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Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Gianfranco Leonardi

Itinerari da percorrere a piedi o in bici, tra Emilia e Romagna

Il comprensorio turistico formato dai territori di Imola (BO) e Faenza (RA) propone piacevoli esperienze tra natura incontaminata e parchi attrezzati, rocche secolari e luoghi di cultura, ospitali agriturismi a aziende di vino e prodotti tipici.
Anche quella del 2021 sarà sicuramente un’estate diverse dalle solite. Il motivo è, purtroppo, noto a tutti. L’estate 2021, dopo quella del 2020, sarà quindi all’insegna del distanziamento sociale e del rispetto delle numerose norme atte a contenere e limitare la diffusione del Covid-19. Un territorio dove poter trascorrere una piacevole vacanza, o anche solo una giornata di relax, senza il rischio d’incontrare masse chiassose di persone (con gli annessi rischi per la salute) è sicuramente il comprensorio turistico di Imola e Faenza, a cavallo fra Emilia e Romagnafra le province di Bologna e di Ravennatra la nota Riviera adriatica e le città d’arte di Bologna, Ferrara ma anche di Firenze (nella sua parte appenninica il comprensorio confina con la Toscana). Perché la tipologia di questo territorio e dei suoi luoghi (tra natura incontaminata e parchi attrezzati, rocche secolari e luoghi di cultura, ospitali agriturismi) porta a un distanziamento “naturale” delle persone.Per ben accogliere i visitatori, anche in queste circostanze “anomale” da Coronavirus, sono stati realizzati 8 itinerari da percorrere a piedi e 8 in biciletta (da strada, mtb o anche e-bike, tutte noleggiabili direttamente in loco). Si tratta di itinerari di diverse tipologie, per soddisfare le esigenze dei più allenati, ma anche per famiglie con bambini, per vivere un’autentica esperienza in questo territorio ancora tutto da scoprire.

A PIEDI
Imola intorno al famoso Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che è recentemente tornato a ospitare la F1, per ammirare le curve e i tratti della pista in cui si sono disputate tante gare di auto e moto, nonché il memoriale dedicato al pilota brasiliano Ayrton Senna; il Parco secolare delle Acque Minerali con tante specie arboree, le fontane storiche e il Monte Castellaccio dove sono stati trovati reperti preistorici oggi conservati al museo Scarabelli di Imola. Inoltre, è possibile effettuare anche visite in pista (su prenotazione) e sperimentare il brivido della guida di un’auto da corsa con i simulatori. Lunghezza 5,8 km. Dislivello 120 m.

Casalfiumanese, lungo il sentiero botanico Luca Ghini, per ammirare anche Villa Manusardi, tipica villa padronale ottocentesca con grande parco rimasto quasi immutato, la Chiesa Romanica di Riviera, con annesso convento, edificata nel XIV Secolo. Lunghezza 8 km. Dislivello 340 m.
Borgo Tossignano lungo fiume, per visitare anche il cinquecentesco Palazzo Baronale sede del centro visite “I Gessi e il Fiume”, del Parco della Vena del Gesso Romagnola. Inoltre, alla Casa del Fiume ci sono i percorsi didattici per famiglie e piccoli gruppi e le escursioni guidate sono un’occasione unica per una mezza giornata o una giornata alla scoperta del Parco della Vena del Gesso Romagnola. Lunghezza 5,2 km. Dislivello 50 m.
Tra boschi e castagneti nel borgo di Castel del Rio. Lungo il percorso si costeggiano bellissimi castagneti, tipici dell’Appennino, che si coltivano qui da oltre 500 anni e da cui proviene il Marrone di Castel del Rio IGP. A Castel del Rio, il cinquecentesco Palazzo degli Alidosi ospita il Museo del Castagno e il Museo della Linea Gotica. Lunghezza 5,6 km. Dislivello 250 m.Da Villa Vezzano fino a Torre del Marino. Come molte delle torri che svettano su queste colline, la Torre del Marino aveva uno scopo difensivo e di avvistamento e fu costruita nel XV Secolo dalla famiglia Naldi. Un luogo incantevole dove poter anche incontrare i sapori del territorio con degustazioni guidate. Lunghezza 5,4 km. Dislivello 190 m.
La collina di Oriolo dei Fichi. La Torre di Oriolo (visitabile i pomeriggi di sabato, domenica e festivi e durante gli eventi) è unica nel suo genere per la sua pianta esagonale con 2 angoli retti. Fu costruita nel 1476 dai Manfredi di Faenza in luogo di una precedente fortificazione. Il Sentiero dell’Amore che conduce alla Torre, un tempo percorso militare, oggi è luogo di pace e poesia. Negli agriturismi che circondano la Torre è possibile degustare i pregiati vini e cibi locali, ma anche partecipare a corsi per fare la piadina e la sfoglia. Lunghezza 4,8 km. Dislivello 170 m.
Il Sentiero dell'Olio a Brisighella. Siamo in uno dei “Borghi più pelli d’Italia”, con un centro storico caratterizzato dalla Rocca Manfrediana, dalla Torre dell’orologio e dalla Via degli Asini (una via sopraelevata porticata). Il Museo Ugonia conserva molte delle opere che il pittore e litografo ha dedicato alla natura e alla storia del paese. La romanica Pieve di San Giovanni in Ottavo (Pieve di Tho) conserva nella cripta una pietra da frantoio di epoca romana. L’olio extravergine di Brisighella è stato tra i primi ad aver ottenuto, nel 1996, il prestigioso riconoscimento di DOP, prodotto da varietà autoctone coltivate già in epoca romana. Possibile la degustazione guidata dell’olio di Brisighella o degli altri numerosi prodotti locali, come i salumi di Mora Romagnola e il Carciofo Moretto. Lunghezza 7,6 km. Dislivello 110 m.
Il Sentiero degli Abissi nel Parco della Vena del Gesso Romagnola (Centro Visite Ca’ Carnè, Brisighella). Il Parco presenta molte interessanti caratteristiche dovute alla particolare conformazione di questa roccia: abissi, inghiottitoi, doline, grotte (alcune anche visitabili, su prenotazione con guida). Esemplari di fauna e flora sopravvivono qui grazie al microclima che i gessi assicurano. Il Parco Museo Geologico Cava del Monticino, non lontano dal centro visite, offre un’interessante visione di queste rocce e con affascinanti diorami presenta specie di animali preistorici. Da non perdere anche la cava di Lapis Specularis di Ca’ Toresina, risalente all’epoca romana. Lunghezza 3 km. Dislivello 210 m.

IN BICICLETTA
Imola da scoprire. Lo storico Autodromo Enzo e Dino Ferrari, con la scultura in memoria del pilota Ayrton Senna. Il parco ottocentesco delle Acque Minerali realizzato all’interno del circuito dopo la scoperta di sorgenti di acque sulfuree è oggi luogo per relax e sport. Al suo interno anche un sito preistorico, il Monte Castellaccio. Nel centro storico di Imola: la Cattedrale di San Cassiano e l’imponete Rocca Sforzesca, splendido esempio di architettura fortificata tra Medioevo e Rinascimento. Il Canale dei Molini, opera idraulica di 42 km che risale probabilmente all’età romana, serviva al funzionamento dei mulini e per l’irrigazione. Lunghezza: 14 km. Dislivello: 80 m. Tempo: circa 1,30 ore. 

