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Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Gianluigi Veronesi

Nel cuore della provincia di Reggio Emilia, aperitivi, picnic e i “mercoledì rosé”

Una tenuta immersa nel verde, circondata da vigne, una villa del Cinquecento, un’acetaia storica, lo sguardo che si perde tutt’intorno, abbracciando la provincia di Reggio Emilia, un’atmosfera unica e affascinante a far da cornice: questa è Venturini Baldini, realtà enoica dolcemente adagiata sulle colline matildiche, zona di Lambruschi speciali e non solo.  Qui – a partire dal 5 giugno – riprenderanno gli appuntamenti tra le vigne. L’inaugurazione – proprio sabato 5 stesso - è realizzata in collaborazione con Vini e Vinili, agenzia che organizza eventi nei palazzi e luoghi storici di Reggio Emilia per vivere e far vivere la città e il territorio. L’ingresso è gratuito, ma è necessario registrarsi su Eventbrite, per permettere di gestire i flussi di persone e garantire il giusto distanziamento. A disposizione degli ospiti quattro food truck dove acquistare l’aperitivo o la cena da accompagnare con i vini biologici della tenuta. Un bel telo da portarsi dietro e stendere sull’erba, scegliendo l’angolo di natura preferito, voglia di divertirsi e tanta musica con i vinili degli Euronettuno, ecco gli ingredienti perfetti per la serata. L’appuntamento verrà bissato anche il 24 luglio con le stesse dinamiche. In calendario il 13 giugno la giornata dedicata ai Picnic in famiglia, organizzati in collaborazione con Pause e Reggio Children. Pause è il laboratorio di ricerca di Fondazione Reggio Children dedicato al gusto e al benessere, in cui la relazione col cibo si fa poli sensoriale e creativa. Quale miglior partner per Venturini Baldini per organizzare una giornata dedicata ai bambini e a mamma e papà, un’intera domenica pensata per le famiglie, con molte attività in programma per i più piccoli – dai burattini alla lettura delle fiabe, passando per i corsi di cucina per grandi e piccini – a un menù dedicato, da consumare sui prati come un vero pic-nic (per motivi di sicurezza ognuno dovrà portarsi il proprio plaid).
Inoltre, dal 16 giugno riprenderanno - per tutta l’estate - i consueti appuntamenti con i “Mercoledì Rosé”, con accompagnamento musicale di primordine. Tra le guest star canore, Channing Banks, cantante dance di fama mondiale, che 10 anni fa dalla California si è trasferita a Quattro Castella ed è ormai reggiana d’adozione. Sarà lei ad animare musicalmente le serate del 16 giugno, 28 Luglio e 25 agosto. Il 23 giugno invece a salire sul palco tra le vigne sarà Il Sestetto, e per finire 3 date (30 giugno, 14 luglio e 18 agosto) vedranno protagonista il David Estrada Quartet, un gruppo che regala Jazz d’autore incentrato sulla reinterpretazione di brani dal mondo Pop-Soul rivisitati in chiave Jazz e Latin, con contaminazioni che creano atmosfere calde e rarefatte giocate sugli arrangiamenti e sulla suadente voce del crooner, David Estrada – da cui appunto il gruppo prende il nome -  cileno e reggiano d’adozione.

Al via anche l’“Apericena” del venerdì e la domenica “Pizza e Bollicine” per chi ama sperimentare.
L’estate è ormai alle porte, è tempo di relax e divertimento, in particolare dopo un periodo di chiusure e distanziamento come quello che si sta vivendo. Come direbbe Dante, finalmente, toneremo “a rivedere le stelle”.

Tutti gli eventi sono prenotabili tramite Eventbrite
https://venturinibaldini.it
http://acetaiadicanossa.it

La Guida Michelin premia otto ristoranti della Svizzera italiana

Ormai ci siamo, l’ora della tanto agognata cena al ristorante è arrivata: anche in Svizzera i locali hanno il nullaosta per riaprire i battenti e invitare gli ospiti a sedersi a una tavola imbandita. L'attività in cucina torna frenetica soprattutto a Lugano, perché giusto quest'anno la più grande città del Ticino ha visto insignire di una stella ben tre nuovi ristoranti.
Gli ispettori sono rimasti colpiti dall’eccellente livello gastronomico delle cucine dirette da Domenico Ruberto, I Due Sud (Hotel Splendide Royal); Luca Bellanca, META; e Cristian Moreschi, Principe Leopoldo (Hotel Villa Principe Leopoldo). 
“Con queste tre new entry fra i ristoranti stellati della selezione 2021, Lugano dimostra un’evoluzione gastronomica finora ineguagliata e si propone, di fatto, come la nuova destinazione edonista per i buongustai”, ha dichiarato la Guida Michelin in riferimento alla nomina dei tre nuovi ristoranti stellati sul Lago di Lugano. Un altro punto di riferimento per i buongustai a Lugano è lo chef Frank Oerthle del ristorante Galleria Arté al Lago (Grand Hotel Villa Castagnola), dove una stella Michelin splende già dal 2011. Nota per le sue teste coronate è anche la località di villeggiatura di Ascona sul Lago Maggiore. Qui vale la pena far visita a Rolf Fliegauf nel suo Ristorante Ecco (Hotel Giardino Ascona), premiato con due stelle Michelin, allo chef stellato Marco Campanella in La Brezza (Hotel Eden Roc) e a Matthias Roock nella Locanda Barbarossa (Hotel Castello del Sole), che oltre alla conferma del riconoscimento concesso alla sua cucina ha ricevuto anche una stella verde Michelin – un simbolo dei ristoranti che considerano il lavoro sostenibile come il proprio vessillo. La squadra dei cuochi stellati in Ticino è completata dallo chef Lorenzo Albrici e dalla sua Locanda Orico, un piccolo ristorante con una grandiosa cucina nel capoluogo ticinese, che si è affermato da tempo come fiore all’occhiello della gastronomia a Bellinzona. ticino.ch/stelle

Lugano – La nuova mecca dei palati raffinati
Lugano, la più grande città del Ticino, ha fatto scalpore quest’anno per l’aggiunta di ben 3 nuovi nomi alla lista dei ristoranti insigniti di una stella Michelin. Una ragione in più per visitare l'incantevole città sulle rive del Ceresio. Il pacchetto "Lugano à la carte" offre la possibilità di pernottare in uno dei cinque hotel a 5 stelle di Lugano e di deliziarsi con due cene gourmet di 4 portate con abbinamento di vini ticinesi, una presso la struttura in cui si soggiorna e l'altra in uno degli altri quattro hotel aderenti all'iniziativa (il trasferimento al ristorante scelto è incluso nel prezzo). All'arrivo in albergo, inoltre, gli ospiti trovano ad attenderli in camera una bottiglia di vino ticinese. Il pacchetto può essere prenotato tutto l'anno in ognuno degli hotel partecipanti – Splendide Royal, Villa Principe Leopoldo, Grand Hotel Villa Castagnola e The View, a Lugano; Swiss Diamond Hotel, a Morcote – al prezzo complessivo di CHF 1'790.– per due persone con pernottamento in elegante camera doppia. https://www.luganoregion.com/de/angebote/lugano-a-la-carte

