’ambiente, di storia della tradizione culinaria e di libri inerenti all’argomento centrale del festival.  
In una città che apre le porte ai turisti del gusto, ai quali dedica anche una suggestiva Notte Bianca dei Golosi in Piazza Cavalli, il cibo si manifesta nella propria forma spettacolare, tra cooking show e laboratori, e si lascia scoprire grazie a degustazioni guidate offerte dal Consorzio di Tutela  dei Salumi Tipici Piacentini e nei numerosi banchi del Mercato delle Specialità tra vini, caffè, cioccolate, formaggi stagionati, focacce, farine, birre, insaccati tradizionali e oli extravergini. Appuntamenti musicali e tour guidati completano il programma di un evento panoramico, realizzato per volere del Comune di Piacenza, grazie al supporto di Camera di Commercio, Fondazione Piacenza Vigevano, Iren, Confindustria Piacenza, Coldiretti Piacenza e Consorzio Piacenza Alimentare.

Info: Gola Gola Food and People Festival
Tel. Visit Emilia (Iat di Piacenza): 0523 492001
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.golagolafestival.it

I campioni del gusto in Alpe Adria del 2020 si incontrano a Jesolo 

Giovedì 24 settembre lo storico editore Club Magnar Ben promuoverà la cerimonia di consegna degli Awards Internazionali “Best of Alpe Adria” della Guida Best Gourmet 2020 al “TerrazzaMare Marcandole al Mare” di Jesolo (aperitivi, cucina di pesce e cocktail in elegante ristorante-lounge bar fronte mare con dj set in piazzetta Faro 1 a Lido di Jesolo VE).

In questa 10° edizione dalle ore 11.30 alle ore 12.30 sfileranno di fronte al famoso faro di Jesolo, ben 21 Awards, dei quali 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 nella sezione dedicata al food.

A seguire alle ore 13.00 il brindisi ed il pranzo che quest’anno sarà curato dagli chef dei ristoranti Marcandole di Salgareda e TerrazzaMare Marcandole al Mare che da oltre 5 anni accolgono questa manifestazione con grande successo.

(Gianluigi Veronesi)

La Lituania in 15 piatti

Sapevate che la Lituania é un paese meraviglioso? E' una nazione dove oltre alle straordinarie bellezze paesaggistiche e territoriali, ci sono quelle gastronomiche: pensate che ben diecimila lituani si sono espressi ed anno decretato quali sono i loro migliori 15 piatti nazionali! Insomma, é giunta l'ora di aggiornare i nostri orizzonti enogastronomici: se fino ad oggi pensavamo al Belgio per l’ottimo cioccolato, alla Spagna per la paella, alla Polonia per i Pierogi  o all'Italia per la pizza, é arrivato il momento di allargare le vedute e innamorarsi anche della cucina lituana. Il voto popolare lituano ha messo in risalto piatti che meritano davvero di essere scoperti, a partire dalla classica zuppa rosa Šaltibarščiai fino a ricette decisamente più ricercate, come l’Applecheese o il Gira. I ristoranti che li offrono si trovano in tutta la Lituania e sono subito identificabili perchè hanno ricevuto l’etichetta “National Menu”. Possiamo dire che ora in Lituania c'è un nuovo modo di visitatre il Paese, attraverso una esplorazione gastronomica che suscita grande curiosità. La ciliegina sulla torta l'ha messa la Lithuana Travel, che ha dato vita ad un viaggio nella Lituania più autentica, un tour in 15 piatti,  un itinerario culinario di tre giorni alla ricerca dei sapori tipici di un Paese che, al di là della sua cucina ricca di storia e di gusto, ha molto da offrire: da città d’arte come Vilnius e Kaunas fino alle splendide località come la penisola Curlandese e la regione dei laghi. Ecco quindi un viaggio che vi consentirà di vedere tutto questo, nel dettaglio.