Imola-Dozza, percorso tra le dolci colline. Partendo da Imola (vedere itinerario precedente), si arriva successivamente al borgo medievale di Dozza, una galleria d’arte all’aperto con le sue opere sui muri esterni delle case lasciati delle varie edizioni della Biennale del Muro Dipinto. La medievale Rocca Sforzesca, trasformata da Caterina Sforza in castello fortificato e adibito in seguito a residenza nobiliare, ospita nelle cantine l’Enoteca Regionale Emilia Romagna, vetrina dei vini regionali (circa un migliaio in esposizione) e dei prodotti tipici in vendita e degustazione. Lunghezza: 19,8 km. Dislivello: 220 m. Tempo: circa 2,30. 
Di valle in valle: Dozza città d’arte e Castel San Pietro Terme città slow. Percorso collinare molto panoramico con tappa a Dozza, per poi proseguire verso Castel San Pietro Terme, lungo la valle del fiume Sillaro. Castel San Pietro, nota località termale, ha una vocazione per le attività all’aria aperta come golf ed escursioni a piedi e in bicicletta. Nel centro storico, il Cassero segna la nascita della città, nel 1199. Modificato più volte nei secoli, ospita oggi il Teatro Comunale. Lunghezza: 16,3 km. Dislivello: 400 m. Tempo: circa 3 ore. 
Borgo Tossignano, lungo la Vallata del Santerno. Alla scoperta della vallata del Santerno tra i calanchi ed il fiume, tra gli alberi da frutto e gli ulivi, un percorso nell’area del Parco della Vena del Gesso Romagnola. Dal centro del paese di Borgo Tossignano, lungo il percorso che segue il fiume, scoprendo la storia del borgo per poi salire a Tossignano ad ammirare la Riva di San Biagio, visibile da Tossignano, è uno degli scorci più caratteristici della Vena del Gesso Romagnola. Lunghezza: 15,7 km. Dislivello: 290 m. Tempo: circa 2 ore. 
Faenza e le sue colline, un’escursione che unisce le suggestioni dell'arte e della storia e il paesaggio collinare decorato da vigneti e frutteti. Da vedere lungo il percorso: la Torre di Oriolo in splendida posizione panoramica, ha una singolare pianta pentagonale. A Faenza, il Museo Internazionale delle Ceramiche presenta la storia della ceramica dall'Età Precolombiana ai giorni nostri e conserva pezzi, tra gli altri, di Fontana, Picasso, Chagall. Nel centro di Faenza: l'elegante piazza del Popolo, il Museo dell'Età Neoclassica in Romagna Palazzo Milzetti, le botteghe degli artigiani ceramisti. Lunghezza: 34 km. Dislivello: 400 m. Tempo: circa 3,30 ore.
Il borgo medievale di Brisighella, tra gessi e calanchi. Brisighella, uno dei “Borghi più belli d’Italia” e famosa per il suo pregevole olio extravergine DOP, ha un centro medievale caratteristico e ricco di sorprese. Si toccano i monumenti più interessanti prima di uscire sulle colline che sovrastano la zona termale, per godersi la vista del borgo e dei suoi tre colli. Lunghezza 19 km. Dislivello: 260 m. Tempo: circa 2,30 ore. 
Riolo Terme e la Valle del Senio. La Rocca di Riolo Terme, appartenuta a Caterina Sforza, con il Museo del Paesaggio dell’Appennino Faentino. La mura a sbalzo con la suggestiva veduta sulla valle del Senio. Lo Stabilimento Termale, del 1870, con eleganti padiglioni in stile Liberty immersi in un parco secolare dispone anche di una moderna Spa. Lunghezza: 25 km. Dislivello: 430 m. Tempo: circa 3 ore.
Casola Valsenio, storie di bici. La Casa Museo Il Cardello, dove ha vissuto gran parte della sua vita lo scrittore faentino Alfredo Oriani, è un raro e splendido esempio di casa signorile romagnola dell’Otto/Novecento, perfettamente conservata e immersa in un bel parco. Alfredo Oriani è considerato il padre del cicloturismo: nel 1897 affrontò da solo un viaggio di un mese tra Romagna e Toscana, al termine del quale scrisse uno dei suoi libri più amati, “La bicicletta”. Nel Museo è conservata la sua inseparabile bicicletta. Il Giardino delle Erbe “Augusto Rinaldi Ceroni” è un orto botanico specializzato in piante officinali, dove ne vengono coltivate quasi 500 varietà. Qui è possibile effettuare visite guidate alla scoperta dei segreti delle piante e laboratori sulla distillazione e la preparazione delle tisane. Da provare, nei ristoranti di Casola Valsenio, gli originali menù alle erbe aromatiche, ai fiori e ai frutti dimenticati dell’autunno. Lunghezza: 12,5 km. Dislivello: 450 m. tempo: circa 2.30 ore. 
Ogni itinerario (a piedi o in bici) può essere arricchito con esperienze che contribuiscono ad approfondire la conoscenza del territorio e lo fanno "vivere" in maniera più completa e originale. Come visite "narrate" ai borghi e alle rocche, degustazioni di vini e dei prodotti locali in locations suggestive o accoglienti agriturismo, piccoli e curiosi musei, esposizioni di artisti internazionali, visite a grotte naturali, sempre in compagnia di esperti che sapranno raccontarne ai visitatori segreti e curiosità dei luoghi. 

www.imolafaenza.it/experience
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tel. 0542 25413 / 0546 71044

“Modena Funghi” entra in Verde Intesa

Agricola Rinaldi,  fungaia modenese tra le migliori d’Italia: il Gruppo, presieduto da Paolo Rinaldi, è leader nel mercato degli champignon.
Il gruppo “Modena Funghi” di Cavezzo (MO) è entrato in Verde Intesa con l’Agricola Rinaldi, azienda leader nella produzione di funghi, soprattutto champignon, con un fatturato che nel 2020 ha superato i 5 milioni di euro e una produzione annua di 15mila quintali di funghi. Alla guida di una delle principali fungaie italiane c’è la seconda generazione dei Rinaldi. Paolo, attuale presidente del Gruppo, è il figlio di Amilcare, coltivatore innovatore capace di cogliere i cambiamenti del mercato e sviluppare una moderna impresa fungicola. 

La nascita di Agricola Rinaldi
“Già alla  fine anni settanta era presente la tendenza a valorizzare i prodotti a km zero – sottolinea il presidente Paolo Rinaldi -  In particolare, una grossa azienda alimentare modenese, cercava di sensibilizzare i produttori a coltivare funghi”. 
Amilcare Rinaldi e altri colleghi del territorio, attirati dalla possibilità di entrare in un nuovo mercato, decisero così di intraprendere la strada della coltivazione di funghi, iniziando prima a coltivarli nel fienile, poi in una serra. In poco tempo ha iniziato così a svilupparsi la coltivazione degli champignon, la varietà preponderante nella zona di Modena. 
“Adesso - precisa Paolo Rinaldi -  all’interno della filiera sono presenti anche produttori di altre specie fungicole”.

Amilcare Rinaldi e il desiderio di crescere innovando
A distanza di quasi 10 anni,  Amilcare  Rinaldi ha dato  avvio alla seconda svolta. Grazie al diploma del figlio Paolo in micologia, l’azienda ha la possibilità di coltivare i funghi spontanei nella stagione estiva, un titolo necessario per certificare e quindi commercializzare questo tipo di referenza. Nello stesso periodo, Amilcare Rinaldi intuì la necessità di fare un passo verso l’innovazione portando in azienda sistemi di tecnologia avanzata. Erano gli anni in cui tutti i produttori guardavano l’Olanda che usava una tecnologia computerizzata per la coltivazione e, quindi, con l’utilizzo di particolari software e strutture metalliche con pannelli si imposero i primi prototipi di capannoni. Erano strutture più tecniche, con climatizzazione, sia per il caldo che per il freddo, che permettevano alle aziende di coltivare 365 giorni all’anno. 
Quando Paolo Rinaldi è entrato a far parte dell’azienda, ha gradualmente iniziato a sviluppare la Modena Funghi, lanciata poi nel 1999 soprattutto per ovviare all’impossibilità come azienda agricola di commercializzare oltre il 50% della propria produzione. Già a partire dal 1997 avevano iniziato un percorso verso la grande distribuzione (GDO) e qualche anno prima, nel 1994, con dei piccoli supermercati, che all’epoca erano ancora agli inizi, come Rossetto o il Gruppo Brendolan. 
La necessità di ampliare l’offerta è arrivata proprio su richiesta della stessa GDO che imponeva anche la fornitura di altre referenze. Questo ha reso necessario mettere in filiera più aziende, alcune già in contatto con l’Agricola Rinaldi, altre da certificare per dar vita alla Modena Funghi e alla possibilità di commercializzare una maggior percentuale della produzione fungina.

Il consolidamento nel mercato del Nord d’Italia
Per il Gruppo Rinaldi, Verona rappresenta da sempre il mercato principale, dopo Bologna, Padova e Parma. Prima i supermercati acquistavano tutto dai mercati agricoli, poi pian piano le aziende sono state fidelizzate guardando solo al supermercato. Sino a 30 anni fa si vendeva quasi totalmente ai mercati ortofrutticoli, poi si è giunti a lavorare direttamente con i supermercati. 

Il Gruppo Rinaldi verso la sostenibilità ambientale

Nel 2010, anche a fronte delle prime sfide del risparmio energetico, il Gruppo Rinaldi ha optato per un ampliamento di azienda,  sviluppando  un’attività di risparmio energetico  investendo  su un impianto fotovoltaico producendo oltre il 65 per cento di energia elettrica.  Nel 2016, Paolo Rinaldi, insieme alle due figlie Giulia, responsabile marketing, e Alessandra, laureanda in agraria,  ha preso la decisione di compiere degli investimenti finanziari e ampliare la gamma dell’offerta commerciale, per comprendere, oltre ai funghi freschi, anche tutta la quarta gamma.  Maria Grazia, moglie di Paolo, ha portato avanti con successo lo sviluppo di una linea burger, con la realizzazione di un laboratorio alimentare, attrezzato con tecnologie all’avanguardia e in grado di fornire un prodotto di alta qualità, entrando nel settore vegetale e gluten free (con la collaborazione  di primarie  aziende). Il laboratorio alimentare si avvale dell’azoto liquido come abbattitore, perchè consente un’ottimizzazione del processo: una volta cotto, infatti, il prodotto viene raffreddato a meno 170 °C in breve tempo, così da ridurre al minimo l’esposizione a cariche batteriche o a muffe.