Luca Bellanca – Gault&Millau 2021: "Rivelazione dell'anno in Ticino"
La Gault&Millau 2021 lo ha proclamato la "rivelazione dell'anno in Ticino", la Guida Michelin gli ha per la prima volta aggiudicato 1 stella. Luca Bellanca del Ristorante Meta (15 punti Gault&Millau) a Lugano ha di che essere orgoglioso. Italiano di nascita, ha girato il mondo in lungo e in largo – e la sua filosofia culinaria ne porta il segno. La chiama "Med-Fusion" e in essa fa confluire cucina mediterranea e note esotiche, caratterizzate da deliziose pietanze e marinature gustosamente inconsuete. Ogni piatto è concepito prestando la massima attenzione alla qualità, alla freschezza e alla stagionalità degli ingredienti ed è preparato con meticoloso impegno e inesauribile passione. Il Ristorante Meta è situato nel moderno Palazzo Mantegazza, nel quartiere di Lugano Paradiso, e attraverso l'ampia vetrata e dalla terrazza offre una vista spettacolare sul lago. All'eccellente cucina e all'ambiente raffinato si aggiunge l'impeccabile servizio, al tempo stesso disinvolto e professionale. Il menu degustazione di 6 portate è offerto al prezzo di CHF 130.–. Metaworld.ch

Domenico Ruberto – Un'anima e due regioni
I Due Sud. Un nome, un programma. Perché il ristorante – premiato con 16 punti dalla Gault&Millau 2021 e per la prima volta anche con 1 stella Michelin – dello Splendide Royal, hotel di lusso di Lugano dalla lunga storia, invita a intraprendere un viaggio gastronomico dal sud della Svizzera al sud dell'Italia. Con impareggiabile maestria, il capocuoco Domenico Ruberto combina la cucina tipica della sua terra di origine, la Calabria, con la tradizione culinaria del Ticino, dove si è stabilito per lavoro. Ricordi di infanzia e sapori di altri tempi variamente reinterpretati sono per lo chef fonte di ispirazione per una cucina dal carattere del tutto personale. Le prelibatezze frutto del suo genio, che molto devono agli influssi mediterranei, sono sempre elaborate con ingredienti freschi e di stagione, acquistati presso agricoltori, allevatori e produttori che Ruberto conosce e seleziona personalmente, con l'obiettivo di offrire ai suoi ospiti esperienze gastronomiche indimenticabili. Il menu degustazione "Il Pomodoro che non c'è", offerto tutto l'anno al prezzo di CHF 168.–, è un'eccellente dimostrazione della filosofia culinaria del maestro. E per coloro che sono pronti ad affidarsi ciecamente all'estro dello chef c'è "Domenico a mano libera", un menu di 10 portate dal prezzo di CHF 198.–. La proposta del ristorante comprende anche altri menu con prezzo variabile da CHF 98.– a CHF 218.–. www.splendide.ch

Cristian Moreschi – Cucina gourmet ed eleganza affacciate sul lago di Lugano
A ricevere la sua prima stella Michelin è stata anche la cucina di Cristian Moreschi, re dei fornelli al Ristorante Principe Leopoldo (16 punti Gault&Millau). Il locale è la punta di diamante del prestigioso hotel a 5 stelle Villa Principe Leopoldo, membro della rinomata associazione Relais & Châteaux. Frutto della ristrutturazione di una dimora nobiliare dei primi del Novecento, l'albergo è situato in località Collina d'Oro e offre una vista incomparabile sul lago e sulla città di Lugano. Braccio destro del capocuoco per alcuni anni, Moreschi è al timone del Principe Leopoldo dall'estate del 2019. Le sue origini italiane si rispecchiano in una cucina prettamente mediterranea, in cui dominano ingredienti di pregiata qualità scelti con estrema cura e plasmati in un'esplosione di sapori. Claudio Recchia e Gabriele Speziale, maître e sommelier dalla lunga esperienza, garantiscono un servizio di sala assolutamente perfetto, mentre all'eleganza dell'ambiente e alla meravigliosa terrazza affacciata su Lugano, dalla quale si ha una delle migliori vedute panoramiche della città, va il merito di sommare bellezza a bontà. Specificamente pensato per i buongustai è il pacchetto "Piacere per il palato", che comprende un soggiorno di due notti in junior suite, una ricca prima colazione a buffet, una sorpresa di benvenuto, un cesto di frutta fresca di stagione, una scatola di cioccolatini svizzeri e una cena di 8 portate, bevande incluse, servita nel raffinato ristorante gourmet Principe Leopoldo, con le creazioni dello chef stellato Cristian Moreschi. Prezzo a partire da CHF 520.–. www.leopoldohotel.com

Frank Oerthle – Quando la cucina gourmet incontra l'arte contemporanea
A pochi passi dal Grand Hotel Villa Castagnola, lambito dalle acque del lago e affacciato sul golfo di Lugano, sorge il Ristorante Galleria Arté al Lago, di proprietà dell'albergo. La magnifica vista e la straordinaria atmosfera fanno da sfondo alla presentazione, ogni sei mesi, di opere e sculture di artisti contemporanei di fama internazionale. Non meno artistica è la cucina gourmet del capocuoco, Frank Oerthle, responsabile di tutto ciò che avviene tra pentole e fornelli all'Arté dalla sua inaugurazione, nel 2002, e autore di inedite delizie e delicate creazioni che sorprendono gli ospiti con un mosaico di sapori e sensazioni. Nel 2008, lo chef ha visto riconosciuta per la prima volta la sua maestria con il conferimento di 16 punti Gault Millau, cui è seguita, nel 2011, una stella Michelin. Tedesco di nascita, vive da oltre 25 anni in Ticino, di cui ama celebrare la moderna cucina mediterranea a base di prodotti regionali. In ogni periodo dell'anno, il suo team compone piatti in cui confluiscono gli aromi e i colori tipici della stagione ed elabora spettacolari ricette a base di pesce e frutti di mare. A chi desidera combinare il gusto dell'arte culinaria dello chef Frank Oerthle con il fascino delle opere esposte al ristorante Galleria Arté consigliamo il menu degustazione di 6 portate al prezzo di CHF 135.–. www.villacastagnola.com