1° GIORNO: I piatti ICONICI: Il primo giorno porta con sé i piatti più iconici della tradizione lituana. Si parte con la Šaltibarščiai, la tradizionale zuppa rosa (servita rigorosamente fredda) a base di barbabietole e kefir. Si prosegue con del pane nero di segale, di cui i lituani vanno ghiotti, consumandone oltre 110 Kg. all’anno pro capite, considerato in questo caso nella sua versione fritta e con i Cepelinai, dei grossi gnocchi di patate ripieni di carne e serviti con panna acida. Il pasto si chiude con un sorso di Gira, una bevanda a base di crosta di pane fermentata, e con il Šakotis, tradizionale torta a spuntoni famosa per la sua cottura lenta. Piccola curiosità sul Šakotis: in Lituania è talmente popolare che gli è addirittura stato dedicato un museo: si trova a Druskininkai, nel sud del Paese. Non per niente è stato votato dal 68% dei partecipanti al sondaggio, superato solo dall’84% dell’immancabile Šaltibarščiai.

2° GIORNO – i piatti INSOLITI: Il secondo giorno include altri piatti lituani famosi anche al di fuori dei suoi confini. Dopo una tradizionale zuppa di crauti, scelta dal 35% dei partecipanti, troviamo il Kastinys, un formaggio spalmabile STG a base di panna acida, burro e latte cagliato spesso accompagnato alle patate e il Kugelis, una torta sempre a base di patate spesso servita con pancetta o con panna acida. Ad accompagnare il pasto troviamo naturalmente dell’ottima birra lituana, mentre come dolce non poteva mancare l’apple cheese. Questo è uno dei piatti più curiosi della gastronomia lituana, oltre che uno dei più deliziosi: si tratta di una confettura di mele lasciata essiccare per circa un mese, fino ad assumere la consistenza (e da qui deriva il nome) di un formaggio stagionato.

3° GIORNO –  i piatti RUSTICI: L’ultimo giorno prevede ricette più semplici, gustose e autentiche. Dei quindici piatti scelti da Lithuania Travel restano ancora da provare la tradizionale zuppa di funghi e l’aringa con le patate, un piatto tipico della tradizione nord-europea e molto diffuso tra le cucine lituane. Non mancano poi i Balandeliai, cavoli ripieni di carne e verdure e diffusi un po’ in tutta l’Europa dell’Est. Chiudono il pasto il Tinginys, un dolce a base di biscotti e cacao molto simile al nostro salame di cioccolato, e un bicchiere di idromele, una bevanda che non poteva mancare in un Paese famoso in tutto il mondo per l’ottimo miele e per le numerose ricette in cui lo si impiega.

Potrete mai fare a meno di una così bella esperienza turistica? Riuscirete a resiste alla tentazione di esploare la Lituania da un nuovo punto di vista e come nessuno aveva mai fatto prima? Non pensateci troppo sopra e anzi, assecondate la vostra curiosità a cominciare dalla visione del menù integrale: https://www.lithuania.travel/en/news/taste-the-authentic-15-lithuania-flavours  oppure cominciate a cercare informazioni sulla Lituania e sulla sua offerta al link: https://www.lithuania.travel/en/ 

(Gianluigi Veronesi) 

Fungolandia: 15esimo anno col fungo e il suo mondo in Valle Brembana!