Dal mercato dei vegetariani e vegan ai millennial

Con l’apertura del laboratorio alimentare, la famiglia Rinaldi si è aperta al mercato vegano, vegetariano e senza glutine. L’arricchimento della gamma con prodotti nuovi e innovativi ha presupposto anche la creazione di un nuovo pack dotato di codice a barre bidimensionale o QR code in etichetta, in grado di aprire un collegamento ipertestuale col sito web di Modena Funghi e dialogare con la generazione dei millennial. 

La commercializzazione dell’intera gamma dall’Italia ai Paesi arabi
Il Gruppo Rinaldi attualmente lavora in Italia con i più importanti  gruppi  distributivi nazionali. Uscendo dal mercato italiano, l’azienda modenese lavora ormai da diversi anni con la Germania e con l’Inghilterra, riuscendo a triangolare anche verso i Paesi arabi, dove il fungo è assai apprezzato nella loro cultura alimentare. 

Ottimismo per il prossimo anno
Il Gruppo Rinaldi commercializza ogni anno circa 15.000 quintali di funghi, mentre il fatturato raggiunge i 5 milioni all’anno per la Modena Funghi e circa 1,6 milione per Agricola Rinaldi. Il Gruppo è in costante crescita perché si allarga la base clientelare, qualcuno persino a doppia cifra;l’ortofrutta invece, nonostante la crescita sembri più contenuta, ha comunque registrato picchi di aumento soprattutto nel periodo iniziale del Covid per poi stabilizzarsi. Il momento migliore resta quello da settembre a Pasqua dove le punte più alte sono a inizio settembre, merito della presenza di numerose sagre. A Natale è trainante, poi dopo, si arriva al periodo pasquale, quindi, in modo naturale, inizia la discesa fino ad arrivare all’estate, dove si stabilizza a un terzo.  Dal punto di vista commerciale, precisa Paolo Rinaldi, l’azienda non ha registrato un influsso negativo, anzi  - soprattutto nelle prime settimane della pandemia -  c’è stato un aumento delle vendite e ancora oggi i numeri sembrano confermare la crescita su buoni livelli. 

www.verdeintesa.it

Il "baldacchino" della pandemia del 1630, in mostra a Bologna

Fino al 18 luglio p.v., la Raccolta Lercaro - presso l'Istituto Veritatis Splendor - espone nelle proprie sale, il “Baldacchino votivo” fatto costruire dai cittadini bolognesi al termine della terribile epidemia di peste del 1630 e, dal 1634, utilizzato per le processioni di ringraziamento alla Vergine del Rosario. Realizzato in velluto, seta, fili d’oro e d’argento, il prezioso manufatto è composto da una copertura in cangiante seta azzurra trapuntata di stelle dorate e da 4 bandinelle laterali su cui sono ricamati e dipinti, su disegni di scuola reniana (del Guido Reni) i santi protettori delle singole Corporazioni locali. Straordinariamente conservato, si presenta come il risultato di un minuziosissimo lavoro di artigianato artistico capace di armonizzare sapientemente padronanza della tecnica e devozione religiosa. Oggi, nel cuore della seconda primavera segnata dal Coronavirus, la Raccolta Lercaro vuole offrire al pubblico non solo la fruizione di un capolavoro cittadino, ma anche e soprattutto un’occasione concreta per mettere in rapporto il tempo presente con quello passato e con tutto il suo portato umano e culturale, giunto a noi sotto forma di storia collettiva e tradizioni.

«La peste del 1630 scosse la città dalle fondamenta. Alla fine di ottobre si contarono in città più di 20.000 casi su una popolazione residente di circa 60.000 abitanti. Durante i mesi dell’epidemia, soprattutto da maggio a settembre, l’organizzazione sanitaria ed economica della Città vide indiscusso protagonista il cardinale legato Bernardino Spada. Accanto a lui, a capo dei lazzaretti,  il gesuita Angelo Orimbelli e gli “assunti di sanità”, un gruppo di nobiluomini che affiancavano il Cardinale nella gestione dell’epidemia. Colpisce ancora oggi e meravigliò i contemporanei l’apertura mentale del legato pontificio che provò a governare l’epidemia con regole moderne, che abbiamo ritrovato oggi, nella nostra epidemia dell’anno 2020. Purtroppo, come riconobbero qualche anno dopo anche coloro che si erano mostrati freddi davanti alle scelte sanitarie operate dal Cardinale, gli effetti non si videro come avrebbero potuto perché le regole furono spesso boicottate. Si dispose per tempo un cordone sanitario intorno alla Città, controllando gli ingressi di persone e merci. Nei lazzaretti si applicarono precise norme igieniche e gli operatori sanitari indossavano guanti, camice e mascherina, che erano cambiati dopo ogni ingresso al lazzaretto per il trasporto di ammalati. Fatto il servizio e prima di cominciarne un altro, si toglievano i vestiti e indossavano altri camici, altri guanti e altre mascherine. Gli abiti indossati erano esposti all’aria per le successive 24 ore. Gli infermieri - i vituperati “monatti” milanesi - prima di lasciare il servizio, che durava 15 giorni, restavano in quarantena per altrettanto tempo in un’area del lazzaretto a ciò dedicata. Si potrebbe dire che, dove mancava la prova scientifica del bene operare, subentrava l’osservazione sperimentale. Le disposizioni emanate diventeranno “preziose reliquie, anzi sacrosanti oracoli, per la salute della Posterità saranno le sue regole […]”. Un auspicio in parte immediatamente recepito con le pubblicazioni che seguirono nello stesso 1631, ma poi dimenticate fino al XX secolo, quando riemersero attraverso i lavori di Luigi da Gatteo e Antonio Brighetti. Il Cardinale e il suo gruppo di lavoro hanno avuto la capacità di superare i dettami della conoscenza vigente e, senza entrare nel merito della discussione teorica, hanno imposto delle nuove regole di comportamento accompagnate da un inusuale stile di vita. Le disposizioni dello Spada, infatti, non si traducono in semplice “grida”, ma diventano norme da doversi osservare e sulle quali il Cardinale vigilerà personalmente. Capolavoro finale di questa attenzione è la prima processione di ringraziamento, svoltasi il 27 dicembre 1630. Il Cardinale, benché non si registrassero più decessi ed i lazzaretti fossero stati chiusi, non voleva abbassare la guardia. La processione, ormai inderogabile, avviene in maniera straordinariamente moderna, diremmo oggi, a numero chiuso. La città è rappresentata attraverso esponenti di categoria che sono i soli a poter entrare nella chiesa di san Domenico, dove è esposto, per la prima volta, il “pallione del voto” (grande pala) di Guido Reni, appena eseguito e voluto dalla Città. I cittadini riprendono una vita del tutto normale solo nel febbraio del 1631. Si aprono le botteghe e si riorganizza la vita sociale ed economica. I bolognesi, attraverso le Corporazioni, intendono lasciare dei segni duraturi a ricordo dell’epidemia. Lo fanno da subito con il dipinto del Reni e, quattro anni dopo, nel 1634, con una vera festa di ringraziamento. La Vergine del Rosario, a cui si erano rivolti, viene portata in piazza Maggiore e da qui processionalmente torna in san Domenico sotto un baldacchino appositamente ricamato e donato dalle “Arti” della città. Tutte le forze economiche contribuiscono e sono rappresentate sul baldacchino attraverso i santi protettori ricamati e dipinti sulle bandinelle laterali».

Franco Faranda, Le Arti e la peste a Bologna: il Baldacchino votivo del 1634. Riflessioni ai tempi del Coronavirus, Bologna, Il Mulino, 2021.

L’opera, recentemente recuperata grazie all’intervento dei Rotary cittadini e poi tornata nella basilica di san Domenico, dove è custodita per conto della proprietà (Fondo Edifici di Culto), normalmente non è fruibile dal pubblico. 
Oggi, mentre l’epidemia di Coronavirus fatica a essere debellata, questo “dono” ricorda l’altra grande epidemia, l’impegno della città e soprattutto la capacità di ripartire dal bello.

Si ringraziano:
il Fondo Edifici di Culto, la Soprintendenza competente e il convento di san Domenico per la disponibilità al prestito, Manuela Farinelli, per i controlli conservativi e Paolo Dalla, per la realizzazione dell’allestimento.

Orari: martedì e mercoledì: 15-19. Giovedì e venerdì: 10-13 / 15-19. Venerdì 7 maggio 2021, in occasione di Art City: 10-13 / 15-21.30. Chiuso nel fine settimana e nei festivi infrasettimanali (fino al permanere dell’emergenza sanitaria).