Mattias Roock – Farm to Table: dove il gusto incontra la sostenibilità
Che sia uno dei migliori chef del Paese, Mattias Roock lo ha già ampiamente dimostrato. E in questo 2021 ne offre un'ulteriore conferma – la quarta – fregiandosi di 18 punti Gault&Millau e di 1 stella Michelin. Quest'anno, peraltro, ha visto aggiungersi ai riconoscimenti ottenuti una nuova distinzione: la stella verde Michelin – un premio riservato alle strutture che prestano un contributo straordinario in favore di una maggiore sostenibilità e di un uso particolarmente attento delle risorse nel settore della ristorazione. Una causa che Mattias Roock ha molto a cuore e che sostiene con convinzione. Lo chef di origini tedesche tiene dal 2017 le redini della cucina nell'hotel a 5 stelle Castello del Sole Beach Resort & Spa, ad Ascona. Le creazioni di Roock e del suo team hanno una decisa componente locale, regionale e stagionale. Ciò si deve anche a una fortunata circostanza: l'immediata prossimità dell'azienda agricola Terreni alla Maggia, di proprietà dell'albergo. Qui, nella fertile area del delta della Maggia, crescono viti, cereali e Loto, varietà di riso molto popolare da queste parti. Sempre sulle terre dell'hotel, inoltre, il capocuoco coltiva un proprio orto, dove ha piantato erbe rare e frutti esotici. Anche a ciò si deve l'intrinseca naturalità della cucina di Roock, che con "Sapori del nostro orto", uno speciale menu disponibile nelle varianti a 5, 6 o 7 portate, rispettivamente al prezzo di CHF 180.–, CHF 195.– e CHF 210.–, conquista indistintamente ospiti e critici gastronomici. Un ruolo chiave nel successo del ristorante va riconosciuto anche a Sergio Bassi, maître e sommelier, che come nessun altro riesce a offrire agli ospiti della Locanda Barbarossa un'esperienza culinaria di gran classe. Grazie alle sue raccomandazioni, i calici si colmano di nettari capaci di accompagnare le creazioni di Roock con eleganza e finezza – vini dalla presenza indispensabile, eppure mai invadente. Per gli intenditori e i buongustai che desiderano concedersi un piccolo regalo, il Castello del Sole ha in serbo l'offerta "Gourmet 18 punti Mattias Roock". Valida dal 12 settembre al 31 ottobre 2021, include un soggiorno di tre notti con prima colazione, un aperitivo con champagne al bar Bassa Selim, una cena di 6 portate alla Locanda Barbarossa (18 punti Gault&Millau e 1 stella Michelin), pranzo al ristorante Parco Saleggi o cena à la carte al ristorante Tre Stagioni durante gli altri giorni e alla partenza un omaggio di arrivederci da parte di Mattias Roock. Prezzo: CHF 972.– a persona in camera doppia. www.castellodelsole.com

Rolf Fliegauf – Un artigiano della haute cuisine
Premiato con 18 punti Gault&Millau e 2 stelle Michelin, il ristorante Ecco dell'hotel Giardino, ad Ascona, è da anni un punto di riferimento per i veri gourmet. Il capocuoco, Rolf Fliegauf, è stato lo chef più giovane mai insignito con 2 stelle Michelin. La sua "cucina aromatica" sorprende e conquista – e ha radici lontane: già da bambino, il piccolo Rolf amava passare il tempo tra pentole e fornelli nel ristorante dei genitori. Era il preludio di un brillante avvenire: oggi, infatti, è uno degli chef più premiati della Svizzera. Basti pensare che la Guida Michelin gli ha assegnato 2 stelle sia per il ristorante Ecco ad Ascona sia per il locale omonimo a St. Moritz. Cosa contraddistingue la sua cucina? La mirabile capacità di fondere in sé raffinata arte artigiana ed equilibrata individualità e di combinare un'anima prettamente regionale con uno stile indiscutibilmente internazionale. Rolf Fliegauf maneggia texture e temperature con la destrezza di un musicista che fa scivolare le dita sulla tastiera di un pianoforte. Ama sperimentare. Sebbene sia un illustre rappresentante della haute cuisine, non perde mai il contatto con la cucina popolare. Lui stesso la chiama "cucina aromatica purista". "La cucina aromatica preserva il sapore originale di ogni ingrediente", spiega. "Attraverso la sapiente combinazione dei componenti, ne metto in risalto le note distintive". Sulle pagine del giornale tedesco "Welt am Sonntag", un critico gastronomico lo ha definito "uno dei più grandi chef della sua generazione". Chi desidera averne personalmente la prova è invitato a sedersi a tavola al ristorante Ecco e a gustare il menu di 6 portate al prezzo di CHF 240.– a persona. www.giardino.ch

Marco Campanella – La grandezza in cucina
Dall'estate 2018, Marco Campanella sorprende con le sue creazioni gli ospiti del ristorante La Brezza (1 stella Michelin, 17 punti Gault&Millau), nel lussuoso hotel a 5 stelle Eden Roc di Ascona. È considerato uno dei giovani talenti più promettenti del panorama gastronomico attuale. Nel 2019 è stato nominato "rivelazione dell'anno in Ticino" dalla guida gastronomica Gault&Millau, poco dopo ha ricevuto la sua prima stella Michelin e nel 2020 è stato inquadrato come "chef d'hotel dell'anno" nella classifica stilata da Bilanz. Tedesco di nascita, italiano di sangue, viene da una famiglia di gastronomi e ha imparato il mestiere dai migliori chef della Svizzera. Per un anno ha perfezionato le sue competenze come cuoco capo partita al fianco dello chef stellato Andreas Caminada, al ristorante Schloss Schauenstein (3 stelle Michelin, 19 punti Gault&Millau). Poi, ha trovato un nuovo mentore in Rolf Fliegauf, passato alla storia per essere stato lo chef più giovane mai insignito con 2 stelle Michelin. Quindi, dopo due stagioni come chef in seconda nel ristorante Igniv di Caminada, a St. Moritz, nel 2018 Campanella ha firmato come capocuoco presso il ristorante La Brezza dell'hotel Eden Roc, ad Ascona. Chef attento e responsabile, per la realizzazione delle sue ricette Campanella usa innanzitutto ingredienti di provenienza regionale. Fa volentieri ricorso, per esempio, al lucioperca e al coregone del Lago Maggiore, ai pomodori dei contadini dei dintorni o ai cetrioli della Vallemaggia. Sul suo menu si alternano innovative creazioni dal sapore mediterraneo a piatti prettamente vegetariani. Campanella lavora con estrema cura ai suoi concept. I segreti dell'arte culinaria vegana, per esempio, li ha appresi dal cuoco a 2 stelle Andreas Krolik, al ristorante Lafleur di Francoforte. Dalla collaborazione con la nutrizionista londinese Rhaya Jordan, d'altro canto, trae spunti con una solida base scientifica per un'alimentazione ricca di nutrienti ma facilmente digeribile. Chi desidera sperimentare in prima persona l'innovativa cucina stellata di Marco Campanella non ha che da recarsi al ristorante La Brezza, dove avrà modo di scegliere da un menu di 4 portate al prezzo di CHF 120.– a un menu di 7 portate al prezzo di CHF 165.–. www.edenroc.ch