Con tutti gli accorgimenti per attività in sicurezza, dal 5 al 13 settembre ritorna Fungolandia l’appuntamento con la rassegna dedicata al mondo dei funghi in Val Brembana ricca di appuntamenti  negli undici paesi di Altobrembo: Averara, Cassiglio, Cusio, Mezzoldo, Olmo al Brembo, Ornica, Piazza Brembana, Piazzatorre, Piazzolo, Santa Brigida e Valtorta (Alta Valle Brembana – BG). 
Al fine di garantire lo svolgimento delle iniziative in sicurezza, l’impostazione della rassegna sarà̀ lievemente diversa dalle scorse edizioni, ma anche quest’anno i visitatori saranno guidati alla scoperta della natura e del territorio dell’Alta Valle Brembana partecipando a mostre, percorsi gastronomici, escursioni, percorsi sensoriali, laboratori, giornate dedicate al benessere e molto altro.
Tutti i giorni sarà̀ possibile partecipare alle “Giornata alla scoperta dei Funghi”: il programma prevede al mattino una passeggiata guidata dai micologi per scoprire i funghi e l’habitat del bosco, il pranzo in uno dei ristoranti con menu a tema e, al pomeriggio, la possibilità̀ di visitare, nell’ampio spazio della Sala Polivalente di Santa Brigida, la “Mostra del Fungo della Valle Brembana” con l’esposizione di numerose specie fungine del territorio, il tutto accompagnati dai micologi dell’Associazione Micologica Bresadola, sempre pronti a rispondere a tutte le curiosità̀ di questo misterioso mondo. Sono numerosi gli appuntamenti di punta della rassegna, già̀ dal primo sabato infatti “Un borgo di sapori”, un percorso gastronomico, lungo il quale i cinque sensi saranno i protagonisti, vi guiderà̀ alla scoperta di angoli nascosti del borgo di Cusio. Al pomeriggio invece, a Piazzatorre appuntamento imperdibile per i più piccoli: “Riscopriamo la natura attraverso i 5 sensi”, percorso sensoriale immersi nella natura di un suggestivo boschetto alla scoperta del nostro ambiente. La sera due spettacoli: “Brividi intorno al falò”, racconti consigliati ad un pubblico adulto nella suggestiva cornice del Mulino del Bolgià di Valtorta e “S(legati)”, una rappresentazione teatrale a Piazza Brembana. Domenica 6 settembre, appuntamento unico per i più piccoli, Chiara Crotti guiderà̀ “I detective della natura”, in un avvincente percorso a Piazza Brembana alla scoperta degli indizi che hanno lasciato gli animali, mentre nel pomeriggio potrete partecipare a una divertente caccia al tesoro delle nostre mascotte, un’esperienza che si snoda tra le vie del borgo di Mezzoldo per farvi scoprire alcuni dei principali monumenti e dei punti di interesse. Durante la settimana, in particolare martedì̀ 8 settembre, vi aspetta un’intera giornata dedicata al benessere immersi nella tranquillità̀ della natura sulle sponde del lago di Cassiglio con pratiche di antigravity fitness, plilates, yoga e bagni di suoni e, nel frattempo, per godervi a pieno la giornata di benessere e relax, i più piccoli potranno partecipare a “Fungodivertimenti” un appuntamento guidato dalla psicomotricista Chiara Angeloni durante il quale i bambini si divertiranno con attività di giochi motori. Saranno numerose anche le visite, lunedì̀ 7 settembre “Viaggio tra le erbe officinali”, una visita guidata ai laboratori e ai campi di coltivazione delle erbe officinali dell’azienda Agricola Soluna di Averara specializzata in prodotti naturali per la cura del corpo. Mercoledì̀ 9 settembre potrete invece partecipare alla passeggiata culturale “Tra la via del ferro e la Via Priula” alla scoperta delle contrade dei caratteristici borghi di Mezzoldo. Mentre per gli sportivi, giovedì̀ 10 settembre “Escursione in e-bike” a Santa Brigida. Venerdì̀ 11 settembre “Scopriamo le rocce” con la geologa Stefania Cabassi alla scoperta delle rocce che caratterizzano il corso del fiume Brembo a Olmo al Brembo e, la sera a Piazzolo “I racconti del bosco”, passeggiata notturna nel bosco incantato accompagnata dalla narrazione della favola sugli abitanti del bosco.
Anche il secondo fine settimana sarà ricco di eventi per tutta la famiglia. Presso l’Ecomuseo di Ornica, un laboratorio artistico a cura degli Animatori de Le Terre dei Baschenis intratterrà̀ i più̀ piccoli. Al calar del sole invece, nella suggestiva location dei Piani dell’Avaro di Cusio, “Sinfonie in quota” regalerà̀ emozioni uniche immersi nella natura incontaminata con una dolce melodia in sottofondo. La sera, una visita guidata vi porterà̀ a scoprire i tesori di Ornica. E la domenica, per il gran finale, Radio 2.0 sarà presente per tutta la giornata con le sue animazioni a Santa Brigida nel giorno di chiusura della “Mostra del Fungo della Valle Brembana”. La mattina invece a Ornica, nel particolare contesto della Val d’Inferno, “Un inferno musicale”, le musiche della tradizione orobica e alpina al suono dei baghet, l’antica cornamusa bergamasca, incontrano il Corno delle Alpi dei “Chi ‘lla pia”. Nel pomeriggio, sempre a Santa Brigida, “I Segreti del bosco”, la voce narrante del naturalista vi guiderà̀ alla ricerca delle tracce degli animali del bosco. Seguirà̀ un laboratorio didattico con l’utilizzo degli elementi naturali raccolti. Nel tardo pomeriggio, presso la Sala Polivalente di Santa Brigida con la premiazione dei concorsi di Fungolandia 2020 chiuderà̀ ufficialmente la quindicesima edizione della rassegna.
Tutti i giorni i ristoranti aderenti all’iniziativa proporranno squisiti menù a base di funghi e prelibatezze del territorio e, per chi volesse abbinare gusto e natura, sarà possibile prenotare gustosi cestini pic-nic da consumare all’aria aperta.
Per gli appassionati di mostre, non solo sarà allestita la Mostra del Fungo della Valle Brembana a Santa Brigida, i paesi di Altobrembo infatti ospiteranno anche mostre fotografiche: “Angoli di storia” a Olmo al Brembo, “I Baschenis de’ Averaria” a Valtorta, “Il fotografo ritrovato” a Ornica ed “Eleganza discreta di una Valle“ a Santa Brigida.
Le iniziative in programma si svolgeranno per lo più all’aperto, su prenotazione o in spazi particolarmente ampi, il tutto per limitare al massimo i rischi a seguito dell’emergenza Covid-19.
Sul sito www.fungolandia.it oltre a calendario, menu e tutte le informazioni per partecipare alla rassegna, sono disponibili le proposte e le offerte per vivere Fungolandia a 360° negli alberghi, B&B e appartamenti di Altobrembo.