L’Istituto Veritatis Splendor è il frutto permanente del Congresso Eucaristico Nazionale del 1997, nato dalla sinergia fra l’Arcidiocesi di Bologna e la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, e da queste promosso e sostenuto.  Al suo interno, la collezione d’arte della Raccolta Lercaro, che nasce dall’unione delle opere personali acquisite dal cardinale Giacomo Lercaro (arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968) con quelle che artisti, collezionisti o semplici estimatori, nel tempo, gli hanno voluto donare in segno di profonda stima. Il primo “dono” risale al 1971 ed è rappresentato dall’omaggio di quattro artisti bolognesi (Aldo Borgonzoni, Pompilio Mandelli, Enzo Pasqualini, Ilario Rossi) al Cardinale in occasione del suo 80° compleanno. È questo l’evento da cui si origina l’idea di aprire a tutti la fruizione delle opere allestendole nelle sale di villa san Giacomo, la residenza del Cardinale sulle colline bolognesi. Negli anni successivi, la graduale apertura a un pubblico sempre più ampio e l’incrementarsi delle donazioni rendono necessario l’ordinamento secondo criteri museografici. A un primo lavoro svolto da Franco Solmi segue la direzione artistica di Marilena Pasquali che, nel 2003, cura anche il trasferimento nell’attuale sede, ristrutturata grazie al contributo della Fondazione Carisbo. Infine, nel 2008, S. E. Mons. Ernesto Vecchi, Presidente della Fondazione Lercaro, nomina direttore artistico Andrea Dall’Asta SJ, il quale, nel rispetto dell’originario assetto della collezione secondo il concetto di Wunderkammer (camera delle meraviglie), ripensa l’allestimento come espressione di un dialogo attivo tra antico e contemporaneo.   La collezione permanente oggi comprende opere di Giacomo Manzù, Arturo Martini, Francesco Messina, Mimmo Paladino, Vittorio Tavernari, Giovanni Boldini, Georges Rouault, Ettore Spalletti e molti altri. Tra le opere di pittura e grafica, lavori di Giacomo Balla, Filippo de Pisis, Renato Guttuso, Antonio Mancini, Giorgio Morandi, Adolfo Wildt. Questi dialogano con alcune pregevoli opere antiche, tra cui un tondo in gesso raffigurante una Madonna del Latte (fine XV-XVI secolo) e tre arazzi di manifattura fiamminga (fine XVI-inizio XVII secolo).


www.raccoltalercaro.it
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Istituto Veritatis Splendor 
Via Riva di Reno, 57, 40122 Bologna BO
 
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I luoghi di fede dell’Emilia Romagna sono ancora più accessibili

E’ online il Portale www.monasteriemiliaromagna.it: abbazie, cattedrali, monasteri e altri luoghi di culto delle 15 Diocesi dell’Emilia Romagna sono da oggi online, raccontati da un portale ricco di informazioni, proposte ed esperienze turistiche (www.monasteriemiliaromagna.it) – L’Assessore Regionale al Turismo Andrea Corsini: “C’è grande interesse verso i luoghi di culto della Regione, un patrimonio di storia, cultura e atmosfere raccolte che oggi possiamo condividere con il maggior numero di persone, grazie ad un efficiente portale in costante evoluzione”. Mons. Mosciatti “Valorizziamo la vocazione alla bellezza della nostra regione”
Per tutti coloro che sono alla ricerca di un’esperienza all’insegna della spiritualità, ma anche per gli appassionati di arte ed architettura sacre, dall’Emilia Romagna arriva una importante novità: alcuni dei più belli e storici luoghi di culto di tutta la Regione sono da oggi consultabili grazie a un pratico portale ricco di informazioni, approfondimenti e proposte di esperienze (www.monasteriemiliaromagna.it).

Il sito, che verrà costantemente aggiornato con i contenuti provenienti dai territori, porta alla scoperta di alcune delle più suggestive strutture tra abbazie, cattedrali, pievi e monasteri delle 15 Diocesi Regionali, assieme a itinerari tematici (oggi presenti le prime 4 proposte: Itinerario Francescano, Itinerario Domenicano, Itinerario delle 15 cattedrali in Emilia Romagna con georeferenziazione delle cattedrali sulla mappa, itinerario benedettino), musei collegati ad altrettanti luoghi di culto, e indicazioni sui 18 Cammini per Viandanti e Pellegrini dell’Emilia Romagna. Non manca una sezione dedicata ai Santi, come San Francesco e San Vicinio (a cui sono intitolati altrettanti Cammini regionali) San Martino e San Domenico, di cui quest’anno si celebra il Giubileo (per gli 800 anni dalla morte). 
«La fitta collaborazione con la Conferenza Episcopale della Regione Emilia Romagna, l’Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI e le Diocesi regionali -sottolinea Andrea Corsini, Assessore Regionale al Turismo dell’Emilia Romagna- da cui sono nati il Circuito Regionale dei Cammini e la fortunata esperienza di “Monasteri Aperti”, continua a dare ottimi risultati. La manifestazione nelle prime due edizioni ci ha confermato il grande interesse del pubblico verso i luoghi di culto della Regione. Un patrimonio di storia, cultura e atmosfere raccolte che oggi possiamo condividere con il maggior numero di persone, grazie ad un efficiente portale in costante evoluzione». 
“La nostra Regione possiede un’incredibile vocazione alla bellezza - evidenzia mons. Giovanni Mosciatti, vescovo di Imola e delegato della Conferenza Episcopale Regionale per il turismo, sport e tempo libero- del tutto idonea a sintetizzare e rappresentare millenni di storia, di culture, di tradizioni, di economie. In questo tempo di resilienza, rendere fruibili al grande pubblico luoghi e comunità significa donare un’esperienza di senso a chiunque, perché dalla bellezza si possa riprendere il cammino quotidiano”.
Il portale sarà supportato da una campagna promozionale web sui canali social della Promozione Turistica Regionale. 
All’interno del portale presenti anche una sezione su “eventi ed esperienze” -con attività caricate dagli operatori turistici e dai referenti territoriali che offrono proposte lungo gli itinerari e nei luoghi di fede- e una dedicata alle “feste di natura popolare legate alla spiritualità e all’enogastronomia” (con focus sulle ricette di derivazione religiosa, dalla Piada dei Morti alla Pagnotta di San Vicinio). 
In homepage una sezione “Diario” offre spunti, curiosità ed approfondimenti su alcuni dei luoghi del sacro e sugli itinerari che li attraversano e sono presenti anche video a tema, come quello dedicato all’evento Monasteri Aperti o quello sulla Via dei Linari. I luoghi sacri possono anche essere ricercati per Diocesi. 

Ufficio Stampa Apt Servizi Emilia Romagna tel.0541/430190 www.aptservizi.com

Il Ruchè punta sul marketing territoriale 

I produttori della DOCG di Castagnole Monferrato investono su un progetto di marketing territoriale da 60.000 euro per promuovere le colline del Ruchè nel mondo
Creare un’immagine coordinata per le aziende della denominazione – non solo le cantine, ma anche i ristoranti, le strutture ricettive e tutti i negozianti – e formare una rete pronta a valorizzare al meglio le potenzialità turistiche della zona: questi gli obiettivi del progetto di promozione territoriale dell’Associazione Produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG.

Oltre alle 22 cantine del Ruchè associate, ad aderirvi sono stati tutti i sette comuni della DOCG (Castagnole Monferrato, Montemagno, Grana, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi), che cofinanzieranno l’investimento di 60mila euro per un’attività ad ampio spettro. Obiettivo: preparare la zona patrimonio UNESCO ad un turismo più consapevole. 
<< Il progetto è stato fortemente voluto e avrà elementi innovativi, come la formazione su misura one to one, che permetterà ad ognuno dei 60 attori di mettere a punto un’offerta enoturistica ottimale. Il tutto sarà messo in rete grazie a rapporti con tour operator e cartellonistica dedicata>>. Afferma Luca Ferraris, presidente dell’Associazione. 
Sviluppato da Agricola Multimedia e Love Langhe Tour, il progetto è sviluppato in collaborazione con il Consorzio Tutela Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. «Il Consorzio è felice di appoggiare un progetto innovativo, che dimostra il dinamismo di una realtà bella e in continua ascesa come quella del Ruchè di Castagnole Monferrato.  – Afferma il presidente del Consorzio Filippo Mobrici. - Ben vengano queste iniziative che coinvolgono i produttori in prima persona con l’obiettivo di creare un modello di promozione virtuoso che, magari, potrà essere un modello anche per altri territori».   
Il progetto avrà durata biennale è vedrà la creazione di contenuti multimediali e analogici, lo sviluppo di segnaletica dedicata, la consulenza individuale agli attori (cantine, strutture ricettive, ristoranti e negozi) in cui saranno valutati i target e la formazione di tutti gli operatori coinvolti per fornire loro strumenti utili per la valorizzazione del territorio nel suo insieme. Infine saranno elaborate proposte turistiche ad hoc. 
Una famiglia da 1 milione di bottiglie. Così si definisce l’Associazione Produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato, piccola ma preziosa denominazione unica nel proprio genere. Collocato all’interno del territorio proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (Langhe, Roero e Monferrato), il mondo del Ruchè è un bell’esempio di come lo spirito di squadra possa dare grandi risultati. Costituitasi informalmente nel 2001 da un gruppo di produttori amici, l’Associazione Produttori Ruchè è stata formalmente fondata nell’ottobre 2015 e oggi conta 22 aziende e 25 produttori guidati da Luca Ferrarispresidente in carica dal 2020 per quattro anni e affiancato dal vicepresidente Franco Morando, dai consiglieri Franco Cavallero (Cantine Sant’Agata), Daniela Amelio (Amelio Livio), Gianfranco Borna (Cantina Sociale di Castagnole), Roberto Morosinotto (Bersano) e Roberto Rossi (Vini Caldera) e dal segretario Dante Garrone (Garrone Evasio e Figli).

