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Il vino dei Cavalieri del Tempio

Il vino dei Cavalieri del Tempio

In uno dei luoghi più belli ed affascinanti del Lazio, in provincia di Latina, ai piedi dei Monti Lepini

, a metà strada fra il suggestivo Borgo medioevale di Sermoneta e la romantica Ninfa, si innalza l’Abbazia dei Santi Pietro e Stefano di Valvisciolo. È situata sul lato occidentale del Monte Corvino, a 104 metri di altitudine, in una piccola valle detta “dell’Usignolo”, Vallis Lusciniae, da cui probabilmente origina il nome “Valvisciolo”, anche se secondo una minore corrente di studiosi il nome potrebbe derivare da “Valle delle Visciole”, varietà di ciliegie selvatiche presente in questo territorio, dove da secoli si produce un vino davvero esclusivo: il Valvisciolo Merlot, ancora oggi ottenuto dai monaci cistercensi in una zona dell’area dell’Abbazia che ha viti di sessanta anni d’età, vecchie, grandi e che probabilmente conservano, nel loro DNA, i geni di quello stesso vino che producevano i famosi Templari, i Cavalieri del Tempio.

Si tratta di un Merlot ormai “autoctono”, perfettamente integrato in quel terreno, in quel clima e in quella zona. È Padre Tommaso che da vari anni si occupa dei terreni coltivati a viti, ed è stato lui che, con grande entusiasmo, ci ha mostrato i vigneti dell’Abbazia: terreni di natura sedimentaria, argillosi-arenacei intorno a 150 metri di quota, ma andando più su diventano calcari, calcio e magnesio. Il paesaggio è contrassegnato dal carsismo, con numerose grotte, cavità e con scarso sviluppo del reticolo idrografico. Fortunatamente il clima, che è moderatamente continentale perché mitigato dalla vicinanza del Mar Tirreno (a circa 15 km) è caratterizzato dalle benefiche piogge “orogenetiche”, che si verificano a causa del veloce raffreddamento subito dalle masse di aria umida marina che superano il Monte Semprevisa. Si è in presenza quindi di escursioni termiche, preziose per la viticultura. I sei ettari circa di vigneti, sono principalmente coltivati a Merlot, ma da qualche anno anche a Malvasia, Trebbiano e Cacchione bianco. La forma di allevamento è per lo più a “cordone speronato”, eccetto nella zona più antica, che ha una forma di allevamento a “pergola”.
Padre Tommaso ci tiene a sottolineare che le tecniche di conduzione della vigna sono rispettose dell’ambiente naturale e non vengono usati prodotti chimici. La produzione di vino totale, quindi non solo Merlot, si aggira attualmente intorno a 40mila litri annui, che vengono totalmente venduti agli abitanti delle zone limitrofe all’Abbazia. In cantina c’è l’ausilio di un enologo esterno: vengono usati lieviti specifici e tecniche di vinificazione adatte; l’affinamento si svolge in contenitori di acciaio per un anno o poco più.

All’assaggio il Merlot si presenta di colore rosso rubino cupo, con sfumature tendenti al granato, consistente e limpido. L’olfatto è complesso, inizialmente vinoso, poi prevalgono sentori fruttati: amarena, visciola e frutti di bosco; poi si sono affiancate note speziate di pepe e cannella, infine un odore animale e di cuoio bagnato. Al palato è piacevole, con una buona acidità e un tannino moderato ma presente, di trama vellutata. L’odore fruttato che era prevalso nell’olfattiva, in bocca sembrava aver dato spazio ad aromi più evoluti ed a profumi terziari. Calore e morbidezza gli donano le basi per un equilibrio più che sufficiente. Un vino tipico, pulito e veramente gradevole.

Durante l’assaggio il pensiero è andato dietro nel tempo e l’idea di essere il discendente di quello che producevano e bevevano i Templari, emoziona... Una delle loro regole era bere il vino “propter necessitatem ad frigus depellendum” cioè “secondo necessità per cacciare il freddo”... il freddo dal corpo, il freddo dalla mente e il freddo dal cuore.

Abbazia dei Santi Pietro e Stefano di Valvisciolo

Badia di Valvisciolo 04013 Sermoneta (LT)

Tel. 0773 30013

 

Azienda Agricola “La Mirandola” di Castellina in Chianti del dott. dom. Lorenzo Scala

Tel. +39 340 4897320 - +39 339 3932149

 

Gianfranco Leonardi

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