www.fungolandia.it 
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Tel. 348.1842781

Franciacorta: 60 Dosaggio Zero in degustazione

Parola magica e attraente, Franciacorta ormai simbolo di "cose buone e pregiate" di qualità, moda, fascino, festa e tanto altro ancora. Se parliamo poi di Festival del Franciacorta, subito scatta interesse e attrazione: siamo di fronte ad uno degli eventi più amati dagli appassionati delle bollicine più pregiate d’Italia. A organizzare questo interessante evento le "Cantine di Franciacorta", fornitissimo Wine Store situato ad Erbusco, esclusivo ed elegante open space di 500 mq. Protagoniste saranno 60 aziende vinicole franciacortine selezionate per l’occasione, legate dall’altissima qualità e dal metodo della rifermentazione naturale in bottiglia. Ma come funziona la manifestazione? Ogni azienda porterà il proprio Dosaggio Zero (massima espressione del territorio e del lungo percorso di affinamento compiuto dal vino) occasione veramente straordinaria per degustare e paragonare fra loro i Dosaggio Zero delle cantine più blasonate e di quelle emergenti, eccezionalmente presentati insieme in un unico avvenimento. Ogni cantina metterà poi in degustazione anche un’altra tipologia di Franciacorta a scelta. I due week end saranno quindi un’opportunità unica per degustare un’ampissima selezione di Franciacorta attraverso un viaggio sensoriale in cui si percepiranno emozioni e sensazioni diverse ad ogni assaggio e si potranno avere dai sommelier e dagli esperti di Cantine di Franciacorta informazioni sulle peculiarità di ogni azienda e di ogni vino. Veniamo ora alle date: S’inizierà il weekend del 12 - 13 settembre con 30 cantine (15 per ogni giorno) per poi proseguire il 19 - 20 con le successive. Non ci sono dubbi: per gli appassionati di bollicine questo è un appuntamento irrinunciabile. 
(Gianluigi Veronesi)

Ulteriori informazioni:

Cantine di Franciacorta 
Via Iseo, 98 - Erbusco (BS) 
Tel. +39 030 775 1116
www.cantinedifranciacorta.it 
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Spumanti italiani: indagini Ovse in epoca di Coronavirus