Associazione Produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato Docg
Piazza Vittorio Emanuele II, 10, 14055 Costigliole d'Asti AT

 

In centro a Prato apre la Casa comune di ATIPICO e eatPRATO

Un punto di riferimento dei sapori e spazio degustazione di prodotti tipici pratesi ed un nuovo modo di fare branding di prodotti e saperi
eatPrato, il marchio di qualità di Prato e del suo territorio ed ATIPICO, dal oltre 10 anni bottega e degusteria di prodotti enogastronomici di Prato e provincia, uniscono le forze e dal 29 aprile hanno deciso di aprire una “casa comune” per ampliare offerta e servizi. La nuova galleria si trova nel centro pratese, via Cairoli al civico numero 14, al piano terra dello storico Palazzo Banci Buonamici.
A gestirla quattro giovani appassionati ed esperti: Mirko e Stefano, entrambi sommelier AIS, Alberto ed Eva. Quattro amici ATIPICI uniti dalla passione per il gusto!
La vetrina dedicata ai prodotti tipici pratesi e alle eccellenze vinicole del territorio enogastronomiche della provincia pratese, nata nel 2009 come punto vendita dei produttori della Strada dei vini di Carmignano e dei sapori tipici pratesi e dal 2016 anche punto vendita dei prodotti del paniere eatPRATO, si rinnova e si pone l’obiettivo di mostrare in una nuova veste il meglio dei sapori dell’enogastronomia del territorio.
Un paniere di eccellenze di prodotti tipici sul quale ormai da anni eatPRATO e il team di ATIPICO hanno lavorato insieme per valorizzarlo e renderlo fruibile oltre la cerchia cittadina, la condivisione della stessa filosofia verso i prodotti dell’artigianato agroalimentare del territorio, in una parola verso il Gusto di Prato e della sua terra.
E ancora, un obiettivo comune, declinare quel Gusto oltre i prodotti facendone un’identità culturale, e quindi fare informazione, cultura, offrire nuovi servizi in un mix virtuoso di agroalimentare e paesaggio, enogastronomia e turismo. Questi i motivi che hanno convinto  eatPRATO ed ATIPICO a dare vita ad una “mettere su casa” insieme.

Nuova sede più grande e multifunzionale
La nuova “Casa comune” delle due realtà  oltre ad essere più grande, più bella, multifunzionale è anche la sede fisica di un progetto che negli anni è cresciuto facendo branding di prodotti e saperi, unendo la cultura immateriale a quella materiale, valorizzando in chiave nuova quella triade d’eccellenza fatta di arte bianca e pasticcieria, ristorazione, enologia che fa di Prato e del suo territorio un polo foodie in Toscana.

eatPRATO è andato oltre i singoli eventi nell’arco dell’anno ed ha riunito più stabilmente una comunità di appassionati connoisseur del gusto, organizzato con continuità un flusso di visite alle aziende agricole e di artigianato agroalimentare, creato sinergia tra l’arte, la cultura e il food and wine.
D’ora in poi potrà essere ancora più visibile a tutti e riferimento stabile per operatori e pubblico finale nel nuovo spazio galleria di ATIPICO, a pochi metri dal Giardino Buonamici, quartier generale di eatPRATO Festival del Gusto.
I nuovi locali di ATIPICO, che diventano una vera e propria Galleria dei sapori, prevedono sia uno spazio dedicato alla promozione e alla vendita dei tipici prodotti pratesi (la “BOTTEGA”) e sia uno spazio dedicato alle degustazioni e agli eventi (la “DEGUSTERIA”).
All’interno della nuova sede, si potranno perciò non solo acquistare i vini di Carmignano di tutte le cantine, i Biscotti di Prato in tutte le loro molteplici varianti e firmati da tantissimi artigiani, le birre artigianali locali, i Fichi secchi di Carmignano, la Mortadella di Prato, l’Olio Extravergine di oliva, il Vermouth bianco di Prato, la Farina GranPrato e tanti altri prodotti locali, ma si potranno scoprire e conoscere degustandoli tutto l’anno.
L’apertura della Bottega è quotidiana, dal lunedì alla domenica, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30. La Degusteria, che aprirà una volta passato il periodo di emergenza sanitaria, invece si animerà di pomeriggio e la sera, con eventi dedicati ai produttori e ai promotori dei diversi prodotti di eccellenza pratesi.
(Tiziano Argazzi)

ATIPICO 
Via Cairoli 14 - 59100 Prato 
tel. 388 58 84 804.
www.eatprato.it 
www.atipicoshop.it

Dalla primavera all'estate, da zero a 2000 metri, in Trentino...

Dalla primavera all'estate, da zero a 2000 metri, in Trentino si rincorrono le fioriture di tantissime specie che trasformano prati e pendii in variopinte tavolozze: i meleti in Val di Non, i bucaneve sul Monte Baldo. In Trentino la primavera è un racconto della natura che si sveglia. Un racconto in divenire, territorio per territorio, settimana dopo settimana. Fiori, animali e piante rinnovano il loro instancabile rito della rinascita, espressione di bellezza e pura energia vitale di questa ricca biodiversità presente sul territorio. Un'autentica esplosione di colori che in poche settimane vivacizza il paesaggio delle valli, per poi iniziare a salire verso gli alpeggi e le praterie in quota. Camminare o pedalare nelle valli trentine è un piacere per gli occhi e anche per il fisico, mentre si annusa l’aria ricca di profumi intensi, stimolati dal gioco dei colori che nei prati accostano le più diverse tonalità: spruzzate di giallo, di blu, tocchi delicati di rosso, tappeti di bianco.

Itinerari tra le fioriture
Il territorio del Parco Naturale Locale del Monte Baldo, è conosciuto fin dal medioevo dai botanici di tutta Europa per la sua straordinaria biodiversità e ricchezza di specie endemiche preglaciali, che hanno potuto giungere fino a noi perché hanno colonizzato le aree più in quota non coperte dalle calotte glaciali nel Quaternario. Già nel 1500 Giovan Battista Olivi, medico farmacista e letterato cremonese, a lungo al servizio dei Gonzaga, aveva definito il massiccio del Monte Baldo “Il giardino d’Italia”, Hortus Italiae. Per questo molte tra le specie botaniche più rare vengono accompagnate dall'aggettivo baldensis, che ne riconosce l’unicità. Le più comuni però, come l’arnica, gigli, genziane, orchidee, botton d’oro e gerani argentati, tra maggio e giugno creano sulle praterie in quota coloratissimi tappeti che si osservano percorrendo gli itinerari del Parco. Genziane, orchidee blu, gigli rossi, e sulle rocce anche il geranio argentato, si possono osservare camminando dal rifugio Graziani verso Malga Campo, Bocca Paltrane per raggiungere il rifugio Malga Campei nella Val Paròl. E appena sciolta l’ultima neve, tappeti di bucaneve circondano il sentiero che da Polsa di Brentonico sale in direzione di Malga Susine fino alla Bocca d’Ardole e alle postazioni della Grande Guerra del vicino Corno della Paura.