La Locanda Orico - il fiore all'occhiello dell’arte culinaria di Bellinzona 
La Locanda Orico è un piccolo ristorante con una grande cucina che si trova nel cuore della città, ai piedi di Castelgrande. Ha ricevuto il riconoscimento di una stella Michelin e 16 punti Gault Millau ed è il fiore all’occhiello dell’arte culinaria della città. La passione per la cucina dello chef Lorenzo Albrici è iniziata fin da bambino, quando passava le vacanze esplorando ogni angolo dell’Hotel dei nonni. La sua ricetta per il successo è un connubio tra gusto italiano e idee ispirate alla cucina francese, che gli permette di creare piatti sorprendenti, presentati ad arte sul piatto. Gli ospiti prendono posto in due sale, piccole ed eleganti, in cui tra luci soffuse e un arredamento discreto potrete lasciarvi viziare dalle specialità culinarie dello chef e dalla professionalità del servizio. A chi vuole lasciare carta bianca allo chef stellato si consiglia il menù di degustazione, da cinque o sei portate, al prezzo di 125-140 franchi svizzeri. A pranzo è possibile gustare la cucina di Lorenzo Albrici anche per un pranzo d’affari con un menù a partire da 50 franchi svizzeri. www.locandaorico.ch

Podere Casanova: dove è facile stare bene

Le storie delle persone mi sono sempre piaciute. Le storie vere, vissute. Storie di uomini e donne che hanno dato vita ai loro sogni, alcuni reconditi altri alla luce del sole. Sogni e desideri che hanno richiesto impegno, sacrifici, sofferenze e tanti investimenti di tempo e denaro. Gente tenace che non si è fermata di fronte alle problematiche: burocratiche, territoriali, finanziarie che siano. Persone caparbie e capaci. E il mio lavoro impreziosito da tanti anni di viaggi da sud a nord dell’Italia me ne ha fatte incontrare e abbracciare molte, in situazioni e momenti straordinariamente diversi. Storie di squisita follia e di rara genialità, di lacrime e sorrisi ma sempre ricche di emozioni e sensazioni uniche. Le ho ascoltate con immenso piacere, davanti ad un buon bicchiere di vino o ad un piatto della tradizione, al calar del sole dopo una giornata di lavoro o durante le riprese televisive tra una inquadratura e l’altra. Di molte di loro ne ho scritto e raccontato.
La storia di cui vi parlo oggi è una miscela di terra, vino, arte, sapori e ospitalità. Siamo in Toscana, in quel lembo di territorio dove pulsa la Docg del vino Nobile di Montepulciano. Montepulciano, un paese ricco di fascino, circondato dai vigneti dove regna sovrano il sangiovese. Quanti ricordi di lavoro e di amicizia ho in quel dolce borgo storico che nel tempo ha rubato l’anima a tanti personaggi famosi. Tra loro il Casanova, che quando vi giunse ne restò ammaliato e non si risparmiò certo nell’ubriacarsi di arte di cultura, di paesaggi fantastici e gentilezza popolare. Tra i tanti uomini che con lo scorrere dei secoli hanno soggiornato a Montepulciano cito il celebre seduttore veneziano perché è a lui che è dedicato il podere di cui vi racconto in questa storia di vino e di vita. Scendendo dal borgo e dirigendosi verso nord est, superata la frazione Acquaviva, quasi al confine con l’Umbria, si trova la località Tre Berte, qui ha sede il Podere Casanova: con il podere la storia di Susanna Ponzin e Isidoro Rebatto. Sono loro che, pur avendo un trascorso imprenditoriale di tutt’altra natura, hanno acquistato e nel tempo ampliato il Podere Casanova ridandogli quel lustro e quell’importanza che merita nel panorama delle aziende vitivinicole poliziane. Susanna e Isidoro sono veneti e, come il celebre avventuriero veneziano, secoli dopo, di questa terra toscana ne sono più che innamorati. Hanno così messo in campo la loro esperienza lavorativa per dare vita ad un progetto di qualità nel rispetto della sostenibilità. Avrete ben compreso che il loro background non ha a che vedere con il nettare degli Dei ma appartiene al settore della geotermia e delle energie rinnovabili. Costruttori e gestori di centrali idroelettriche Susanna e Isidoro sono cultori dell’energia pulita e del combattere lo spreco di risorse, ed è in quest’ottica che operano e investono nel podere.
Il podere è immerso nei vigneti adiacenti al bosco, ha una bella cantina, un’ampia e luminosa sala degustazione e un caldo e accogliente agriturismo composto da tre appartamenti indipendenti ognuno dei quali ha un nome specifico: Girasole, Vigna e Glicine. Dopo l’acquisto, come ho detto, i due imprenditori, in pochi anni, hanno provveduto al miglioramento e all’ingrandimento della struttura costruendo una nuova cantina, acquisendo ulteriori vigneti e il reimpianto di altri, edificando all’interno della vecchia cantina l’agriturismo. Dalle centrali al buon vino. Oggi Podere Casanova è una realtà che annovera la sua prima vendemmia nel 2015 e il primo imbottigliamento nel 2017 nonché la conversione in bio certificata a partire dalla vendemmia 2021. Conta 16 ettari in parte a Montepulciano in località Argiano tutti intorno al Podere, e in parte, 9 ettari di cui 3 a uliveto, nella località di Castel Focognano denominata “La Ferriera”: di quest’ultima ve ne racconterò nel breve futuro l’affascinate storia. Dalle vigne del podere alzando gli occhi in lontananza si gode della splendida vista di Montepulciano: un quadro degno del più eccelso pittore.  Al podere si lavora con il sangiovese ma anche con il canaiolo, il cabernet franc, il merlot, lo chardonnay, il grechetto, il verdello, il petit verdot e lo syrah e si producono 9 etichette che portano la firma del noto enologo Franco Bernabei di fama mondiale. Tra i vini in produzione vi segnalo il rinomato Nobile di Montepulciano denominato Settecento, sangiovese in purezza al 100%. Il Rosso di Montepulciano, 85% di sangiovese e la rimanenza merlot o cabernet. Un bianco fermo chiamato Euforia, chardonnay, grechetto, verdello e due metodi Charmat. Uno denominato Bulles Brut, chardonnay, grechetto, verdello e un rosé, Caterina Rosé, 80% sangiovese, 20% chardonnay, grechetto, Verdello. Il mercato della cantina si divide oggi in 50% nazionale e 50% internazionale mentre i vini li ho degustati e li ho trovati decisamente interessanti, piacevoli e ben realizzati. Il Nobile mi ha particolarmente sorpreso: ben strutturato e al contempo di ottima e semplice beva. Ma il Podere Casanova non è solo vino, chi lo ha già vissuto lo sa bene, chi invece avrà il piacere di viverlo nel prossimo futuro potrà godere della spensieratezza, del rilassamento e dei buoni sapori. Passeggiate e pedalate all’aria aperta, pic nic tra le vigne e cene tra i filari particolarmente romantiche, tour dei vigneti accompagnati da una guida, visite in cantina, percorsi a cavallo o in Vespa. Volendo si possono anche seguire dei corsi di cucina con tanto di abbinamenti cibo-vino, imparando a preparare una semplice pappa al pomodoro, un flan o piatti della tradizione toscana più ricercati. Non c’è che da scegliere come trascorrere al meglio il proprio soggiorno. A pochi chilometri di distanza i due piccoli laghi di Montepulciano e di Chiusi, poco più distante il Trasimeno. Non manca poi la possibilità di pianificare escursioni nei luoghi e nelle città limitrofe di interesse storico-artistico. Per dirla in poche parole il Podere Casanova risulta meta ottimale per chi vuole stare bene su questo territorio. Un’altra storia, due persone che di una passione ne hanno fatto un stile di vita, che dal passato imprenditoriale differente vivono oggi un presente ricco di fascino, proiettati in un futuro dal sapore di sfida e di vino eccellente.
(Fabrizio Salce)