In epoca Covid un calice di vino ha salvato la socializzazione fra le mura domestiche e nel web. Nel 1° semestre 2020 c’è stato un calo dovuto al lockdown nei settori horeca, soprattutto vini rossi importanti e bollicine di alto pregio a iniziare dallo Champagne. Mantengono le posizioni i vini spumanti italiani con il Prosecco&C, bene i vini bianchi freschi d’annata, la Gdo vede salire le vendite, l’e-commerce raddoppia i volumi, va meglio per i vini di costo medio.
Sfatiamo una fake-news enoica (vini&spumanti) da Covid19, almeno riportiamo la questione entro ambiti reali e certi, suffragati dalla concretezza dei numeri e esatta analisi delle risposte del mercato. Ovse è dal 1991 che monitorizza i dati di produzione, spedizione, dogane, export, consumi e mercati per i vini spumanti, e anche per i vini tranquilli. 30 anni di analisi, ricerche, indagini e sondaggi che permettono di avere una visione economica-tecnica nazionale e diretta in 32 Stati del mondo, oltre che referenti in tutte le regioni italiane,  rispetto a corazzate Potemkin nate recentemente.
Il calo di vendite-consumi di vini spumanti italiani sul mercato interno ed estero durante i 33 giorni di lockdown (iniziato il 9 marzo) e i 100 giorni di pandemia con limitazioni di spostamento (1 solo italiano su 3 è stato totalmente a casa) è molto più contenuta e più differenziata rispetto alle dichiarazioni altisonanti lette tempo fa. Discorso totalmente diverso per vini tranquilli, seppur fortemente diversi tipologia per tipologia. Gli stessi dati della Gda (canale nazionale che copre l’acquisto di 6 bottiglie su 10) confermano un incremento di acquisti e di atti di acquisto a livello nazionale in confronto con lo stesso periodo 2019, seppur con cali evidenti per certe tipologie, etichette, denominazioni. Inoltre fino al 10 marzo tutte le spedizioni programmate dalle cantine sono arrivate a destinazione, in pieno lockdown è scattata la corsa all’acquisto online e con il delivery conseguente, poi si sono riaperte le cantini per gli acquisti diretti diventando una fuga o scusa di riscatto dalle chiusure domestiche.
Giampietro Comolli, fondatore di Ovse-Ceves nel 1991 con Fregoni e Niederbaker, una garanzia di analisi e valutazioni da quasi 30 anni e non recente,  sintetizza: “ I numeri del consumo dei vini spumanti in Italia e i canali di consumo durante  il periodo Covid e primo semestre 2020 analizzati  da Ovse indicano che restare a casa, con più tempo libero, più voglia di cucinare, più tempo sui social e web ha incentivato i calici di bollicine. Il consumo domestico ha sostituito, in gran parte, quello degli aperitivi e delle cene fuori casa. I millennials e la G.zero non hanno rinunciato all’”ape”, quindi più spritz in casa. Il Valdobbiadene Prosecco e i vini bianchi fermi freschi d’annata hanno fatto la parte del leone, come le bollicine territoriali e con uve autoctone, ci sono stati più atti d’acquisto in Gdo, più che raddoppiati in 100 giorni gli ordini online, ma scelta prioritaria sotto i 7-10 euro a bottiglia. I cali più sensibili per vino biologico, i grandi vini rossi, Champagne. Per alcune bollicine top-dop italiane di pregio hanno patito un calo maggiore causa lockdown dell’horeca, ma sono etichette molto più richieste nel secondo semestre d’anno”.      
Come Ovse abbiamo riscontrato altri elementi interessanti per una valutazione più completa e corretta: sicuramente  le bollicine sono un vino conviviale e di socialità (la crescita dei consumi off-premise degli ultimi anni lo confermano) e inoltre in Italia fra i giovani (millennials e G.zero) il rito dell’aperitivo aveva offerto un contributo ai consumi contribuendo a destagionalizzare i consumi nel nostro paese come in altri, facendo diventare una bottiglia di bollicine un vino alternativo a tutto pasto anche nella horeca (ristoranti, pizzeria, bar diurni, esercizi serali, catering …). Un altro dato importante è che nei mesi primaverili il consumo di bollicine in ogni canale è limitato per cui le riserve del fine anno precedente possono essere sufficienti, soprattutto senza eventi privati e pubblici, festeggiamenti in strada. E’ sicuramente vero che la chiusura totale, con le limitazioni