Tra primavera e inizio estate sono più di mille specie di fiori spontanei a colorare i prati della Val di Ledro, una ricchezza di biodiversità che ha permesso di includerla nella Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria. Sono specie tipiche della flora mediterranea - nelle zone più prossime al Lago di Garda – mentre le stelle alpine fioriscono sulle creste sopra i 2000 m attorno alla Val di Concei.
Particolarmente facili da raggiungere sono i pascoli in località Dromaè, un alpeggio sopra il paese di Mezzolago: un paio di ore di cammino attraversando pinete di Pino Silvestre, faggete, boschi di latifoglie. Da maggio a giugno i pascoli si trasformano in un tappeto bianco e fucsia pieno di narcisi e peonie selvatiche e, con un po' di attenzione, tra i camminamenti della Grande Guerra, si possono osservare anche orchidee selvatiche, anemoni e gigli.
In Valle del Chiese sopra l’abitato di Bondone, al confine con la provincia di Brescia, ecco l’Alpe di Tombea. Nei primi anni del 1800, tra i pascoli ai piedi di Cima Tombea, si spinse Kaspar Von Stenberg, un botanico di Praga, e con grande emozione si imbattè in rarissime specie floristiche mai osservate altrove. L’appellativo tombeanensis completa il nome di questi endemismi, rari e unici, che da oltre due secoli vengono studiati solo qui. Il fiore più raro si chiama Saxifraga tombeanensis e i maggiori erbolari d’Europa ne conservano almeno un esemplare. L’alpeggio in quota si raggiunge partendo da Bondone, il borgo dei carbonai sopra il Lago d’Idro, uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Dalla Malga Alpo, in località Plogne, lungo mulattiere di guerra, che non stancano le gambe, in un’ora si raggiunge Bocca Cablone.
In Val di Non la fioritura dei meli a fine aprile riempie i versanti di colori delicati e deliziosi profumi. Un momento irripetibile per scoprire questa valle ricca di piccoli borghi carichi di storia, ma anche di ambienti naturali davvero particolari come i numerosi canyon. Luoghi che si raggiungono grazie a percorsi escursionistici o in mountain bike e che attraversano le distese di meleti in fiore. L’itinerario didattico “Al Meleto” è una passeggiata di soli 5 chilometri (si percorre in meno di 2 ore) per grandi e piccini. Un itinerario per scoprire luoghi nuovi, conoscere le mele e come vengono coltivate grazie ad alcuni pannelli didattici, giocare con gli insetti, ammirare scorci sulla valle insoliti. La partenza è dal centro di Romallo. E volendo arricchire di emozioni per gli occhi una visita a Castel Thun, il più monumentale dei tanti castelli presenti in valle aperti al pubblico, il consiglio è di salire a piedi da Vigo di Ton seguendo il percorso che si snoda, appunto, tra i meleti in fiore. Ad aprile, Dolce Fiorire propone diverse attività tra i meli in fiore: passeggiate, visite guidate ai frutteti storici dove si coltivano antiche varietà di mele e di pere, wine trekking dedicati al Groppello di Revò, vitigno tipico della valle delle mele.

Approfondimenti
Giardino botanico di Brentonico. All’interno di Palazzo Eccheli-Baisi, l’Orto dei semplici si estende su una superficie di 6000 m2. Si tratta del primo esempio di giardino botanico rinascimentale in Trentino. Nell'Orto dei semplici sono presenti 500 piante, che testimoniano l'importanza botanica da secoli riconosciuta al Monte Baldo, meta ambita di speziali, botanici e amanti della montagna. Palazzo Eccheli-Baisi fu costruito alla fine del XVI secolo, unificando alcuni edifici pre-esistenti. Il verde è il colore dominante dell’edificio che ospita anche il Museo del Fossile del Monte Baldo.

Riserva della biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria. Una porzione consistente di territorio tra il Lago di Garda e le Dolomiti di Brenta, un’area di 47 mila ettari particolarmente ricca di biodiversità, ma anche di testimonianze storico-culturali e di utilizzi sostenibili delle risorse naturali, ha ottenuto nel 2015 questo prestigioso riconoscimento internazionale nell’ambito del programma MaB – “Man and Biosphere”. Si tratta delle Giudicarie Esteriori e del Tennese, nell’ambito dell’Ecomuseo della Judicaria “Dalle Dolomiti al Garda” e delle Valli di Ledro e del Basso Chiese.

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L’Emilia Romagna si fa trovare pronta alla riapertura di musei, mostre e teatri