Carciofo astigiano del Sorì, tenero, buono e con poco spreco

Carlotta ha una sua regola ben precisa, durante la stagione di raccolta, maggio e giugno, carciofi a tavola almeno due volte alla settimana, se si può anche tre. E fa bene Carlotta perché i carciofi sono buoni e fanno bene ai reni, al fegato, all’apparato digerente. Sono poco calorici, diuretici e validissimi alleati per combattere il colesterolo. 
I carciofi hanno una storia secolare e sono originari del bacino del mediterraneo, con molta probabilità sono dei derivati del carduccio spontaneo nell’Europa meridionale, Africa del nord e Asia occidentale.
Parliamo di una pianta dal forte e longevo apparato radicale, dal fusto di colore grigio verdognolo, decisamente robusto e che può superare il metro in altezza. Le foglie in maggioranza basali sono ampie mentre le infiorescenze, eduli, sono sviluppate in capolini. I fiori si presentano di colore azzurro violetto e risultano ermafroditi, il frutto, chiamato seme è un achenio. 
Le varietà coltivate si dividono in inermi e spinose e in verdi o violetti, e si coltivano trapiantando i carducci.
L’Italia è uno dei più grandi produttori al mondo di carciofi e le varietà presenti sui nostri territori sono davvero tante: carciofo romano, sardo, di Empoli, di Chioggia, di Albenga senza contare quelli che troviamo in regioni come la Puglia e la Sicilia. Contrariamente a ciò che si può pensare anche nel sud del Piemonte c’è un particolare ecotipo di carciofo decisamente interessante.
E’ il carciofo astigiano del sorì, conosciuto anche come semplice astigiano o Valtiglionese della Val Tiglione. La sua storia è secolare, risale al XV secolo ed è ricca di sfumature piacevoli, intanto perché un tempo era un prodotto destinato solo ai ricchi, coltivato in ville e castelli dai nobili, e poi perché ancora oggi lo si può trovare con facilità all’inizio dei filari dei vigneti: a differenza di altre zone vitate dove troviamo le rose. 
Infatti il sorì altro non è che il termine dialettale con cui si indicano i punti collinari dove si coltivano le vigne migliori, ovvero terreni che hanno l’esposizione a sud, sud est, sud ovest e che risultano come habitat ideale per una produzione tipica consona agli ambienti mediterranei.
L’areale produttivo del carciofo del sorì è costituito proprio dalle colline astesane nell’anfratto delineato dal fiume Tanaro e dai torrenti Tiglione e Belbo. A parte le piante che troviamo vicino ai filari delle vigne le carciofaie, quelle vere in produzione, le troviamo su suoli drenanti e vengono rinnovate con regolarità ogni dieci anni circa. Le piante, che possono raggiungere il metro e mezzo di altezza, non necessitano di irrigazione producono carciofi ovoidali allungati privi di spine: ogni pianta può dare anche dieci capolini.
La raccolta avviene manualmente e i carciofi sono dolci e teneri e poche sono le foglie che si devono eliminare; il carciofo del sorì si presta come ingrediente per svariate ricette, è ottimo anche sott’olio e come elemento per un piacevole liquorino; ma la morte sua è crudo servito con olio evo, sale e pepe e qualche scaglia di formaggio grana. 
Tornando alla sua storia è doveroso raccontare che furono i furbi contadini a trafugarlo in modo tale che diventasse una delizia per tutti e non solo per i benestanti, e lui, l’arcicioc, come si chiama in loco, ha ricambiato con sapore, salute e rendita. Naturalmente lo si può gustare tutto l’anno se lo mettiamo appunto sott’olio o in freezer.
Di recente il carciofo del sorì è diventato un presidio Slow Food e un gruppetto di giovani agricoltori ha ripreso la sua coltivazione che, dopo una buona produzione fino agli anni cinquanta, ha vissuto negli ultimi decenni un declino sostanzioso, soprattutto perché, essendo un tardivo, arriva sul mercato quando le varietà del sud Italia sono a fine stagione e hanno un prezzo più basso. 
E’ per questo motivo sostanzialmente che nel tempo si è persa la produzione importante relegando i capolini a coltura con destinazione famigliare, mentre oggi il Presidio ha nel suo intento la voglia di ridare valore al carciofo, sia in termini di reddito per gli agricoltori che in quelli storico ed enogastronomico.
L’inizio della rinascita dei pregiati e saporiti capolini si è realizzato anche grazie al prezioso contributo di Egidio Gagliardi di Mombercelli che ha donato ai giovani produttori i carducci per il trapianto. Egidio è un agricoltore vecchio stampo, gentile e disponibile, ma soprattutto oltre ad essere memoria storica del carciofo, è un grande esperto in materia. Sua figlia Laura, nel loro agriturismo presso l’azienda agricola, tra i vari piatti della tradizione locale propone delle tagliatelle condite con una carbonara di carciofi da paura: da provare assolutamente!
In tutta sincerità, come amo dire in questi casi, ho conosciuto Laura ed Egidio di recente, girando un servizio giornalistico per la TV, così come ho conosciuto uno dei giovani produttori che crede fermamente nella rinascita definitiva del carciofo del sorì. E’ Stefano Scavino un laureato in architettura che a Costigliole d’Asti lavora nella sua azienda agricola e dove ha dato vita ad un bella carciofaia che produce capolini di altissima qualità: un giovane che preferisce la vita agricola rispetto a quella d’architetto. A noi non resta che augurare a tutti loro buon lavoro e fare come Carlotta: mangiarne tanti!
(Fabrizio Salce)

Il mondo della Robiola di Roccaverano DOP: la Scuola

Cogliamo l’occasione per segnalare che la Scuola della Roccaverano a partire dal Primo Maggio terrà le porte aperte il sabato e la domenica. Nel mese di giugno sarà invece operativa dal giovedì alla domenica. La domenica ci sarà sempre presente un produttore aderente al Consorzio di Tutela con le sue Robiole a disposizione per il pubblico; mentre durante le altre giornate la presenza sarà a cura della responsabile della promozione. Presso la Scuola della Roccaverano, ambientata all’interno della vecchia Scuola Elementare e situata sulla piazza del delizioso Comune della langa astigiana di Roccaverano, non solo si possono acquistare le Robiole, ma avere anche tutte le informazioni sull’intera filiera produttiva e sul territorio di produzione. Non dimentichiamo che parliamo di un anfratto di Piemonte, parte in provincia di Asti e parte in quella di Alessandria, decisamente ricco di scorsi panoramici, testimonianze storiche e sapori unici.