di distanze, ha determinato un blocco di consumi, le limitazioni parziali successive hanno ridotto i consumi del fuori-casa: ma su base annua il canale degli esercizi pubblici gestisce il 35-38% del volume totale con concentrazioni di consumi dettati da luoghi, mesi, tradizioni, quindi assai variabili da regione a regione, da tipologia a tipologia di vini fermi e di vini frizzanti e spumanti. Certamente il dato negativo dettato dalla chiusura totale Covid più importante e significativo (sia in volumi che in valore)  viene dal blocco delle spedizioni e dei trasporti (anche via aereo) verso l’estero. Durante il lockdown in Italia (facevo personalmente la spesa in Gda e in negozi aperti) ho sempre trovato in tutti gli scaffali di tutte le insegne tutte le etichette di vini e spumanti che volevo: certamente gli spazi più vuoti erano quelli dei vini a prezzo più contenuto (sotto i 7-10 euro), dei vini frizzanti e spumanti di marca italiana, dei vini bianchi freschi fermi.  Da qui, se il calo assoluto dettato dalla analisi di dati fiscali e di trasporti parla di un consumo ridotto anche del 70% in 100 giorni, si fa riferimento a un periodo di consumo dei vini spumeggianti/effervescenti notoriamente ridotto: in Italia (ma anche in Francia e Spagna) i primi 6 mesi d’anno rappresentano un consumo di circa il 33-35% del totale (1 bott su 3); inoltre già febbraio-marzo sono i primi mesi utili per gli ordini del vino nuovo e per le consegne,  ma una quota percentuale limitata poiché il massimo delle consegne avviene a giugno-luglio e a ottobre-novembre.
Un altro dato interessante valutato da Ovse sono i metodi produttivi e i rispettivi volumi delle bollicine italiane pronte per il consumo durante i 100 giorni delle limitazioni degli spostamenti e della gestione d’impresa: nei primi mesi dell’anno i vini spumanti ottenuti con il metodo italiano (Prosecco, Valdobbiadene, Lambrusco, Durello, Malvasia, Ortrugo, Muller, Pinot…) sono già in spedizione e per questo non hanno risentito del calo dei consumi, anzi. Viceversa i vini ottenuti con il metodo tradizionale classico (Franciacorta, Alta Langa, Trento, Monti Lessini, ecc..), fatto eccezione per i millesimi riserva e selezioni disponibili in cantina oppure già presso i distributori o clienti, solitamente vengono imbottigliati a primavera e le massicce spedizioni iniziano da maggio-giugno (bolle e dogana). Inoltre il metodo trad-classico italiano rappresenta il 12% (con 26 mio/bott) di tutte le bottiglie di bollicine consumate in Italia all’anno (206 mio/bott), è esportato per circa il 10% della produzione: non rappresenta quindi grandi numeri sul mercato nel primo semestre 2020 nazionale, ma è fortemente presente nella grande ristorazione e grandi eventi per cui un lockdown è più incisivo e sentito. E’ evidente che una perdita di spedizioni e di vendite di tutte le bollicine metodo trad-classico di 2,5 milioni di pezzi al posto dei soliti 7 milioni, fa gridare una perdita di vendite del 35-36% nel periodo, ma non su base annua.
Anche in periodo Covid e lockdown, gli italiani, quando hanno potuto, hanno scelto e consumato bollicine: anzi nella pace domestica, con più tempo libero e tanta voglia di fare cucina…, i calici di bollicine sono aumentati automaticamente (supplendo la mancanza di socializzazione e convivialità esterna). Il recente sondaggio Ovse indica che c’è voglia di consumi fuori casa per avere “la prova” di un ritorno alla normalità, ma questa voglia può essere pericolosa. Ovse registra che c’è stato un consumo maggiore di vini nei primi 6 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. 1 consumatore su 2 dichiara che non ha cambiato abitudini di consumo e che ha continuato a bere e trovare il vino che voleva; è vero anche che c’è stata un acquisto di vini con un costo più basso (incremento provato dai volumi fatti da discount, insegne di primo prezzo), mentre i giovani (millennials e G.zero) dichiarano di aver iniziato e/o aumentato il consumo di vino in casa.
In sintesi la ricerca di Ovse-Ceves (luglio 2020) sul comportamento degli italiani in generale rispetto all’acquisto e consumo di vino in periodo Covid (100 giorni, dal 9 marzo al 30 giugno) ci dice :