Da Ferrara a Rimini, da Piacenza a Forlì, da Parma a Ravenna, l’Emilia Romagna si fa trovare pronta alla riapertura di musei, mostre e teatri con una vastissima proposta culturale e grandi mostre e Festival a cui si può accedere in totale sicurezza - A far da palcoscenico a questi appuntamenti sono le Città d’Arte in tutta la loro bellezza, ricche di monumenti, alcune delle quali raddoppiano la proposta espositiva aprendo diverse mostre in contemporanea - Si riparte con pittura, scultura, fotografia, disegno, arte antica e contemporanea: le grandi mostre di Forlì e Ravenna celebrano Dante; Ligabue è in mostra a Parma e a Ferrara; Correggio, Modigliani e Fornasetti sono a Parma; Arnaldo Pomodoro a Soliera (Mo); Raffaello a Piacenza; Corcos, Morandi e Samorì a Bologna; Alfonso Leoni riapre a Faenza (Ra); l’arte contemporanea è a Rimini – E ancora: tornano Art City a Bologna e il Festival della Fotografia Europea a Reggio Emilia.
Riaprono i musei, le mostre e i teatri in Emilia-Romagna con decine di appuntamenti per nutrire la mente. Il calendario culturale della regione, che già da tempo fa del turismo d’arte una delle offerte di punta, grazie alla qualità delle iniziative e delle grandi mostre che costellano il territorio, propone un carnet di eventi di altissimo livello.
Parma, capitale della cultura, apre diverse mostre in contemporanea dedicate a Correggio, Modigliani, Fornasetti e Ligabue. Le opere di Ligabue sono in mostra anche a Ferrara. La mostra di Arnaldo Pomodoro è a Soliera (MO); Raffaello è in mostra a Piacenza; a Reggio Emilia torna il Festival della Fotografia Europea. A Bologna riaprono le mostre dedicate a Corcos, Morandi e Samorì oltre all’evento Art City. Al MIC di Faenza riapre l’antologica su Alfonso Leoni, mentre s’indaga l’arte del Trecento con le mostre celebrative di Dante nei 700 anni della sua morte a Forlì e a Ravenna. A Rimini riapre il PART.
A Parma si moltiplicano le mostre: Correggio, Fornasetti, Ligabue e Modigliani 
Parma capitale della cultura 2020/21 riapre le porte di Musei e Palazzi. Fino al 30 maggio a Palazzo Tarasconi la mostra “Ligabue & Vitaloni. Dare voce alla natura” dedicata ad Antonio Ligabue (1899-1965), uno degli artisti più geniali del Novecento italiano, presenta 83 dipinti e 4 sculture dell’artista, soggetti che più hanno caratterizzato la sua parabola artistica, dagli autoritratti ai paesaggi, agli animali selvaggi e domestici. Il percorso prevede anche una sezione con 15 opere plastiche di Michele Vitaloni (Milano, 1967) che condivide con Ligabue una particolare empatia verso il mondo naturale e animale. Con questa iniziativa, ideata e realizzata da Augusto Agosta Tota, Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, Parma si riappropria di un nuovo spazio espositivo, nel cuore della città ducale, all’interno del cinquecentesco Palazzo Tarasconi. (www.fondazionearchivioligabue.it).
La Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo riapre il 30 aprile, con le opere di Amedeo Modigliani dal Musée de Grenoble, il tema del Nudo nella raccolta di Luigi Magnani, le celebri collezioni di Capolavori da Tiziano a Goya, da Monet a Renoir nella Villa immersa nel grande Parco Romantico. “Modigliani, opere dal Museo de Grenoble” è il titolo della mostra allestita fino al 4 luglio 2021, una piccola quanto preziosa esposizione in collaborazione col Musée de Grenoble, che espone sei opere di Modigliani tra cui il dipinto “Femme au col blanc”, olio su tela del 1917, raffigurante Lunia Czechowska, moglie dell’amico d’infanzia di Léopold Zborowski, e cinque ritratti a matita di personaggi della capitale francese degli anni Dieci, dove egli fu al centro della scena artistica, al tempo all’avanguardia internazionale (http://www.magnanirocca.it).
Riapre il 27 aprile anche il Complesso della Pilotta con nuovi percorsi, nuovi orari e due grandi mostre:L’Ottocento e il mito di Correggio” e “Fornasetti Theatrum Mundi”. La prima, aperta fino al 30 maggio, è un omaggio a due figure per molti versi fondamentali della storia parmense: Maria Luigia d’Asburgo, Duchessa di Parma, e l’incisore Paolo Toschi. Intorno ai quattro capolavori del Correggio – “La Madonna con la scodella” e la “Madonna di San Gerolamo” più le due tele provenienti dalla Cappella del Bono - la mostra presenta anche il meglio della produzione ottocentesca del Ducato. Un omaggio al design contemporaneo è invece la mostra “Fornasetti Theatrum Mundi”, prorogata fino al 25 luglio, che espone centinaia di creazioni dell’atelier fondato da Piero Fornasetti, in dialogo con le collezioni della Pilotta. È di nuovo visitabile anche la Sala “Parma al tempo dei Farnese” della Galleria Nazionale, che ospita la collezione Farnese e l’opera del Parmigianino, “Ritratto di gentildonna” meglio conosciuto come “La Schiava turca”. Per informazioni, orari e ingressi contingentati: https://complessopilotta.it/opera/schiava-turca/.
Torna a Piacenza la Madonna Sistina di Raffaello fino al 31 ottobre. Ritorna nella chiesa del monastero di San Sisto a Piacenza, il luogo per il quale fu commissionata. Raffaello ricevette l’incarico da papa Giulio II nel 1512. All’interno della chiesa è stato organizzato un percorso che introduce alla scoperta del complesso religioso a partire dal cosiddetto “appartamento dell’abate”, per la prima volta aperto al pubblico, fino alla Biblioteca monastica (http://www.piacenzapace.it).
A Reggio Emilia riparte il festival Fotografia Europea
Mostre, installazioni, conferenze, incontri, workshop, proiezioni e spettacoli. La XVI Edizione del festival Fotografia Europea dal 21 maggio al 4 luglio 2021 invade diverse location di Reggio Emilia. Il tema è: “Sulla Terra e sulla Luna / fate largo ai sognatori!". Promossa da Comune di Reggio Emilia e Fondazione Palazzo Magnani, partirà con un’anteprima il 14 maggio, proponendo per la prima volta cinque mostre open air,progetti di fotografi contemporanei con allestimenti pensati ad hoc per una visione all’aperto. Il programma del Festival prevede diverse mostre con l’obiettivo di indagare approfonditamente il ruolo delle immagini e della cultura visiva in un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo (https://www.fotografiaeuropea.it/).
A Soliera (Mo) protagoniste le sculture di Arnaldo Pomodoro
Con l'Emilia Romagna in zona gialla, riapre al pubblico la mostra “Arnaldo Pomodoro. {sur}face“ fino al 27 giugno negli spazi di Castello Campori, a Soliera. L'esposizione promossa con il contributo della Regione Emilia Romagna, è dedicata a uno dei più grandi scultori viventi, un artista visionario che ha segnato profondamente la seconda metà del Novecento italiano, Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, 1926), fratello maggiore dello scultore Giò. In occasione della mostra, nella piazza antistante il Castello, è stato installato l'Obelisco per Cleopatra, opera monumentale che per i prossimi tre anni sarà parte integrante del contesto urbano. Le visite guidate saranno condotte in totale sicurezza, per gruppi di massimo 12 persone (Informazioni e prenotazioni su:  https://fondazionecampori.eventbrite.it/).
Bologna indaga Corcos, Samorì e Morandi; torna Art City
Dal 27 aprile riaprono mostre e musei anche a Bologna. Palazzo Fava alza il sipario sulla mostra “Sfregi”, la prima antologica italiana di Nicola Samorì (Forlì, 1977). Esposti circa 80 lavori del giovane artista, che spaziano dalla scultura alla pittura, dialogando con i preziosi affreschi dei Carracci e altri capolavori della collezione Genus Bononiaetra cui la Maddalena Penitente di Canova. La mostra è visitabile fino al 27 giugno (https://genusbononiae.it/palazzi/palazzo-fava/)
“Vittorio Corcos Ritratti e Sogni” è la mostra che riapre a Palazzo Pallavicini dal 27 aprile fino al 27 giugno 2021, con oltre 40 maestosi dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private. La mostra ripercorre l’intera carriera artistica di Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 1859 – Firenze, 1933), considerato uno degli interpreti più apprezzati dei sentimenti e dei costumi della Belle époque. Oltre 40 opere distribuite in sei sezioni raccontano la grande abilità ritrattistica del pittore, che dipingeva le donne più belle dell’epoca (https://www.palazzopallavicini.com).
Dal 27 aprile al 23 maggio al MAMBO, Museo d'Arte Moderna di Bologna, si apre la mostra dal titolo: “RE-COLLECTING. Morandi racconta. Tono e composizione nelle sue ultime nature morte”, incentrata sul tema al quale Giorgio Morandi ha maggiormente legato la sua fama: la natura morta. I 10 lavori in mostra appartengono tutti all’ultima stagione della ricerca artistica morandiana, che va dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta (http://www.mambo-bologna.org/).
Grande attesa per ART CITY che torna a Bologna dal 7 al 9 maggio 2021 con diverse mostre e iniziative speciali. La nona edizione si snoda tra spazi pubblici e privati che si relazionano ai progetti espositivi: Beatrice Favaretto e Michelangelo Pistoletto a Palazzo Boncompagni, Annamaria Ajmone & Felicity Mangan al Cimitero Monumentale della Certosa, Carola Bonfili nel Rifugio antiaereo di Villa Revedin, Giorgio Andreotta Calò al LabOratorio degli Angeli, Matteo Nasini in live streaming su Radioimmaginaria, Riccardo Baruzzi al Teatro Storico di Villa Aldrovandi-Mazzacorati, Chiara Camoni a Palazzo Bentivoglio, Margherita Morgantinagli Orti Boschetto Lungo Reno, Sabrina Mezzaqui all’Oratorio di San Filippo Neri, Alessandro Pessoli presso Alchemilla a Palazzo Vizzani, Stefano Arienti in Piazza Costituzione, Norma Jeane alle Serre dei Giardini Margherita, Vincenzo Agnetti al Padiglione de l’Esprit Nouveau. 
Nell’ambito di ART CITY apre la mostra “141, un secolo di disegno in Italia” che espone cento anni di arte italiana attraverso opere su carta di 141 artisti dalle Avanguardie Storiche ai giorni nostri: apre il 27 aprile, in occasione della Giornata Mondiale del Disegno, a Palazzo Paltroni di Bologna. Espone fino al 24 giugnodisegni di Boccioni, De Chirico, Boetti, Kounellis, Ericailcane e molti altri (http://www.culturabologna.it/artcity).
Ferrara espone Ligabue, Boldini e Crema
Riapre il 26 aprile Palazzo dei Diamanti la retrospettiva antologica dal titolo: “Antonio Ligabue. Una vita d’artista” che fino al 27 giugno indaga la vicenda umana e creativa di Ligabue. La mostra, curata da Vittorio Sgarbi e Marzio Dall’Acqua, documenta tutta l’attività dell’artista emiliano attraverso oltre cento opere, tra dipinti, sculture e disegni, alcuni mai esposti sinora. Nel percorso emergono i temi fondamentali della sua ricerca: dal diario intimo degli autoritratti ai paesaggi del cuore, dai ritratti alle nature morte, dagli animali selvaggi a quelli domestici, dai paesaggi agresti alle scene di caccia e alle tormente di neve (http://www.palazzodiamanti.it).
Piccola, ma preziosa è l’esposizione dal titolo: “Boldini. Dal disegno al dipinto”, nei bellissimi spazi del Castello Estense, dal 28 aprile fino al 6 giugno, dedicata al tema della genesi del ritratto femminile. Il percorso è costruito attorno al dipinto che ritrae La contessa de Lesse, realizzato dal pittore Giovanni Boldini nel 1889 circa. Accanto a questa “ospite” illustre vengono presentati sedici disegni della raccolta del Museo ferrarese, alcuni mai esposti: studi di donne a figura intera e di singoli volti femminili che documentano il rapporto iperattivo dell’artista con la realtà circostante.
Le sale del Castello Estense ospitano dal primo maggio fino al 29 agosto, la prima antologica del pittore ferrarese Giovanni Battista Crema nella sua città natale. La mostra dal titolo: “Oltre il Divisionismo”, espone una selezione di opere in dialogo con importanti prestiti da musei e collezioni private e documenti ineditiprovenienti dell’archivio degli eredi dell’artista (https://www.castelloestense.it/).Le grandi mostre che celebrano i 700 anni dalla morte di Dante
Forlì e Ravenna celebrano Dante Alighieri nell’anno dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta presentando 4 grandi mostre (e proponendo un biglietto cumulativo). I Musei San Domenico di Forlì ospitano la grande mostra sul Poeta dal titolo: “Dante. La visione dell’arte” che inaugura il 30 aprile e rimane aperta fino all’11 luglio
Sono 300 le opere in mostra, di cui circa 50 tra dipinti, sculture e disegni arriveranno, accanto a decine di prestiti internazionali di grande prestigio, dalla Galleria degli Uffizi, che organizza la mostra insieme alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. In esposizione preziosi affreschi, dipinti monumentali, busti marmorei. Da un disegno di Michelangelo ai ritratti di Dante Alighieri e Farinata degli Uberti di Andrea del Castagno, passando per La Cacciata dal Paradiso terrestre di Pontormo, solo per citarne alcuni (http://www.mostradante.it).
A Ravenna, dall’8 maggio fino al 17 luglio 2021 negli spazi della Biblioteca Classense è esposta la mostra Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante. È solo la prima di tre mostre che compongono il progetto espositivo Dante. Gli occhi e la mente. Espone libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e numerosi oggetti d'arte conferiti come omaggio a Dante e alla città "ultimo rifugio" del Poeta.
Inaugura il 7 maggio, alla presenza del Ministro della Cultura Dario Franceschini, la mostra dal titolo: “Dante. Gli occhi e la mente. Le arti al tempo dell’esilio”, negli spazi della Chiesa di San Romualdo a Ravenna. Fino al 4 luglio 2021 sarà possibile ammirare opere di artisti maggiori come Giotto e Cimabue. La terza mostra, infine, dal titolo Un’epopea pop si svolgerà al MAR - Museo d’Arte della città dal 4 settembre 2021 al 9 gennaio 2022. Sempre nell’ambito del progetto “Viva Dante” il MAR ospita la mostra personale di Paolo Roversi Studio Luce, dedicata al celebre fotografo di moda originario di Ravenna e prorogata fino al 6 giugno. 
L’arte contemporanea è al PART di Rimini 
Riapre il 27 aprile il PART, Palazzi dell’Arte, a Rimini, nella centralissima Piazza Cavour, il nuovo sito museale aperto negli storici Palazzi dell'Arengo e del Podestà al cui interno è esposta la collezione d’arte contemporanea della Fondazione San Patrignano. Fino al 27 giugno 2021 ospita le due mostre temporanee organizzate dai Musei Comunali, rispettivamente dislocate nello spazio1 del Palazzo del Podestà e nello spazio2 sotto una sigla denominata [APARTE]. Sono Convivium a cura di Annamaria Bernucci con i lavori di Francesco Bocchini, Vittorio D’Augusta, Luca Giovagnoli, Marco Neri, Nicola Samorì e Magna Cartacon le opere recenti di Denis Riva, mostra quest'ultima a cura di Massimo Pulini (https://palazziarterimini.it/).
A Faenza (RA) le ceramiche di Alfonso Leoni
Al MIC, Museo internazionale della Ceramica di Faenza, il 27 aprile riapre le porte al pubblico, con un nuovo orario settimanale e prenotazione obbligatoria (e con apertura straordinaria del 1° maggio dalle 10 alle 19). Torna visitabile quindi la mostra “Alfonso Leoni. (1941-1980) Genio Ribelle” che sarà aperta fino al 10 ottobre 2021. L’antologica del talentuoso artista prematuramente scomparso espine la ricca e intensa produzione dedita non solo alla ceramica ma anche ai diversi linguaggi della contemporaneità (pittura, grafica, design, scultura). Una sorpresa attende poi il pubblico appassionato di ceramica: dal 22 maggio apre una nuova sezione dedicata al design, assente da oltre 30 anni dalle sezioni permanenti del MIC (http://www.micfaena.org/it)