Il pettirosso Rob-In torna a volare
Anche il progetto del pettirosso Rob-In torna a spiegare le ali nel vento di langa. Sono state calendarizzate 4 degustazioni, presso la Scuola, il terzo sabato del mese a partire da giugno. Solo quello di settembre con molta probabilità sarà spostato per via del ritorno anche della grande kermesse dedicata ai formaggi di Bra, ovvero Cheese. Rob-In coinvolge altre produzioni locali di qualità: Vino, Vermouth Torino, Salumi, Cereali, Ceci, Nocciole, Miele, Zafferano e Dolci, motivo per cui le degustazioni saranno decisamente interessanti.
La finalità del pettirosso è proprio quella di promuovere una terra che in buona parte coincide con il territorio della “Unione Montana Langa Astigiana Val Bormida” e della “Langa Astigiana tra Monferrato, Appennino Ligure e Alpi”, un comprensorio molto vasto, ma morfologicamente e dal punto di vista paesaggistico, decisamente simile e unito e con un’alta vocazione agricola. La Robiola di Roccaverano DOP è il motore di questa iniziativa che purtroppo per la pandemia ha subito una battuta d’arresto. C’è però sempre tutta l’intenzione e la voglia di continuare a volare, in un volo libero e gustoso.

Ancora Robiole in beneficienza
Così come è già successo nei mesi passati il Consorzio di Tutela ha pensato di donare 40 Robiole al Centro Vaccinale di Acqui Terme (AL).

(Fabrizio Salce)

Consorzio per la Tutela del Formaggio "Robiola di Roccaverano" - Home | Facebook

Piccolo Derthona: piccolo si, ma già Grande il nuovo vino Timorasso della Cantina di Tortona

Ora di pranzo. La cameriera si allontanò furtivamente quando i commensali incominciarono a parlare di vino. La donna non era molto sicura di conoscere tutti i nomi delle bottiglie accuratamente stivate nella cantina dell’albergo e temeva di fare brutta figura. Certo, aveva seguito dei corsi, delle degustazioni prima di essere assunta nel prestigioso locale, ma i quattro personaggi seduti al tavolo davano tutta l’impressione di essere degli esperti in materia. Si riavvicinò e tirò un lungo sospiro di sollievo quando udì il più giovane dire che avrebbe bevuto con grande piacere un bianco piemontese: un Timorasso.
Si, quel vino lo conosceva molto bene e non solo perché ne era arrivata da pochi giorni una nuova espressione direttamente dalla Cantina di Tortona. Sorrise ai clienti e forte della consapevolezza di essere preparata si permise di consigliarla in quanto, nell’assaggiarlo, lo aveva trovato un Timorasso delizioso, profumato, fresco e decisamente interessante. Ideale per il pranzo, ma anche come aperitivo o semplicemente per un gradevole momento in compagnia di buoni amici. E’ il “Piccolo Derthona” ovvero la nuova proposta enologica della Cantina di Tortona, un vino per il quale si procede alla raccolta manuale delle uve intorno al 20 di settembre. Per la criomacerazione occorrono 6 ore in atmosfera inerte, mentre la fermentazione avviene a temperatura controllata. Seguono poi 6 mesi di affinamento su fecce fini costantemente risospese e, naturalmente, stiamo parlando di uva Timorasso 100%. Il Timorasso è un nobile storico vitigno, simbolo per eccellenza dei Colli Tortonesi, quei colli in cui i terreni ricchi di argille arenacee terziarie originate dalla formazione di Zebedassi, sono il suo ambiente prediletto. Il “Piccolo Derthona” si contraddistingue per il colore paglierino carico e al naso si presenta fruttato e minerale, si distinguono i profumi di albicocca e ananas e si percepisce la pietra focaia.
Al palato è decisamente pieno, avvolgente, equilibrato e la sua freschezza è lunga e piacevole. Conserva tutta l’importanza del Timorasso unita ad ampie note di gentilezza e semplicità. Si potrebbe dire che è un Timorasso giovane, meno impegnativo rispetto ai più classici che richiedono invecchiamenti più pronunciati; così come lo si potrebbe definire un vino più vocato alla facile beva, ma in realtà, e questo sorprende chi lo assaggia, è un grande Timorasso ottimo per svariate occasioni. Il “Piccolo Derthona” rientra nella collezione Torre della Cantina di Tortona e auspichiamo, in tutta sincerità, che venga abbracciato e selezionato da tutti coloro che amano bere bene, anche in modo più sottile, ma pur sempre raffinato.
Il Timorasso è veramente un prezioso vino bianco del Piemonte al punto che i colleghi giornalisti della stampa tedesca lo hanno definito il “Barolo Bianco”. E non solo, il “Barolo Bianco” ha stimolato proprio chi produce Barolo nelle Langhe ad investire nelle terre dei celebri Colli Tortonesi per produrre il grande bianco. Oggi non ci dilunghiamo su altri temi, sia pure molto importanti e di notevole soddisfazione per noi, con gioia invece comunichiamo che c’è il “Piccolo Derthona” che attende di essere conosciuto ed apprezzato, bevuto ed abbinato a piatti sfiziosi e lo facciamo proprio nell’anno del 90esimo compleanno della Cantina. Ma di questo traguardo storico ve ne parleremo nel prossimo futuro con altre sorprese, novità ed iniziative legate alla grande Festa che stiamo progettando.
La Cantina di Tortona, Vignaioli del Tortonese dal 1931, è oggi una realtà che conta circa 180 soci operativi su 280 ettari, produce oltre 400 mila bottiglie all’anno e poi vino in bag in box e, come dalla nascita, vino sfuso. Non solo Timorasso, ma anche Barbera, Cortese, Dolcetto, Bonarda, Croatina, Favorita, Chardonnay, Cellerina ed altri ancora.
Siamo una Cantina che continua a lavorare per valorizzare vino e territorio, storia e tradizioni, innovazione e modernità. Grazie di tutto cuore a coloro che ci daranno voce con le proprie pubblicazioni perché pensiamo anche noi che: senza comunicazione non c’è informazione. Buon Timorasso a tutti.

(Fabrizio Salce)

Cantina di Tortona
Via Muraglie Rosse, 5 15057 Tortona (AL) Italia
www.cantinaditortona.it