-           meno consumo di vini sostenibili e quelli più cari in senso generale

-           più consumo di vini locali facili da trovare, più pubblicizzati e anche autoctoni

-           più bottiglie a prezzo contenuto (limite sono i 10-11 euro a bottiglia su scaffale o in cantina)

-           più vini di cantine grandi note diffuse che danno garanzie

-           più acquisti online e eno-commerce

-           meno acquisti diretti in cantina soprattutto nei territori e grandi DO dove avvenivano eventi, fiere, degustazioni, primeur

-           più delivery

-           meno acquisto di Champagne

-           più acquisto di Prosecco Superiore e Doc (molti in abbinamento con Aperol o Campari)

-           più vini bianchi tranquilli noti e di annata recente

-           meno vini rossi tranquilli top selezionati riserve e più noti dell’alta gamma

In sintesi, dalla analisi di Ovse sui consumi globali in Italia  dei primi 6 mesi 2020 (più di 3 mesi in piena pandemia Covid), emerge un aumento del 11% di vendita di bottiglie di vini nella Gda, rientranti nel +10% di spesa alimentare durante il periodo di limitazione; l’e-commerce è aumentato del 120%; la priorità di acquisto va ai vini prodotti più vicino a casa, ma noti; il 65% dei consumatori abituali italiani dichiara di aver mantenuto se non aumentato il numero di bottiglie attraverso più atti d’acquisto; fra i vini tranquilli significativo calo (anche del 25-30%) dei vini rossi importanti e più blasonati come Barolo, Amarone, Brunello, Bolgheri…; in crescita (7%) il consumo di vini bianchi tranquilli d’annata e bollicine metodo italiano; stabili i vini biologici; performance degli atti d’acquisto per vini con costi sotto i 5 o i 10 euro a bottiglia (a secondo tipologia, DO, marca).  Emerge anche un dato negativo, ma non di consumo e acquisti:  la forte necessità di liquidità delle più quotate imprese vitivinicole aventi costi di gestione superiori, blocco degli incassi, forte calo di vendita in horeca (anche 50-60% rispetto lo stesso periodo); raddoppio del problema incassi dall’horeca; difficoltà di accesso al credito aziendale. Questi i reali problemi urgenti delle principali grandi aziende del vino e degli spumanti, ma tutti estranei al dato del consumo.  Come Ovse abbiamo stimato i numeri di consumo nell’intero primo semestre 2020 compreso i 100 giorni di lockdown: sono circa 220 milioni di bottiglie italiane fra vini, frizzanti e spumanti non consumati rispetto allo stesso periodo del 2019 per un non-fatturato di 2,0 mld/€, di cui 120 milioni in meno verso l’estero per una perdita di 0,8 mld/€ . E’ difficile però traslare il dato semestrale sull’intero anno, poiché le spedizioni, le consegne e i consumi in Italia sono ancora molto stagionali (rispetto alla Francia) con circa il 70-75% del consumo concentrato fra estate e fine anno.       
Un segnale positivo arriva dai primi paesi importatori di vini spumeggianti: Usa, UK e Giappone segnano una crescita in volumi (+2,5% sul 2019), purtroppo a valori stabili. Un segnale reale e allarmante arriva dalla Francia per lo Champagne che registra, sempre in 100 giorni di Covid19, un calo dei consumi sul mercato interno pari a circa l’55% rispetto allo stesso semestre del 2019 e un calo del 45% per le spedizioni all’estero. Su base annua le Case di Champagne stimano una perdita del 27-28% dei volumi e un danno economico di circa 1,7 mld/euro.  

Giampietro Comolli

Rivista mensile cartacea e Ipad - Newsletter quindicinale - Trasmissione tv - Eventi live

Tipicità e turismo enogastronomico, cucina del territorio, ristoranti e ristoratori, chef, vini e vigneron, hotellerie, itinerari turistici, trend di mercato, cultura e lifestyle.

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