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Miglior Liquore del Mondo 2021 all’Amaro “Rupes Gold”  

La soddisfazione è quasi incredulità a Roccella Jonica (RC), quando si apprende che per la seconda volta il WORLD LIQUEUR AWARDS premia casa Rupes. La giuria internazionale dell’ambìto premio ha riconosciuto lo scorso anno il “Gold” del World Liqueur Awards  all’Amaro Rupes e ben due riconoscimenti per il 2021: il World’s Best Herbal ed il Best Italian Herbal con la seguente nota di degustazione: "Arancia predominante nell'aroma, l'integrazione tra il dolce e l'amaro è molto ben espressa. Un profilo semplice ma molto ben eseguito”; dunque il gradino più alto del podio a livello mondiale.
La giuria, che per questa edizione ha dovuto faticare per la mole e l’importanza dei partecipanti a livello internazionale, ha ripremiato l’anima classica e “ben eseguita” dell’Amaro calabrese che affonda le radici in secoli di tradizione “spiritosa” calabrese.

Rupes Gold, grazie al suo gusto deciso e raffinato, dal carattere inconfondibilmente calabrese, recupera questa storia, che racconta un territorio e le sue eccellenze partendo dai prodotti della natura che nascono naturalmente e crescono genuinamente. Trenta erbe officinali ed aromatiche, provenienti dalla Locride, realizzano questa singolare e piacevole alchimia tra note erbacee amare, speziate ed amabili. Per la preparazione di Rupes Gold viene ancora utilizzato il vecchio metodo artigianale della macerazione a freddo degli ingredienti, tra i quali spiccano il finocchietto selvatico, le radici di liquirizia calabrese e l’alloro e una nota agrumata di arancia amara di Calabria e poi lasciato affinare in barrique di rovere.
Degustandolo si può rivivere ancora oggi la leggenda che narra di come il nome fu coniato da intellettuali patrioti nella prima metà dell'800, precursori dei moti Carbonari che portarono all’Unità, facendolo derivare dal luogo in cui veniva distillato: ai piedi della famosa Rupe di Roccella, un tempo Anphisia.
Passarono molti anni e Vincenzo, mastro distillatore, detentore della ricetta originale e capostipite della famiglia Errigo, prima di morire alla fine del XIX secolo, strappa una promessa al figlio: "La ricetta di Rupes dovrà essere tramandata ma il racconto di quegli incontri per la libertà dovrà rimanere un segreto almeno per un secolo"; aleggiava ancora la trepidazione del Regno dei I Borbone che lasciava il passo all’Italia unita. Così quella ricetta fu tramandata nel silenzio, di padre in figlio, per quattro generazioni. ​Rupes quindi trova le sue radici dall'incontro tra un semplice commerciante con alcuni giovani dagli alti ideali. E grazie a Vincenzo, scomparso nel 2019, che portava il nome del suo trisavolo, ed ai due figli Francesco e Luca, ritorna sulle tavole; ed è bello pensare ad un brindisi, ora come allora, per la libertà ed il piacere, in un momento storico in cui l’Unità Nazionale è ritornata alle coscienze come valore aggiunto nell’essere italiani!

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Nuove confezioni per il riso di Riserva San Massimo 

L’azienda ridisegna il proprio packaging con una nuova veste grafica e inserendo nuovi formati

Riserva San Massimo lancia sul mercato un nuovo packaging: le confezioni di riso, dopo dieci anni, cambiano infatti nella veste e aumentano nelle varianti di formato. Il restyling grafico si ispira agli ambienti naturali, alla fauna e alla flora della Riserva e invitano il consumatore a compiere un viaggio nella natura e nelle stagioni. Le nuove grafiche presentano illustrazioni moderne che, grazie ai colori brillanti, catturano lo sguardo e rievocano la serenità della Riserva.
Come tutte le attività relative alla produzione del riso, anche la scelta dei materiali delle confezioni si ispira al concetto di sostenibilità: il classico cartoncino patinato lucido è sostituito da una versione opaca, più in sintonia con i luoghi che rappresenta, mentre la carta utilizzata per il materiale informativo è riciclata.
Il restyling non si limita alla parte visiva: Riserva San Massimo ha ideato nuovi formati che si rivolgono a un bacino di clienti con esigenze e abitudini diverse. Alla confezione di Carnaroli bianco da 1 kg si affiancano quella da 500g e da 250g. Il Carnaroli integrale è disponibile nella confezione da 1 kg e nel nuovo pack da 500g. Il Vialone Nano mantiene il formato da 1 kg. I nuovi formati da 500g e 250g sono ideati per soddisfare le richieste di un mercato in continuo cambiamento e per allinearsi ai nuovi consumatori, rappresentati da single, coppie e famiglie poco numerose.
La nuova grafica, curato dall’agenzia Circus di Prato, e lo studio di nuovi messaggi confermano inoltre l’apertura verso un mercato internazionale: le nuove confezioni infatti riportano anche la traduzione in lingua inglese dei testi. Uno degli obiettivi di Riserva San Massimo è infatti di rivolgersi anche a quei clienti stranieri che nutrono un forte interesse nei confronti delle eccellenze gastronomiche italiane.
Ciò che invece rimane immutata è l’attenzione che viene dedicata alle diverse fasi della produzione del riso. Il territorio agricolo della Riserva San Massimo, che sorge a Gropello Cairoli, nella provincia pavese, in un’ansa del Ticino, è straordinariamente fertile ed è una base perfetta per le coltivazioni perché consente di concimare poco i terreni e di utilizzare un sistema di agricoltura bio integrata.
«Il cambio della grafica – afferma Maria Antonello, proprietaria di Riserva San Massimo –, innovativa e diversa dalle altre in commercio, fa parte di un progetto più ampio di restyling che riguarda le confezioni, gli imballi da spedizione, le brochure e l’immagine coordinata. Con questo cambiamento vorremmo far emergere la nostra visione di Riserva e non solo i concetti legati alla produzione di riso».

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