LAGO firma il ristorante H2O di Andrea Berton alle Maldive

Dopo aver arredato Cocoon Maldives, il primo design hotel Five Star Friendly nell’arcipelago maldiviano inaugurato dal tour operator italiano Azemar nel 2016, il brand italiano di design LAGO torna nell’Oceano Indiano e fornisce gli arredi per H2O, il nuovo ristorante subacqueo nato all’interno del resort You & Me by Cocoon dello chef stellato Andrea Berton.
Situato nell’atollo di Raa alle Maldive, il nuovo ristorante è guidato da Andrea Berton - una stella Michelin presso il ristorante Berton Milano e una presso il ristorante Berton al Lago - e si presenta con ampie vetrate immerse nei fondali corallini della laguna che consentono agli ospiti di cenare circondati dalla flora e dalla fauna sottomarine. 
Gli arredi sono stati realizzati appositamente da LAGO con cura sartoriale al fine di adattarsi al contesto originale del ristorante e ricalcano lo stile del resort Cocoon Maldives. Per dare all’ambiente una sensazione di leggerezza sono stati, infatti, scelti i tavoli della collezione Air, sospesi su impercettibili gambe di vetro e rivestiti da piastrelle in ceramica dipinte a mano. La predominanza dei colori scuri, presenti sia nei tavoli che nelle sedie Dangla rivestite in pelle color grafite, accentua e valorizza in modo emozionale le cromie e le sfumature tipiche dell’ambiente marino.
«Il design di LAGO è caratterizzato da linee pulite e un’estetica minimale - spiega lo chef Andrea Berton - per questo trovo che sia molto simile alla mia filosofia di cucina: il connubio che si crea tra gli arredi e i piatti che propongo valorizza ulteriormente l’esperienza complessiva che proponiamo ai clienti». 
«Le esperienze sono sempre più centrali nelle nostre vite - racconta Daniele Lago, CEO & Head of Design di LAGO SpA -. In questo senso il nostro design contribuisce a rendere l’esperienza di H2O un momento unico per l’esaltazione della natura in cui è immerso. Siamo molto felici di continuare la collaborazione con Alessandro Azzola e di accogliere nel nostro network lo chef Andrea Berton, con i quali abbiamo avuto l’opportunità di portare ancora una volta i nostri arredi nel cuore dell’oceano Indiano».
Con questo nuovo progetto LAGO conferma la collaborazione con il tour operator Azemar con cui condivide un’idea di ospitalità empatica e attenta al viaggiatore, in grado di farlo sentire a casa in qualsiasi parte del mondo sia.

 nella foto: a sinistra Andrea Berton, chef stellato del ristorante Berton Milano, Alessandro Sciarrone, chef resident di H2O e Giovanni De Ambrosis, corporate chef del Gruppo Cocoon.

 LʼAZIENDA
Nata come impresa artigianale, LAGO nel tempo ha saputo ritagliarsi una sua identità precisa diventando un marchio innovativo nel panorama del design italiano. Dal 2006 sotto la conduzione di Daniele Lago, fortemente orientata al design, l'azienda diventa una delle più interessanti rivelazioni degli ultimi anni. La visione allargata del design come disciplina che produce senso e non solo prodotti, in grado di innovare tutta la filiera, ha reso possibile l'affermazione di LAGO come azienda all'avanguardia, capace di proporre nuove visioni e modelli per l'abitare. Più che prodotti, l'azienda progetta alfabeti e chiama il fruitore finale a utilizzarli, creando un design partecipativo, bottom-up, che si arricchisce delle energie che provengono dall'utente finale. LAGO si propone di fare del design uno strumento di trasformazione sociale, per creare ambienti che entrino in risonanza con chi li vive. Prova concreta di questo intento è la creazione di una rete di luoghi e persone, LAGO DESIGN NETWORK, in cui il design LAGO migliora l'esperienza in luoghi come negozi e abitazioni, uffici e musei, ristoranti e alberghi, generando nuove relazioni e opportunità di business. Tutti questi luoghi sono connessi tra di loro dal potente motore digitale dell’azienda che conta su Facebook più di un milione di fan.

Arrosticini, arrosticelli dall’Abruzzo con amore, anche on line

Lo scorso anno in un articolo definii Maurizio e Agnese: il “Re” e la “Regina” degli Arrosticini. Lo feci con estrema convinzione e oggi con altrettanta fermezza ribadisco il concetto. Lo faccio perché Maurizio Cutropia e Agnese Volpone, marito e moglie dal 2002, non solo sono due belle persone, ma anche perché i loro Arrosticini sono una vera prelibatezza. Simboli indiscussi della Regione Abruzzo gli Arrosticini, come tutte le ricette che appaiono semplici a prima vista, richiedono un’ottima esperienza in materia e che nulla venga lasciato all’improvvisazione durante la loro lavorazione. Non mi dilungo sulla storia del celebre spiedino, ne ho già scritto allora, ci tengo invece ricordare che Maurizio e Agnese li realizzano esclusivamente con carni pregiate di alta qualità di ovini adulti allevati secondo regole precise e ferree. La carne, tagliata a cubetti e infilata nel legno, viene alternata da grasso nobile, mentre per la cottura si utilizza il carbone tipo cannellino che dona ai bocconcini morbidezza e fragranza conferendone un sapore unico e particolarmente avvolgente. Ecco perché gli Arrosticini del “Re” e della “Regina” sono straordinari, perché rispecchiano tutte le caratteristiche di un prodotto popolare, artigianale, rispettoso delle sue origini: dalla selezione delle pecore, solo razze autoctone alimentate in modo naturale senza mangimi o derivati, fino alla cottura sulla canalina. Ma per gustarmeli devo per forza raggiungere Maurizio e Agnese in Abruzzo? E qui viene il bello dei nostri due Monarchi. Se volete cuocerveli e gustarveli direttamente a casa potete tranquillamente andare sul loro sito www.bracevia.it e ordinarli on line. Non solo, potrete anche acquistare tutto l’occorrente più idoneo proprio per la cottura a regola d’arte dei pregiati Arrosticini. Inoltre, se oltre agli arrosticini desiderate altri tagli di carne ovina, potrete scegliere tranquillamente cosa acquistare. La consegna sul territorio nazionale avviene dal Martedì al Venerdì entro le 24/48 ore dalla spedizione. Per le consegne in Sicilia, Calabria e Sardegna occorrono 48/72 ore dal giorno di spedizione. Dal 2021 sono stati ampliati i giorni di consegna e inserito anche il Sabato. Grazie alla spedizione con kit refrigerati, la carne viene custodita all’interno di scatole di polistirolo con ghiaccio in gel, adatte a preservarne la catena del freddo, per evitare ogni tipo di contaminazione e prolungarne la durata in frigorifero. E allora sbizzarritevi con: hamburger, costolette, tagliata, entrecôte, bistecchine di castrato tutto rigorosamente di carne ovina. E poi, sempre sul sito, trovate i kit composti di Bracevia, così avrete la possibilità di ordinare più specialità con un trattamento di riguardo. Tornando ai nostri Arrosticini, prodotto tipico della tradizione pastorale e transumante dei popoli abruzzesi e senza dubbio uno dei primi cibi di strada della tradizione italiana, Maurizio e Agnese li propongono in differenti versioni: quelli di fegato, cipolla e peperoncino, i classici e quelli fatti a mano. Credetemi, tutti deliziosi, morbidi, saporiti e stuzzicanti. Sul sito, oltre a trovare tutte le informazioni sui prodotti, sui costi, sugli accessori per la cottura, sui tempi e sulle modalità di consegna, avrete inoltre anche la possibilità di dialogare con Bracevia via mail o, se preferite, tramite Whatsapp. In poche parole: non manca nulla. Maurizio ed Agnese da molto tempo partecipano ai grandi eventi di piazza più importanti della penisola dove il cibo di strada è una presenza gradita e insostituibile. Fiere, sagre, saloni, eventi e manifestazioni, con il loro stand e con la loro simpaticissima Fiat 500 che si trasforma in supporto per le canaline della cottura e con la quale raccontano l’Abruzzo. Per questa tematica purtroppo dobbiamo ricordare il momentaneo fermo per via della pandemia da Covid. Ricordo però anche il servizio Catering per aziende, privati e, perché no, per i matrimoni. Non si esclude poi di parlare presto di “Franchising” ma tutto avverrà a suo tempo. Oggi invece dal sito possono acquistare le famiglie, ma anche i ristoratori, motivo per cui, se avete un’attività ricettiva come trattoria, ristorante, agriturismo o simile, Bracevia può effettuare forniture di prodotti con prezzi riservati. E, molto importante, con la certezza che nel raggio di 30 km dall’ubicazione dell’attività interessata, al fine di garantire l’esclusiva dei prodotti Bracevia a tutta pecora, non verranno forniti gli stessi prodotti ad altre attività attinenti a quella in oggetto. Non mi dilungo oltre, ricordo invece cosa scrisse uno degli Abruzzesi storici più conosciuti, Gabriele D’Annunzio: “gli Arrosticini altro non sono che Il Piacere”. E allora non fatevelo mancare: basta un click per il puro piacere d’Abruzzo.  
(Fabrizio Salce)

www.bracevia.it

Ciclovia del Sole

Sono partiti i lavori per il collegamento ciclabile “provvisorio” da Osteria Nuova (Sala Bolognese) a Bologna attraverso strade secondarie e a basso traffico per i cicloturisti che potranno raggiungere in sicurezza il capoluogo regionale. In attesa dell’apertura della “Ciclovia del Sole” sull’ex ferrovia Bologna-Verona da Mirandola a Osteria Nuova (Sala Bolognese) che renderà di fatto percorribile da Bolzano alle porte di Bologna il grande itinerario ciclabile europeo Eurovelo7 Capo Nord-Malta, la Città metropolitana di Bologna ha avviato in questi giorni i lavori che collegheranno la Ciclovia al capoluogo con un itinerario provvisorio.

La connessione ciclabile definitiva tra Osteria Nuova e Bologna, già progettata, finanziata e che verrà realizzata nei prossimi anni, prevede la realizzazione del sovrappasso della linea ferroviaria Bologna-Verona, l’attraversamento di Calderara di Reno (BO) un percorso a nord dell’Aeroporto nella fascia boscata e quindi l’arrivo a Bologna lungo la sponda ovest del fiume Reno. Per permettere però alla mobilità ciclistica locale e ai cicloturisti che percorreranno la Ciclovia del Sole di arrivare in sicurezza fino al capoluogo già dall’apertura del 13 aprile si è deciso di realizzare un itinerario alternativo e temporaneo che, attraverso strade secondarie e a basso traffico adeguatamente segnalate, offrirà ai cicloturisti un'alternativa diretta e sicura per raggiungere il capoluogo regionale senza dover ricorrere necessariamente all'inter modalità.  Lungo questo tracciato si stanno facendo in questi giorni interventi leggeri e di rapida realizzazione, che riguardano essenzialmente l'utilizzo di segnaletica verticale di direzione e l'applicazione di segnaletica orizzontale per la moderazione della velocità, la riconoscibilità dell'itinerario cicloturistico e la tutela dei ciclisti.
L'itinerario temporaneo parte dalla stazione di Osteria Nuova (Sala Bolognese) attraversa il paese lungo il suo asse viario principale, via Gramsci e raggiunge la SP568 - via Persicetana - attraverso la via Ferrovia. I ciclisti saranno indirizzati da cartelli e pittogrammi, pedalando su corsie ciclabili di nuova concezione inserite direttamente in carreggiata con linea tratteggiata e transitabili dalle automobili.
Per collegare via Ferrovia a via Sacernia è invece in corso di realizzazione un percorso ciclabile sterrato dedicato e provvisorio, che occuperà una fascia di circa 3 m a sud-ovest della Persicetana nelle attuali aree agricole, in accordo con i proprietari delle aziende attraversate.
Il percorso proseguirà poi verso la località di Sacerno percorrendo via Sacernia, una strada scarsamente trafficata, dove la sicurezza della promiscuità ciclo-veicolare sarà garantita dall'abbassamento del limite di velocità, dall'aggiunta di pittogrammi a terra con il logo della Ciclovia e dall'inserimento di bande rumorose.
I medesimi interventi di segnalamento e moderazione della velocità a tutela dell'utenza lenta saranno ripetuti lungo via di Mezzo Ponente e via Bacciliera, fino a raggiungere la stazione FS di Lavino di Mezzo, oltre la quale si sottopassa via Umbro Lorenzini (cosiddetta tangenziale di Lavino e Anzola) proseguendo lungo le vie Libertà e Dante, fino a raggiungere la via Emilia Ponente, dove si raccorderà con le ciclabili emergenziali recentemente realizzate dal Comune di Bologna fino alla località La Pioppa. L’itinerario che porterà a Bologna sarà anch’esso caratterizzato da interventi di segnaletica verticale e si attesterà principalmente su connessioni ciclabili esistenti. Dalla località La Pioppa attraverserà il quartiere di Borgo Panigale lungo gli assi di via Martin Luther King, Pasteur, Nani e Sciesa, per poi scendere a sud della via Emilia, in direzione est, attraverso gli assi di via del Faggiolo e Togliatti. I cicloturisti attraverseranno poi il quartiere Saragozza e raggiungeranno il centro del capoluogo attraverso gli assi di via Valdossola e via Sabotino.

Bologna Welcome
Piazza Nettuno, 1
40124 Bologna - Bologna
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Deco Industrie dona 1.000 colombe pasquali Fornai Pasticceri

Deco Industrie dona 1.000 colombe pasquali Fornai Pasticceri e numerosi prodotti per la detergenza a marchio Scala a chi è in difficoltà. La donazione si inserisce in una serie di attività con la quale Deco celebra il suo 70esimo compleanno. 
E in queste ore si sono svolte le consegne delle colombe pasquali Fornai & Pasticceri e altri prodotti per la detergenza a marchio Scala che Deco Industrie ha donato a chi è in difficoltà.
Per il suo settantesimo compleanno, la Cooperativa romagnola ha voluto omaggiare dei suoi prodotti alcune delle realtà locali più attive per la difesa delle donne e delle famiglie in difficoltà: l’associazione Demetra di Lugo, Linea Rosa di Ravenna, Sos Donna di Faenza, Centro Donna di Ferrara che le destineranno alle case rifugio da loro gestite, oltre alla Protezione Civile di Forlimpopoli che distribuisce beni di prima necessità.
Tra i destinatari degli omaggi anche la rete di associazioni di We Are One 2020 – Ripartiamo Insieme condotta dal Bologna FC1909 (di cui Deco, attraverso il suo marchio Scala è sleeve sponsor di maglia) che ha portato i doni ad Arca della Misericordia, associazione attiva per il sostegno a famiglie in situazione di fragilità lavorativa, abitativa e sociale. 
Questa iniziativa rientra tra le attività che Deco Industrie ha avviato nel 2021 per celebrare il suo 70esimo anno di vita e che proseguiranno anche nei prossimi mesi.

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